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Buio in sala per la Fondazione Giuliani che, con la mostra ‘Nummer Veertien, Home’ di Guido van der Werve porta a Roma un’opera magistrale e votata all’‘eccesso’: di bellezza, di profondità e bravura.

1500 km sono lunghi da percorrere anche in macchina. Percorsi nuotando, correndo e pedalando sono veramente lunghissimi e molto faticosi. Di fatti, il fiatone che strema il torace di Guido van der Werve in una delle ultime immagine del suo film, sembra sintetizzare l’atavica fatica vissuta nell’attraversare un tratto di fiume, le tante strade di campagna e gli altrettanti desolati paesini polacchi, tedeschi e francesi.

Racconta di un’immane sforzo fisico il suo nuovo film e primo lungometraggio ‘Nummer Veertien, Home’. Bellissimo, coinvolgente e soprattutto ambizioso, questo diario visivo lungo 20 giorni, descrive tre storie intrecciate che parlano di ‘non ritorni’ ma anche eterni ritorni, di sofferenza fisica ma anche e soprattutto emotiva, di grandi della storia – Alessandro Magno e Frédéric Chopin – ma anche di un uomo ‘comune’ come potrebbe essere un trentasettenne esule dalla sua terra d’origine e peregrino per l’Europa (l’artista).

Opera densa e stratificata, costosa (di fatica ma anche di produzione) e impegnativa, ‘Nummer Veertien, Home’ è un grande inno alla natura, alla bravura e al coraggio. Ma andiamo per ordine. I 54 minuti della pellicola si aprono con l’inquadratura delle mani dell’artista mentre suona con un’orchestra nella chiesta di Santa Croce a Varsavia. E’ in questa chiesta che van der Werve da inizio al suo lungo viaggio ‘a ritroso’, ed è proprio in questo luogo che il grande compositore Chopin, prima di essere sepolto nel cimitero parigino di Père Lachaise, ha espresso il desiderio che il suo cuore fosse sepolto. Il cuore a Varsavia e il corpo a Parigi. L’artista unisce questi due estremi con il suo pellegrinaggio. Vestito di una muta che lo copre da cima a fondo, Guido si allontana dal pianoforte, esce dalla grane chiesa mentre l’orchestra continua a suonare e corre, nuota, suda, forse anche piange, mentre percorre migliaia di chilometri in solitudine. Tra il caldo e il freddo, tra persone che lo guardano perplesse, tra paesaggi brumosi, soleggiati o silenziosi. Questa odissea melanconica termina appunto nel cimitero dove è sepolto Chopin a Parigi. L’artista tiene in mano un bicchiere di terra – quella che aveva raccolto in Polonia nel giardino della casa natia del compositore – e lo appoggia sulla tomba del musicista, tra i tanti altri cimeli che lo commemorano. Al racconto di questo pellegrinaggio romantico, si alternano altre due storie, altrettanto suggestive e coinvolgenti. Una ci porta ai tempi di Alessandro il Grande che, come Chopin, ‘conquistò’ immani grandezze e morì a Babilonia, lontanissimo dal suo paese d’origine. La storia del Conquistatore è raccontare attraverso inquadrature che, a telecamera fissa, mostrano alcuni paesaggi bellissime con un movimento a 360°: Grecia, Egitto, India, della sua grandezza ora, è rimasto silenzio, rovine e memorie (labili e interpretabili).

Il terza filo narrativo ha come soggetto la vita stessa dell’artista che ritorna nella sua Olanda. E’ in questo terzo brano che van der Werve fa emergere la sua parte ironica e tragicomica. Le visioni che ci mostra, lo immortalano infuocato, bruciacchiato, atterrato in bagno, sconvolto e – apice del tono surreale dell’intero film – appeso su una gru a decine di metri d’altezza mentre i vetri della sua abitazioni deflagrano in un forte boato.

Caratterizza tutta la durata del film la profonda e densa musica di Chopin che, anche per un orecchio inesperto come il mio, risulta coinvolgente e immersiva. Ma altre all’eccellente scelta musicale, è il vastissimo repertorio visivo che sorprende: dal naturalismo francese della scuola di Barbizon di Corot e Millet, ai pittori romantici come Constable e Turner per giungere alle visioni della tragica e solenne natura di Werner Herzog. Inevitabile, citando il grande regista, ricordare che anche lui, quarrant’anni fa, informato da un amico che l’amica Lotte Eisner, figura prestigiosa del cinema tedesco, era gravemente ammalata, decide di andare a piedi da Monaco a Parigi, nell’assoluta convinzione che, se ce l’avesse fatta, lei sarebbe rimasta in vita.

In mostra anche il video ‘You’re always only half a day away’: opera ‘per sfinimento’ dove l’artista si cimenta in una corsa senza sosta intorno alla sua casa in Finlandia. Telecamera fissa, inquadratura frontale, cambiamento di luce da notte a giorno: queste le semplici caratteristiche di quest’opera che si presenta come l’esatto opposto di ‘‘Nummer Veertien, Home’. In quest’ultimo l’uomo parte da un punto verso un altro, c’è una direzione, un senso, una ragione; in ‘You’re always only half a day away’, l’obbiettivo sembra essere il superamento inutile di se stessi, un investimenti di forza ed energia per dare visione (forse) ad un tempo ritrovato dove la natura nel suo inesorabile scorrere, misura il disfarsi del tempo e con esso, la vita.

Temerario senza essere valoroso – i toni del suo peregrinare sono per lo più tristi e melanconici – ironico senza essere ridicolo, con questa sua prova cinematografica Guido van der Werve dimostra ancora una volta di avere la stoffa del grande artista e del sottile narratore.

Guido van der Werve,   Nummer veertien,   home,   4k video,   54'00'',   Poland,   Greece,   Holland,   Germany,   Egypt,   India,   France 2012 Courtesy Monitor Gallery,   Rome; Juliette Jongma,   Amsterdam; Marc Foxx,   Los Angeles; Luhring Augustine,   New York; Fondazione Giuliani,   Rome.

Guido van der Werve, Nummer veertien, home, 4k video, 54’00”, Poland, Greece, Holland, Germany, Egypt, India, France 2012 Courtesy Monitor Gallery, Rome; Juliette Jongma, Amsterdam; Marc Foxx, Los Angeles; Luhring Augustine, New York; Fondazione Giuliani, Rome.

Guido van der Werve,   Nummer veertien,   home,   4k video,   54'00'',   Poland,   Greece,   Holland,   Germany,   Egypt,   India,   France 2012 Courtesy Monitor Gallery,   Rome; Juliette Jongma,   Amsterdam; Marc Foxx,   Los Angeles; Luhring Augustine,   New York; Fondazione Giuliani,   Rome.

Guido van der Werve, Nummer veertien, home, 4k video, 54’00”, Poland, Greece, Holland, Germany, Egypt, India, France 2012 Courtesy Monitor Gallery, Rome; Juliette Jongma, Amsterdam; Marc Foxx, Los Angeles; Luhring Augustine, New York; Fondazione Giuliani, Rome.

Guido van der Werve,   Nummer veertien,   home,   4k video,   54'00'',   Poland,   Greece,   Holland,   Germany,   Egypt,   India,   France 2012 Courtesy Monitor Gallery,   Rome; Juliette Jongma,   Amsterdam; Marc Foxx,   Los Angeles; Luhring Augustine,   New York; Fondazione Giuliani,   Rome.

Guido van der Werve, Nummer veertien, home, 4k video, 54’00”, Poland, Greece, Holland, Germany, Egypt, India, France 2012 Courtesy Monitor Gallery, Rome; Juliette Jongma, Amsterdam; Marc Foxx, Los Angeles; Luhring Augustine, New York; Fondazione Giuliani, Rome.

Guido van der Werve,   Nummer veertien,   home,   4k video,   54'00'',   Poland,   Greece,   Holland,   Germany,   Egypt,   India,   France 2012 Courtesy Monitor Gallery,   Rome; Juliette Jongma,   Amsterdam; Marc Foxx,   Los Angeles; Luhring Augustine,   New York; Fondazione Giuliani,   Rome.

Guido van der Werve, Nummer veertien, home, 4k video, 54’00”, Poland, Greece, Holland, Germany, Egypt, India, France 2012 Courtesy Monitor Gallery, Rome; Juliette Jongma, Amsterdam; Marc Foxx, Los Angeles; Luhring Augustine, New York; Fondazione Giuliani, Rome.

High Line Art is pleased to announce that Dutch artist Guido van der Werve will present his 2007 video Nummer negen,  the day I didn’t turn with the world, on HIGH LINE CHANNEL 14, a series of outdoor projections of art videos in the semi-enclosed passageway on the High Line at West 14th Street.

Guido van der Werve is known for stunningly poetic videos, which often portray desolated landscapes, melancholic subjects, and epic, at times humorous, journeys. Often accompanied by classical music, van der Werve’s videos are mesmerizing tableaux in which the artist touches upon issues of mortality, sublime beauty, and the impossible feat to defy the inexorable course of nature.

For the High Line, van der Werve presents Nummer negen,  the day I didn’t turn with the world, a 9-minute video consisting of time-lapse photography taken over a 24-hour period at the North Pole. Depicting a large, barren landscape of icecaps and blue sky, the video immortalizes the artist slowly turning in the opposite direction of the earth’s rotation. The video is accompanied by soft melodic music composed and played by the artist, who is an accomplished classical pianist.

 

Guido van der Werve,   Nummer negen,   the day I didn't turn with the world,   2007. Courtesy of the artist and Luhring Augustine,   New York.

Guido van der Werve, Nummer negen, the day I didn’t turn with the world, 2007. Courtesy of the artist and Luhring Augustine, New York.