Federico Gori,   "Di fragilità e potenza",   installazione nel Cortile di Palazzo Strozzi  © CCC Strozzina -Fondazione Palazzo Strozzi  Photo Martino Margheri

Federico Gori, “Di fragilità e potenza”, installazione nel Cortile di Palazzo Strozzi © CCC Strozzina -Fondazione Palazzo Strozzi Photo Martino Margheri

Fino al 30 giugno, nel Cortile di Palazzo Strozzi, è possibile vedere la grande installazione di Federico Gori, ‘Di fragilità e potenza’.

Il fulcro della sua opera  è un grande albero sospeso, una quercia da sughero di oltre sette metri che si eleva nel cortile. Attorno ad essa l’artista crea una composizione scultorea fatta di lastre di rame sulle cui superfici, attraverso diversi processi di ossidazione, egli ha catturato e reso visibili impronte di foglie, rami, cortecce. L’artista crea un paesaggio minimale fortemente simbolico per un riflessione sul rapporto tra uomo e natura. La quercia da sughero costituisce un elemento iconico dell’ambiente mediterraneo e un simbolo del rapporto tra natura e cultura. Estremamente longeva e resistente, questa pianta trova nella continua rinascita della sua corteccia, utilizzata da sempre dall’uomo per diversi scopi, l’elemento che l’ha resa così diffusa fin dall’antichità. Parallelamente, un materiale come il rame costituisce uno dei simboli del lavoro umano con i materiali naturali. Uno dei primi metalli utilizzati dall’uomo, il rame trova la sua principale caratteristica nell’elevata conducibilità e nella sua alta duttilità e malleabilità. La temporalità della natura è messa in relazione con il tentativo dell’uomo di porsi in dialogo con essa attraverso tre elementi: una quercia vissuta quarant’anni, l’età di un essere umano adulto, e morta prima del tempo, gli elementi scultorei in rame che conservano le tracce indelebili di elementi organici deperibili e l’architettura del palazzo rinascimentale, simbolo dell’eterna aspirazione dell’uomo a lasciare un segno, a costruire qualcosa che vada oltre la propria transitorietà. Grazie alle lastre in rame Gori riesce a catturare le tracce di un vissuto effimero, in una tensione tra realtà e immagine della realtà. Tramite l’utilizzo di particolari sali e ossidi, l’artista accelera il naturale processo di ossidazione del metallo nel contatto con elementi naturali come foglie, rami e cortecce di cui restano visibili impressioni sulla materia, le ombre del loro passaggio. Forme geometriche e forme naturali si uniscono in un incontro che ha avuto luogo in un tempo finito, ma che lascia il segno sugli elementi scultorei per un tempo indefinito. La forma quadrata del singolo modulo diviene espressione di una logica razionale, che entra in dialogo con le forma dell’architettura e l’apparente eternità della pietra serena del palazzo. Questi moduli gravitano tuttavia in una griglia spaziale irregolare, posti a diversi livelli e altezze intorno alle radici dell’albero come infiniti frammenti sospesi. (da CS)

Federico Gori,   "Di fragilità e potenza",   installazione nel Cortile di Palazzo Strozzi  © CCC Strozzina -Fondazione Palazzo Strozzi  Photo Martino Margheri

Federico Gori, “Di fragilità e potenza”, installazione nel Cortile di Palazzo Strozzi © CCC Strozzina -Fondazione Palazzo Strozzi Photo Martino Margheri