Paul Flannery,   Fun Autobahn,   2014,   still from video,   Courtesy Gloria Maria Gallery and the Artist.

Paul Flannery, Fun Autobahn, 2014, still from video, Courtesy Gloria Maria Gallery and the Artist.

Il 24 gennaio scorso hanno lanciato un progetto online –  Fun Autobahn   di  Paul Flannery – e, nell’ultimo periodo, stanno seguendo un ciclo di mostre a Milano nello spazio ATELIER Les Copains. ATPdiary ha posto alcune domande alla direttrice della Gloria Maria Gallery, Gloria Maria Cappelletti e a Fabrizio Meris, per capire le loro prossime ‘mosse’.

ATP:  Gloria Maria Gallery nell’ultimo anno ha assunto sempre di più il carattere di un progetto itinerante, con sviluppi sicuramente imprevedibili. Dopo la chiusura delle sede in via Watt, è come se Gloria Maria Gallery avesse assunto una fisionomia più propensa a sviluppare progetti curatoriali. Mi raccontate come e a cosa state lavorando? In particolare mi riferisco ad ATELIER Les Copains e alla prossima mostra che inaugurerete.

Gloria Maria Gallery: Fin dagli inizi Gloria Maria Gallery ha voluto promuovere l’attività di ricerca, ed è nata dall’esigenza di condividere un progetto personale di archeologia digitale (che è di per sé un progetto curatoriale) avulso da logiche di mercato, o perlomeno possiamo dire che il mercato non è mai stato uno scopo primario su cui basare l’attività. Ogni ricerca ha in sé un forte spirito nomade, il pensiero stesso attua spostamenti progressivi continui, la realtà è cangiante e credo che l’arte debba intaccare e minare costantemente la nostra percezione del reale. Da queste premesse si capisce come il paradigma “galleria d’arte” non rappresenti, minimamente, Gloria Maria Gallery, che fa appunto della ricerca nomade la propria sostanza, lasciando aperta l’urgenza di spaziare in territori molteplici senza alcuna preclusione. Cosi un luogo fisico specifico non è necessario. Ieri eravamo in Via Watt, oggi abbiamo realizzato una dimensione anfibia di coesistenza online e fisica, ovvero il nuovo sito di Gloria Maria Gallery e i progetti presso ATELIER Les Copains in Via Manzoni. Il prossimo progetto nello spazio ATELIER è la terza personale Italiana di Bouke de Vries. Il rapporto con Bouke è continuativo, abbiamo presentato la sua prima personale nel 2010. Lascio a Fabrizio il compito di parlare di “Threads of my Life”.

Fabrizio Meris “Threads of my Life” segue e completa il progetto iniziato ad ottobre 2013 da Thomas de Falco, che con la tecnica del “wrapping” crea sculture tessili che prendono vita durante performance dal forte pathos. De Vries ci riporta indietro nel tempo, alla culla della civiltà occidentale, con il mito di Arianna. L’arte di de Vries si muove costantemente su registri antitetici raccontando miti passati ma attualissimi, invitandoci a perderci in un labirinto di frammenti di porcellana, materiale che nella personale visione dell’artista rappresenta la sapienza umana, per scontrarci con dogmi e totalitarismi ma anche innamorarci, disinnamorarci, in un gioco di richiami che si moltiplicano in un’infinità di codici linguistici e compositivi.

ATP: Avete da pochi giorni lanciato il nuovo progetto online. In cosa consiste e con quali artisti state collaborando?

GMG Abbiamo chiesto all’artista inglese Paul Flannery di riprogrammare il sito della galleria. Non abbiamo voluto lavorare con una qualunque web agency. Ci sembrava coerente che il codice stesso della galleria online fosse scritto da un artista, e Paul basa tutta la sua ricerca sulle estetiche del web. Il primo progetto online che inaugura il nuovo spazio (digitale) è proprio un nuovo lavoro di Paul Flannery, dal titolo Fun Autobahn. A questo progetto seguirà una mostra di Brenna Murphy.

ATP: L’anno scorso la vostra ricerca ha spaziato in un tema molto preciso, l’arte ‘outsider’. Mi raccontate in cosa consisteva questa vostra ricerca e quali esisti espositivi ha avuto?

GMC L’anno scorso siamo stati invitati a condividere la nostra ricerca negli spazi di ATELIER Les Copains, in Via Manzoni. La proposta è stata, ovviamente, accolta con entusiasmo, perché rappresentava una sfida concettuale su tanti fronti. Outsider è una parola che nel nostro caso suggerisce l’essere alieno ed in evoluzione rispetto ad un contesto di non appartenenza, io per prima mi sono sentita un’ outsider. Cosi dal digitale (che opera nel vuoto dominato da una pulsione di morte – non essere o assenza) siamo passati all’approfondimento del materico (dominato da una pulsione di vita – essere o presenza). Abbiamo inaugurato lo spazio ATELIER con due performance di Thomas De Falco, giovane artista che opera a Milano che crea sculture tessili di grandi dimensioni.

ATP: Quest’anno, invece, che indirizzo prenderà il programma espositivo? 

GMC Questo punto è in realtà complesso perché, abbiamo la necessità di rendere il progetto economicamente sostenibile. La libertà di pensiero ha un prezzo molto alto, come la storia ci insegna. Gloria Maria Gallery è una realtà’ cosi piccola nel sistema arte che non può permettersi di investire solo in artisti che non hanno mai avuto un consenso dal sistema stesso. Si tratta di individuare chi, in questo panorama, ci assomiglia di più. Si trovano molti alieni sul pianeta terra, basta mandare i segnali di riconoscimento giusti.

ATP: Prevedete di coinvolgere altri curatori nei vostri progetti futuri? 

GMC Certo, non esiste un modello curatoriale definito, quindi sperimentiamo anche in questo ambito, invitiamo altri curatori, ad esempio Attilia Fattori Franchini co-fondatrice di Bubblebyte.org, con cui abbiamo già lavorato per la collettiva Guide to the Galaxy, l’ultima mostra presentata in Via Watt. Lavoriamo anche con Chiara Guidi, che ha seguito con noi CLOSED di LG Williams / Estate of LG Williams, e con cui abbiamo uno scambio continuo.

ATP: State pensando anche a progetti che esulano dalla galleria in senso stretto?

GMG Non abbiamo mai pensato alla galleria in senso stretto 😉

Bouke de Vries,   Minotaur,   2014 16th century Thai templefigure,   18th and 20th century Chinese porcelain,   21st century English earthenware and mixed media 370x320x1160 m,   Courtesy Gloria Maria Gallery and the Artist.

Bouke de Vries, Minotaur, 2014 16th century Thai templefigure, 18th and 20th century Chinese porcelain, 21st century English earthenware and mixed media 370x320x1160 m, Courtesy Gloria Maria Gallery and the Artist.

Bouke de Vries Ariadne and Bacchus,   2014 Hand blown glass and mixed media 300x300x330 mm Courtesy Gloria Maria Gallery and the Artist.

Bouke de Vries Ariadne and Bacchus, 2014 Hand blown glass and mixed media 300x300x330 mm Courtesy Gloria Maria Gallery and the Artist.