Considerazioni sulla programmazione dell’Hangar Bicocca: un fantastico 2012 e una programmazione ambiziosa per il 2013. Conversazione con il curatore Andrea Lissoni.  

ATP: C’è del fermento nell’aria, ho appena ricevuto una email dal vostro ufficio stampa. I ‘numeri’ con cui  chiudete il 2012 dovrebbe lusingarvi: 90.000 i visitatori  dalla riapertura di aprile,  2.500 i bambini e ragazzi coinvolti nei vari progetti,  2.100 studenti delle scuole; 1.000 i partecipanti alle iniziative parallele: rassegne di film, visite guidate,   tour in bici; 3.000 i fruitori della performance di Carsten Nicolai del 29 novembre…60.000 i visitatori dei progetti espositivi di Tomás Saraceno e Carsten Nicolai da ottobre. 

Andrea Lissoni: Il lavoro che abbiamo cominciato e stiamo tuttora facendo è quello di dare un’identità allo spazio dell’Hangar.  Stiamo cercando di trasformare anche la logica del percorso espositivo, nel senso di strutturare le mostre come fosse un vero e proprio museo, ossia con opere – anche molto importanti – in prestito. Una delle carte vincenti di questi mesi, è stata quella di creare una ‘officina progettuale’ – con i codici dell’arte contemporanea – che rispetta pero’ anche la tradizione e le logiche industriali di un’azienda come la Pirelli.  Stiamo attuando una trasformazione sostanziale per la gestione delle opere che, nel prossimo futuro, saranno presenti all’Hangar. Questa trasformazione consiste nell’attuare importanti prestiti che ci consentono di poter lavora con artisti molto affermati. Mi riferisco alla capacità di gestire opere con valori assicurativi importanti.  

ATP: Dal rilancio dell’Hangar di aprile al grande successo di Saraceno, cosa è cambiato?

AL: Dopo il terreno ben preparato di Terre Vulnerabili, immaginavamo che c’era da fare un doppio lavoro per la costruzione di un’identità. C’era una grande ambiguità sullo statuto dell’Hangar, uno spazio ‘scomodo’, lontano o chiuso, per molti versi. Il grande lavoro è stato riaprirlo in modo pubblico a partire dall’arte contemporanea. Non prima rendendolo pubblico e poi ‘riempirlo’ con l’arte contemporanea, ma renderlo popolare e accessibile grazie all’arte. L’apertura ad aprile, per molti versi, è stata ‘dura’. A posteriori era preferibile iniziare con Saraceno e poi con il resto del programma, ma abbiamo deciso di inaugurare con Lucchi – Gianikian, per chiudere poi il 2012 con Thomas e non  viceversa, per far capire fin da subito ‘di cosa stiamo parlando’. E’ come se avessi voluto preparare il pubblico ad un determinato percorso espositivo.

Wilfredo Prieto Equilibrando la curva, 2012 Installation view HangarBicocca Foto / Photo Agostino Osio Courtesy Fondazione HangarBicocca

ATP: Questo percorso magari non è immediatamente percepibile, ma sono evidenti i numeri che caratterizzano un’annata di vero successo per l’Hangar. In un anno l’affluenza di pubblico è aumentata del 800%; ci sono stati alcuni giorni che avete toccato le 2000 presenze. Da aprile 2012, in otto mesi di apertura, i sei progetti espositivi presentati degli artisti internazionali Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi, Hans Peter Feldmann, Wilfredo Prieto, Ilya e Emilia Kabakov, Carsten Nicolai e Tomás Saraceno hanno infatti richiamato 90.000 persone con accesso gratuito agli spazi.  E’ forse il caso di dire che l’Hangar ha riempito ‘un vuoto’ a Milano.

AL: Non direi che a Milano c’è un vuoto o una carenza di spazi. Penso che un tale successo sia anche da attribuire alla tradizione imprenditoriale di Pirelli e il suo modo di guardare o costruire le cose dentro ad una visione, un programma. Ad esempio, noi a grandi linee, fin da ora sappiamo, più o meno, cosa faremo fino al 2015; non i singoli artisti ma bensì come, perché, con che modalità affronteremo certi progetti. Puntiamo molto a strutturare il programma con una certa coerenza e consequenzialità. Un esempio di questo modo di ragionare sui progetti è la mostra sincronica di Saraceno e Carsten Nicolai. I due progetti hanno dialogato in modo molto stretto. Senza contare che siamo partiti con delle ‘fasi’ espositive che hanno guardato indietro – come nella mostra di aprile – a dei progetti come quello del cineasta Apichatpong Weerasethakul, che dal presente guarda avanti. Mi rendo conto che il pubblico può non percepire queste fasi, ma mi auguro che le senta. 

ATP: E’ un impresa ardua penso, far funzionare un ‘organismo’ come l’Hangar dove bisogna sommare la difficoltà di rivolgersi non solo ad un pubblico conoscitore dell’arte contemporanea, ma anche ad un pubblico generico; la gravosità dello spazio espositivo per la sua imponenza e, non ultimo, far coincidere i progetti ambiziosi che avete. Senza contare i tuoi personali gusti in fatto di arte contemporanea.

AL: Sicuramente sono tre difficoltà non da poco ma, imparando da Saraceno… le difficoltà possono diventare opportunità. Lo spazio complesso lo usi: anziché ‘costruire muri’, si trova un modo per sfruttarlo nel suo potenziale. Nelle mostre future, infatti, partiremo proprio dall’imponenza dello spazio. Abbiamo già iniziato a differenziare le proposte dell’Hangar, in modo tale che gruppi di persone o famiglie possono, per ogni componente, trovare la miglior attività da fare. Penso allo spazio che abbiamo dedicato e dedicheremo ai bambini con diverse attività e iniziative.

(…)

All’Hangar c’è l’arte al centro e, come corollario necessario, ci sono tutte le altre discipline attorno. Abbiamo visto in passato e lo vedremo anche nei prossimi mesi, affiancarsi alle mostre delle proiezioni cinematografiche, degli eventi teatrali, dei concerti… tutte iniziative non secondarie ma necessarie.

Ilya & Emilia Kabakov The Happiest Man, 2012 Installation view HangarBicocca Foto / Photo Agostino Osio Courtesy Fondazione HangarBicocca

ATP: Quale sarà la direzione futura dell’Hangar Bicocca?

AL: La prossima mostra è da considerare come la tappa di una sequenza già iniziata. Un episodio o storia che, nel prossimo futuro, sarà molto più chiara e comprensibile.  La cosa importante, a parte i singoli progetti in programma, è che abbiamo capito quale sarà la direzione o lo sviluppo dei prossimi progetti.  Le due mostre antologiche di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi e di Wilfredo Prieto  – due ‘grandi’ vecchi e un giovanissimo – erano caratterizzate entrambe da opere site specific, proprio per la difficoltà, inevitabile, di concepire delle opere  in relazione al grande spazio espositivo. Ebbene, abbiamo compreso che non sempre è bene proporre opere per lo spazio, ma ‘piegare’ lo spazio per accogliere determinate opere. Non sempre dunque spingersi verso lo spazio funziona, mettendo o costringendo l’artista a lavorare con lo spazio.  Quello che vogliamo fare con le prossime mostre è far capire bene o presentare al meglio il lavoro di un singolo artista. Ad esempio, l’opera tuttora in mostra di Saraceno, ci ‘accende’ o si ‘spegne’ a seconda se c’è o non c’è pubblico.  Nelle prossime mostre vorremmo che le opere vivessero come uno spazio espositivo canonico senza bisogno di ‘attività’ che le rinforzino.

ATP: Qualche premessa sulla prossima mostra in programma? 

AL: Si inaugura a marzo con i video del thailandese Apichatpong Weerasethakul. E’ un artista cineasta molto celebre nel mondo ma poco conosciuto in Italia. Quello che ci interessa è non solo farlo conoscere in Italia ma anche dare espressione ad una ben precisa disciplina, in questo caso quella cinematografica. Le nostre mostre si sono caratterizzate o per dar voce a una disciplina ben precisa o nell’aver fatto convergere tutte le discipline assieme. Ad esempio  la mostra di Carsten Nicolai parla molte discipline, quella di Saraceno parla per molti versi in linguaggio dell’architettura ma anche all’arte; nel caso di Apichatpong parla sicuramente all’arte ma soprattutto al cinema: come potrebbe essere il cinema, come sta cambiando, cos’è il cinema… ecc.  Il lavoro che presenteremo qui all’Hangar è perfettamente in linea con l’opera che ha presentato a Documenta  ‘The importance of Telepathy’. La mostra sarà composta di sole proiezioni video e, per molti versi, il ‘fantasmone’ installato nel grande parco di Karlsaue, all’Hangar uscirà dai suoi video. 

Carsten Nicolai unidisplay, 2012 Installation view HangarBicocca, Milano Foto: Agostino Osio Courtesy Fondazione HangarBicocca, Milano

 

Carsten Nicolai unidisplay, 2012 Installation view HangarBicocca, Milano Foto: Agostino Osio Courtesy Fondazione HangarBicocca, Milano