Thomas Houseago,   Roman Figures Gagosian Gallery,   2013 - Roma

Thomas Houseago, Roman Figures Gagosian Gallery, 2013 – Roma

Corpi senza testa, braccia oblunghe, arti bitorzoluti, proporzioni sgraziate: riduce il corpo ad un ammasso di forme sghembe e irregolari.  Da sempre Thomas Houseago cerca l’essenza del corpo, non scavando, raschiando o levigando, ma sommando e aggregando materiali: siano essi pesanti blocchi di ferro, bronzo e acciaio, o materiali più friabili come il gesso o elastici come il legno. Somma, incastra per dare origine a super corpi le cui forme nascondono una lunga tradizione scultorea. Come non ricordare le imponenti sculture in Egitto, oppure sarcofaghi Aztechi. Totem voodoo, ma anche imponenti colossi di Rodi o d’Atlantide.

Nella sua mostra personale ‘Roman Figures’, nella stupenda sala ovoidale della Galleria Gagosian di Roma, le maschere-sculture di Houseago incutono un certo timore: grandi occhi dai bulbi estromessi, ci scrutano dall’alto della loro misteriosa genesi. Teschi sintetizzati in poche mosse; tracce grossolane in gesso plasmato velocemente. La sensazione, guardandoli, è quella di osservare un volto abbozzato con pochi ma rapidi tratti: il bidimensionale, si gonfia e ingrossa per dare forma a una cassa cranica ingigantita. Ecco allora che il teschio si trasforma nuovamente in maschera o mascherone. Inevitabile paragonare queste volti arcaici ai tanti disseminati tra le rovine di Roma, o tra i suoi sontuosi palazzi o dentro ai musei.

Su tutte, Roma sembra essere rappresentata della grande scultura al centro della sala: ‘Reclining Figure (For Rome)’. Grosso, stanco, senza volto, svuotato, il gigante di oltre tre metri ci concede un unico lusso: l’essere stato sollevato da terra e posto in un pedana di legno grezzo. Restano a vista i materiali: lo scheletro di tondini di ferro, il caolino trattato con fibre e polimeri (tuf-cal) e poi ricoperto con la canapa e inserti di legno. Anche qui, la scultura sembra essere stata concepita come una grande disegno tridimensionale dove strisciate, cancellature, bordi e sfumature, compongono un disegno vibrante e confuso. La lotta di segni, macchie ed errori, formano un corpo che della classicità mantiene solo la posa: un corpo steso in un fianco con una gamba alzata.

L’intensità della scultura di Houseago, la sua profonda ed essenziale perfezione (nascosta, ricercata) sta proprio nella capacità dell’artista di far trascorrere tantissimo tempo in un periodo breve. Secoli, epoche, gusti, stili, passano nei suoi corpi alla velocità della luce: ecco allora che tutti i suoi riferimenti alti e bassi – mitologia, Arte Africana tribale, cartoni animati, Manierismo Italiano, fanatascienza e robots – si fondono insieme in queste già eterne sculture.

(fino al 26 luglio)

Thomas Houseago,   Untitled (Walking Boy on Plinth) 2013  Tuf-Cal,   canapa,   tondini in ferro,   sequoia Gagosian Gallery,   Roma

Thomas Houseago, Untitled (Walking Boy on Plinth) 2013 Tuf-Cal, canapa, tondini in ferro, sequoia Gagosian Gallery, Roma

Thomas Houseago Roman Masks II,   2013 Tuf-Cal,   hemp,   iron rebar 29 x 21 x 11 in 73.7 x 53.3 x 27.9 cm Inv# TH005-2013 Courtesy Ripple Studios

Thomas Houseago Roman Masks II, 2013 Tuf-Cal, hemp, iron rebar 29 x 21 x 11 in 73.7 x 53.3 x 27.9 cm Inv# TH005-2013 Courtesy Ripple Studios