Johann Arens,   Untitled,   two channel video,   2010 - Pastificio Cerere,   Rome

Johann Arens, Untitled, two channel video, 2010 – Pastificio Cerere, Rome

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Da oggi, martedì 18 febbraio, a sabato 8 marzo 2014 la Fondazione Pastificio Cerere presenta Hard Copy: un progetto inedito ideato e realizzato da Johann Arens, Daniele Genadry e Jürgen Ots, giovani artisti in residenza a Roma presso la British School at Rome e l’Academia Belgica.

Matteo Mottin ha posto alcune domanda agli artisti.

ATP: Com’è nato il titolo della mostra?

Noi tre ci siamo incontrati durante la nostra residenza a Roma, ed eravamo tutti in una sorta di stato di transizione. Abbiamo pensato al processo di “realizzare” in relazione con quello di imbattersi in un posto, in cui subito iniziano a formarsi idee sull’indole del posto, sul suo carattere, idee poi in costante revisione man mano che passa il tempo e accumuli esperienze, e questo crea nuove associazioni, accettazioni, prospettive.

Qualunque cosa ci saremmo messi a fare sarebbe stata sicuramente una registrazione fugace ma, come ogni altra opera d’arte, avrebbe comunque avuto una qualche forma fisica. Quindi, come nella realizzazione della copia cartacea di un testo, c’è quel momento particolare nella realizzazione di un lavoro in cui la sua incarnazione assoluta segna anche l’inizio del suo processo di obsolescenza.

ATP: Voi dite che l’idea alla base di un lavoro, presa nella sua forma virtuale, è l’originale, mentre la sua realizzazione, la sua condensazione in qualcosa di fisico, è la copia. Questo significa che nessuno può veramente possedere l’originale. Come avete affrontato in chiave contemporanea questo concetto molto antico?

- Il concetto di “originale” non è un problema. Per la maggior parte delle persone il .jpg è più che sufficiente, molti sono anzi contenti di non dover per forza andare in un negozio o a una mostra per poter studiare un oggetto. E nelle arti visive si vedono sempre più lavori che hanno la loro origine a priori da materiali di seconda mano. Un ritaglio dalla sezione dei commenti di un video può essere il punto di partenza di un lavoro. Non ha senso tracciare l’inizio di quella reazione a catena, visto che ti porterà sempre alla stessa molecola. Da questo punto di vista ogni incarnazione è egualmente lecita e quella gerarchia intermedia scompare.

ATP: Il lavori che presentate sono una rielaborazione di lavori preesistenti. Potreste di dirmi qualcosa riguardo a questi ultimi e al modo in cui li avete scelti?

- Abbiamo affrontato la mostra con questa idea di copia instabile, una bozza temporanea destinata a diventare fuori moda. Questa è una nozione che si ritrova nella ricerca di ognuno di noi, e quindi scegliamo i lavori da questa prospettiva. Il film di Jurgen rappresenta a tal proposito un approccio piuttosto proverbiale: nell’unica inquadratura da cui è formato il video si vede il modo in cui un antico libro di campioni di tessuto viene segato a metà. Quello che va di moda in una decade è nella maggior parte dei casi un reperto storico nella prossima. L’approccio di Jurgen sull’archiviazione è una forma di revisione aggressiva. Ti fa chiedere: come siamo giunti alla nozione che la preservazione di una versione di storia piuttosto che di un’altra possa essere utile alla nostra società? Gli archivi possono essere abbastanza uni-dimensionali a volte.

ATP: Avete tutti passato un periodo a Roma. Mi piacerebbe sapere se avete ricevuto più ispirazione dall’arte antica nei musei o da quella contemporanea nelle gallerie, dalle opere o dalle persone che avete incontrato, e mi piacerebbe avere le vostre riflessioni a riguardo.

- Francamente, l’abbondanza di artefatti storici può essere abbastanza soverchiante. Anche se c’è arte giovane, l’indole del nostro tempo è in qualche modo sotto-rappresentata nella città. Inizialmente abbiamo avuto tutti i nostri problemi con questo fatto, e ognuno di noi ha trovato il suo modo personale per averci a che fare. Daniele punta letteralmente sulla via d’uscita. Nel suo lavoro in mostra ha realizzato una sorta di ricatalogazione dei vari tipi di immagini usate per la documentazione visiva della Via Appia: dalle incisioni del Diciannovesimo secolo e gli archivi di fotografie in bianco e nero alle attuali foto alla strada prese da Google Maps. Si nota un necessario processo di setacciatura attraverso il materiale fisico e visivo, gli strati e la nozione di tempo così inerenti al tessuto romano: il portare quell’informazione su un’altra superficie per attivarla all’interno della sua posizione presente.

ATP: Cosa farete dopo questa mostra? State lavorando su qualche nuovo progetto?

- Ci sparpaglieremo un po': Jurgen è tornato a Bruxelles per preparare delle mostre per Basilea e Milano. Daniele è ancora in residenza alla British School di Roma per tutta l’estate e Johann ha appena iniziato la Rijksakademie  di Amsterdam.

Daniele Genadry,   The First 10 miles,   detail,   paint on wood panels,   2014. - Hard Copy,   Pastificio Cerere,   2014 Rome

Daniele Genadry, The First 10 miles, detail, paint on wood panels, 2014. – Hard Copy, Pastificio Cerere, 2014 Rome

From February the 18th to March the 8th, Fondazione Pastificio Cerere presents “Hard Copy”, an original project conceived and realized by Johann Arens, Daniele Genadry and Jürgen Ots, young artists in residency in Rome at the British School at Rome and the Belgian Academy.

Matteo Mottin in conversation with the artists.

ATP: Could you tell me how you came to the title of the exhibition?

The three of us met during our stay in Rome, all of us in a somewhat transitional state. We thought about the process of making in relation to that of encountering a place, where you immediately start to form ideas about its character, which are then in constant revision as you have more time and experiences there; this creates new associations, recognitions, perspectives.

Whatever we were going to make here was hence bound to be a momentary record, but would, like any artwork have some physical form nevertheless. So, like in a hard copy of a text, there is that peculiar moment in making an artwork where its sheer incarnation marks the beginning of the process of outdating.

ATP: You say that the idea at the base of an artwork, taken in its virtual form, is the original, while its making, its condensation into something physical, is the copy. This means nobody can really own or see the original. How did you deal with this very ancient topic in a contemporary way?

The notion of the original is hardly a concern. For most the .jpg is more than sufficient, many are glad that they don’t have to visit a shop or exhibition to study an object. And in the visual arts you see more and more works that are sourced from the a priori from secondary material. A snippet from the comment section under a video file may very well be the starting point for an artwork. It is pointless to trace the beginning of that chain reaction, as it will always bring you to the same molecule. In that sense every incarnation is equally legit and that medial hierarchy is dissolving.

ATP: The artworks are an elaboration of preexisting artworks. Could you tell me about these artworks and the way you chose them?

We approached the show from this idea of an unstable copy, a temporary draft soon to be dated.  That is a notion that occurs in all of our practices and we selected works from that angle. Jurgen’s film is a rather proverbial take on the matter; in the one-shot video you see how an antique textile sample book is being sawn in half. What is temporarily fashionable in one decade is at the most an historical artefact in the next decade. Jurgen’s take on archiving is a form of aggressive editing. It makes you wonder: how did we get to the notion that preserving one version of history or another could be helpful for our societies? Archives can be quite one-dimensional at times.

ATP: You all spent some time in Rome. I’d like to know if you received more inspiration from ancient art you saw in museums or from contemporary art you saw in the galleries, from artefacts or from people you met, and I’d like to have your considerations about it. 

Frankly, the abundance of historical artefacts here can be quite overwhelming. Although there is young art, the character of our time is somewhat underrepresented in the city. Initially we all had our struggles with that, and we each found our own ways with it. Daniele is literally looking at the road out; in her floorpiece, she is re-digesting different kinds of imagery that serves as the visual documentation of Via Appia: from 19th century etchings and black and white photographic archives, to current google map snapshots of the road. There is a necessary process of sifting through physical and visual material, the layers and the notion of time that are so inherent to the fabric of Rome: bringing that information to another surface to activate it within the present location.

ATP: What’s next for you? Are you working on any new project?

We will disperse a bit; Jurgen is back in Brussels preparing for shows in Basel and Milan. Daniele is still in residence at the British School at Rome through the summer and Johann has just started the Rijksakademie in Amsterdam.

Johann Arens,   Manual,   photo wall paper,   2014 - Hard Copy,   Pastificio Cerere,   2014 Rome

Johann Arens, Manual, photo wall paper, 2014 – Hard Copy, Pastificio Cerere, 2014 Rome

Jurgen Ots,   NA PO LE ON,   video,   2013 - Hard Copy,   Pastificio Cerere,   2014 Rome

Jurgen Ots, NA PO LE ON, video, 2013 – Hard Copy, Pastificio Cerere, 2014 Rome