Jacopo Miliani,   Go go my dancer,   move your arms and feet until the floor ends. This song is for you,   Velan Center  2013,   Torino

Jacopo Miliani, Go go my dancer, move your arms and feet until the floor ends. This song is for you, Velan Center 2013, Torino

Fino al 7 dicembre il Velan Center presenta ” Go go my dancer, move your arms and feet until the floor ends. This song is for you“, progetto performativo ed espositivo di Jacopo Miliani.

Al centro della sala, tra le caratteristiche quattro colonne dello spazio espositivo, troviamo “Vogue Fabric” (2013), un tessuto su cui sono stampate fotografie di movimenti di danza. Durante l’opening il tessuto veniva “attivato” da dei performer, che a turno lo raccoglievano e improvvisavano una coreografia, ovviamente influenzata dalla presenza del tessuto, che a sua volta cambiava in funzione dei movimenti del danzatore, diventando al contempo sia immagine che movimento.

Sulle pareti sono disposti degli assemblaggi fatti con tessuti e fotografie di scena. Non sappiamo niente delle opere da cui sono tratte, così come non sappiamo quando sono state scattate, ne da chi. L’unica cosa che cogliamo è l’armonia tra l’azione rappresentata e la disposizione dei tessuti a cui sono combinate.

ATPdiary – in collaborazione con Matteo Mottin – ha posto alcune domande a Jacopo Miliani:

ATP: Non sono riuscito a vedere la mostra durante l’inaugurazione, quindi mi sono perso la performance. L’ho visitata con Francesca Referza solo oggi, e devo dire che mi ha colpito molto il modo in cui è strutturata. In un certo senso, tutto quello che so della danza che non ho visto è racchiuso nelle pieghe di “Vogue Fabric”, così come tutto quello che si sa degli spettacoli di cui esponi le foto è racchiuso nelle foto stesse, e per me questo dà un senso di unità all’intera mostra.

Jacopo Miliani: La tua introduzione spiega bene le caratteristiche della mostra, la tensione tra assenza e presenza, il mio interesse verso il gesto e il movimento e il rapporto tra fotografia e tessuto. Forse sarebbe interessante non inserire in questa intervista nessuna immagine della performance, al fine di ricreare per il lettore il gioco evocativo, di cui tu hai fatto esperienza visitando la mostra dopo l’opening.

ATP: Da cosa nasce l’accostamento tra danza e tessuto? A me è venuta subito in mente Salomè e la danza dei sette veli, ma so di essere in alto mare…

J.M.: L’accostamento tra il tessuto e il gesto, l’azione teatrale nasce dalla ‘piega’. I tessuti usati nella mostra si piegano tutti su loro stessi creando delle forme fermate, ma in potenziale movimento; esattamente come accade agli attori e ai danzatori che in un tempo non preciso sono diventati immagini nelle foto che ho scelto. Uso il tessuto (cotone, lana, seta) dalle mie prime sperimentazioni, mi interessa la sua caducità temporale e il suo movimento spontaneo insito nella materia. La danza dei sette veli e il mare sono un bell’accostamento, molto vicino alla mia idea del tessuto e ai riferimenti culturali sicuramente importanti nel mio lavoro.

ATP: So che i performer danzavano senza musica, e questo un po’ contrasta con il titolo della mostra. Come mai questa scelta?

J.M.: Il titolo della mostra si chiude con una frase ambigua. ‘This song is for you’ (questa canzone è per te), può essere rivolto sia al go-go dancer sia allo spettatore. In questo modo l’assenza della musica gioca su questa ambiguità e la possibilità di associare la danza al pezzo musicale che uno preferisce.  In questo momento mi viene a mente una canzone di Cindy Lauper.

ATP: Puoi parlarmi delle foto stampate su “Vogue Fabric”?

ATP: Sicuramente conosci ‘Vogue’ di Madonna. Madonna ha studiato la coreografia di ‘Vogue’ con Willy Ninja, uno dei più esperti danzatori di Vogue che è stato immortalato nel documentario ‘Paris is Burning’ del 1989, uno dei miei film preferiti. Da quando ho scoperto il Vogue ho sempre avuto una totale fascinazione, non solo per questo tipo di danza, ma per il linguaggio che attorno ad essa si è creato, un vero e proprio slang fatto di movimenti e combattimenti tra realtà finzione e parodia. Extravaganza! Le foto di’ Vogue Fabric’ sono le mie mani sopra una macchina fotocopiatrice tentando di fare Vogue da solo nel mio studio. Il titolo del lavoro nasce da un club che frequento spesso quando vado a Londra, che prima era un negozio di tessuti e adesso ospita delle serate gestite da altri artisti.

Jacopo Miliani,   Go go my dancer,   move your arms and feet until the floor ends. This song is for you,   Velan Center  2013,   Torino

Jacopo Miliani, Go go my dancer, move your arms and feet until the floor ends. This song is for you, Velan Center 2013, Torino

Jacopo Miliani,   Go go my dancer,   move your arms and feet until the floor ends. This song is for you,   Velan Center  2013,   Torino

Jacopo Miliani, Go go my dancer, move your arms and feet until the floor ends. This song is for you, Velan Center 2013, Torino

Jacopo Miliani,   Go go my dancer,   move your arms and feet until the floor ends. This song is for you,   Velan Center  2013,   Torino

Jacopo Miliani, Go go my dancer, move your arms and feet until the floor ends. This song is for you, Velan Center 2013, Torino