GLITCH – Interferenze tra arte e cinema in Italia,   PAC Milano  2014 - Installation view

GLITCH – Interferenze tra arte e cinema in Italia, PAC Milano 2014 – Installation view

Inaugura sabato 11 ottobre, al PAC di Milano, GLITCH – Interferenze tra arte e cinema in Italia, a cura di Davide Giannella. A guidare le scelte del curatore, l’ambizione di scegliere opere – siano esse veri e propri film, brevi video o installazioni – che non fossero “di semplice o immediata collocazione, ma che testimoniano le molte potenzialità espressive che ogni progetto può avere.”  La mostra è stata strutturata su tre livelli: 

Il primo livello, quello cinematografico, trasforma il PAC in un multisala: 64 film d’artista sono stati suddivisi in due programmi, che verranno proiettati a giorni alterni all’interno di tre mini-cinema realizzati ad hoc per la mostra. Le opere, raccolte in serie e per temi, avranno soprattutto carattere narrativo: produzioni di artisti che lavorano nella cornice dell’arte contemporanea o meta-film, appartenenti all’ampia categoria del cinema sperimentale. Il secondo, quello delle installazioni, contiene opere che instaurano relazioni con il linguaggio e l’immaginario cinematografico e funzionano come declinazioni, traduzioni o presupposti dei lavori filmici.  Il terzo, quello performativo, proporrà performance come dispositivi dal vivo di immagini in movimento, presentando progetti che sfondano la dimensione dello schermo, oppure creano relazioni multimediali o ancora analizzano e sottolineano, reinterpretandoli, elementi specifici del cinema.

Una delle particolarità di questa mostra, come ci spiega in seguito Giannella, è la possibilità – per garantire al pubblico la visione di tutte le opere video – di acquistare, in alternativa ai ticket di ingresso giornalieri, un ‘abbonamento alla mostra’ che consente un accesso illimitato alle proiezioni e agli eventi collaterali.

Segue l’intervista con il curatore Davide Giannella.

ATP: Partiamo dal titolo, ‘GLITCH – Interferenze tra arte e cinema in Italia’. Perché questa scelta?

Davide Giannella: Il titolo Glitch fa riferimento ad un’interferenza all’interno di un sistema elettrico (sia esso audio o video). È una frattura momentanea, che non sempre si riesce a percepire o a leggere immediatamente. La penso come una spaccatura da considerare in maniera virtuosa, come un messaggio che permette di vedere oltre a quelli che sono o potrebbero essere dei sistemi chiusi e perfetti, ormai dati per assodati. Mi piace l’idea che ci possano essere delle fratture capaci di aprire lo sguardo e il nostro interesse verso delle zone interstiziali, dei nuovi luoghi d’indagine. Glitch ruota attorno a una serie di opere – sia filmiche che di carattere installativo – e a delle pratiche, che non sono immediatamente definibili, opere che molto spesso, il pubblico e i sistemi di riferimento, faticano a catalogare o incanalare. La mostra punta a creare un flusso circolare di questi segni differenti su di un piano comune, per quanto complesso e in via di definizione continua.

ATP: Mi spieghi meglio questo aspetto che hai sviluppato nella mostra?

DG: Questa riflessione è nata parlando in questi ultimi anni con diversi autori. Spesso un artista si trova ad essere definito troppo arty o troppo ‘’da festival cinematografico’’ a seconda del contesto in cui sta presentando un lavoro. In questa mostra ho cercato, per molti versi, di esaltare le differenze espressive che i vari artisti applicano alle loro produzioni. In tanti oltre che riconoscersi come artisti visivi, hanno sviluppato la propria ricerca in una molteplicità di ambiti come musica, performance, editoria e, appunto, immagini in movimento.

I lavori in mostra non sono di semplice o immediata collocazione, ma testimoniano le infinite potenzialità espressive che ogni progetto può avere. C’è chi è arrivato a fare un film dopo una serie di lavori installativi, altri invece prendendo il film come un punto di partenza ne hanno poi declinato i contenuti attraverso formati e tecniche differenti. Altri ancora hanno lavorato a storie, temi e figure del cinema per poi concretizzarli in altre maniere. In generale c’è un continuo ‘entrare e uscire’ dai diversi ambiti.

GLITCH – Interferenze tra arte e cinema in Italia,   PAC Milano  2014 - Installation view

GLITCH – Interferenze tra arte e cinema in Italia, PAC Milano 2014 – Installation view

Alterazioni Video Still From Movie Ambaradan,   2014

Alterazioni Video Still From Movie Ambaradan, 2014

ATP: Ci sono delle strette connessioni con il cinema, sia a livello tecnico o contenutistico? O, da’altra parte con la video arte?

DG: Nelle ricerche per questa mostra ho cercato di distanziarmi dalla video arte e da linguaggi troppo astratti favorendo invece quei lavori di matrice narrativa più evidente. Tutti i lavori che sono in mostra, sviluppano in maniera eterogenea forme di narrazione; ci sono sempre delle storie, delle trame. Per quanto riguarda i film in programmazione nelle sale, si può riscontrare un approccio generale che per struttura e contenuti è più legato al cinema classico che a quello sperimentale. Mi sembra che l’attenzione degli artisti verso formule maggiormente narrative sottintenda anche un’attitudine maggiormente inclusiva nei confronti del pubblico. E’ come se attraverso la mostra si attivasse un potenziale allargamento del linguaggio filmico anziché restringerlo ulteriormente. Sia attraverso i film, sia tramite le continue narrazioni veicolate dalle installazioni.

ATP: Perché hai sentito la necessità di unire la parte più legata al linguaggio del cinema, penso alle proiezioni che si alterneranno per tutta la durata della mostra, e invece, una parte più ‘oggettuale’, dove ci sono delle installazioni e sculture?

DG: Per me era fondamentale sottolineare come un racconto potesse essere espresso attraverso diversi linguaggi e conseguentemente come ogni lavoro potesse farsi veicolo di un unico tema anche attraverso diversi canali distributivi, raggiungendo così pubblici diversificati. E’ di fondo una maniera per amplificare il potenziale di diffusione di un unico tema su più piattaforme. Se vuoi, una pratica inevitabile nella realtà contemporanea.

ATP: Mi fai degli esempi concreti?

DG: Più che esempi singoli mi verrebbe da dire che il portato delle opere – filmiche o installative-di ognuno dei quarantanove artisti in mostra, non può essere letto in maniera quantitativa o disgiunta dal complesso della mostra. Ognuna della opere crea ponti narrativi con le altre, lavorando alla costruzione di un territorio che è possibile approcciare attraverso più fonti e seguendo differenti traiettorie nello spazio espositivo come nelle sale cinema. Che un’autore abbia portato solo un film, o che presenti più film e installazioni non fa per me differenza. E’ il racconto che la somma dei lavori riesci a sviluppare che mi ha interessato maggiomente. Per questo mi sento di ringraziare ulteriormente gli artisti e la loro capacità di mettersi in gioco nonostante le differenze di età, provenienza, pratiche di riferimento ed estetiche che possono intercorrere tra loro.

ATP: Una particolarità di questa mostra risiede nella sua struttura: c’è una parte più legata ad una fruizione cinematografica e una parte più ‘classica’ se vogliamo, più vicina ad una vera e propria mostra con opere.  

DG: Ci sono più o meno tre ambiti che possono essere fruiti tutti insieme o in fasi differenti. Per questo si è optato per una formula di abbonamento utile a visitare la mostra in tutte le sue parti e per tutti i tre mesi in cui Glitch rimarrà in programma. Questa soluzione da una parte consente di seguire in un ampio arco di tempo tutti i film presentati oltre alle installazioni e ai progetti del palinsesto serale. E’per molti versi, un invito rivolto allo spettatore a riconsiderare e, mi auguro, a valorizzare il proprio ruolo. Il programma nei cinema e questo tipo di soluzione allestitiva, richiede una partecipazione più attiva dal parte del pubblico che si rende disponibile ad andare in sala, per un dato tempo, e a subire consapevolemente il flusso di immagini e suoni che gli vengono proposti. La parte di mostra al di fuori delle sale cinema, è composta invece da opere prive di sorgenti audio video. Da una parte per sottolinearne l’autonomia rispetto alla opere filmiche, dall’altra per evitare di investire lo spettatore con un eccesso di sorgenti audio video disseminate nello spazio.

ATP: Come hai fatto la suddivisione o scaletta delle proiezioni?

DG: Inizialmente ho raccolto una serie di film che dal mio punto di vista potessero rappresentare, da diverse angolazioni, l’approccio a questo territorio sospeso tra arte e cinema. Una volta raccolti tutti i materiali e avendono riscontrato le carattersitiche narrative, ho cercato di fare tra loro delle associazioni per temi, arrivando in maniera piuttosto naturale a suddividerli in macro sezioni come il pesaggio (naturale, urbano, sociale, umano), il viaggio (il fascino per l’esotico o per le differenze anche nella società italiana) e i meta linguaggi (riferimenti ad altre forme o temi dell’arte, riflessioni o citazioni sul cinema).

ATP: Oltre alla proiezioni e alla parte espositiva, c’è un programma che completa la mostra. In cosa consiste?

DG: L’idea di fondo è quella di rendere lo spazio museale oltre che contenitore anche produttore di contenuti. Mi piacerebbe la mostra possa funzionare da piattaforma aperta e continuativa per incontri e performance attorno ai temi che con l’inaugurazione hanno semplicemente preso il via ma che certo non sono ne possono essere circoscritti o definiti in maniera definitiva o storicizzante. Glitch di fondo rappresenta una flusso circolare e sincronico di elementi che costituiscono il punto di partenza per una riflessione sempre più ampia sui generi e sui territori che necessita di continui slittamenti ed aperture.

Armin Linke,   Alpi,   2011 - Formato 16mm,   Durata 60' © Armin Linke

Armin Linke, Alpi, 2011 – Formato 16mm, Durata 60′ © Armin Linke

Rä di Martino  Opera fotografica No More Stars (Scene From Abandoned Set) Galleria Monitor,   Roma

Rä di Martino Opera fotografica No More Stars (Scene From Abandoned Set) Galleria Monitor, Roma

Irene Dionisio - Quel Evenement Imprevisible 14 min

Irene Dionisio – Quel Evenement Imprevisible 14 min

In mostra fino al 6 gennaio 2015, i seguenti artisti:  Alterazioni Video, Yuri Ancarani, Meris Angioletti, Rosa Barba, Barbara & Ale, Marco Belfiore, Elisabetta Benassi, Riccardo Benassi, Francesco Bertocco, Rossella Biscotti, Federico Chiari, Danilo Correale, Giorgio Cugno, Alberto De Michele, Gianluca e Massimiliano De Serio, Rä Di Martino, Patrizio Di Massimo, Irene Dionisio, Alessandro Di Pietro, Ettore Favini e Antonio Rovaldi, Francesco Fei, Anna Franceschini, Stefania Galegati, Paolo Gioli, Piero Golia, Alice Guareschi, Adelita Husni-Bey, Invernomuto, Armin Linke, Beatrice Marchi, Diego Marcon, Eva Marisaldi, Margherita Morgantin, Valerio Rocco Orlando, Adrian Paci, Roberto Paci Dalò, Diego Perrone, Marinella Senatore, Gabriele Silli, Carola Spadoni, Giacomo Sponzilli, Giulio Squillacciotti, Gianluigi Toccafondo, Luca Trevisani, Carlo Gabriele Tribbioli, Francesco Vezzoli, Virgilio Villoresi, Zapruder, Zimmerfrei.