Breve intervista a Giuseppe Gabellone in occasione dell’apertura della sua personale alla Gamec di Bergamo – a cura di Alessandro Rabottini – dal 8 marzo al 5 maggio 2013.

ATP: Fotografie e scultura: elementi indispensabili e inscindibili per quanto riguarda la tua ricerca dagli esordi. Per la tua mostra alla Gamec di Bergamo, sussiste ancora una certa tensione tra questi due forme espressive?

Giuseppe Gabellone: Alla Gamec presenterò principalmente alcuni bassorilievi, una tecnica che in questi ultimi anni ho alternato alla fotografia e che m’interessa particolarmente proprio per la sua peculiarità dell’essere a metà strada tra immagine e scultura e di tradurre, quindi, un’immagine nella sua forma plastica. In ogni caso non scelgo mai di usare la fotografia o la scultura a priori. Produrre l’una o l’altra dipende piuttosto dall’esigenza espressiva di un materiale e di un’idea.

ATP: Negli ultimi anni hai sperimentato molto con i materiali – il poliuretano espanso, il tabacco, il vetro e la polvere di alluminio –, forzandoli e adattandoli alle forme più svariate. Anche in questa occasione dai prova del tuo interesse per i materiali? Come?

GG: Scegliere un materiale mi aiuta a capire meglio il soggetto a cui sto lavorando. Un materiale definisce in qualche modo la personalità di un’opera. I bassorilievi per questa mostra sono realizzati in resina partendo da un modello in plastilina. Ho inoltre realizzato due lavori in tessuto, materiale che ho già usato, ma che in questo caso si rivela principalmente nel colore e nella dimensione.

ATP: Ad anni di distanza, che effetto ti fa sentire ancora persone che utilizzano questa espressione: “è un artista che distrugge le sue sculture”.

GG: Non mi sono mai riconosciuto nell’aspetto della distruzione, ma può essere una lettura accattivante.

ATP: Per quanto riguarda il tuo lavoro, penso che l’interesse non verta tanto sulla creazione di nuove forme, bensì sintetizzi quelle che già ci sono: che siano corpi in movimento, forme naturali o, ancora, strutture architettoniche. Compi una sintesi semplificando e condensando non solo i tanti materiali che utilizzi, ma anche i tanti gesti che, inevitabilmente, vengono compiuti per dare forma alle tue sculture. Mi sveli – quanto possibile, so bene che vuoi rivelare poco prima dell’opening – il percorso ideale che hai compiuto per realizzare la mostra che vedremo tra pochi giorni?

GG: Per la realizzazione di questi lavori sono partito da brevi frasi delle quali ho modellato e interpretato le parole. La frase si presenta sul rilievo come un circuito che si avvolge su se stesso. Il senso delle parole s’intreccia e confonde con la sua forma. La frase che ha originato questa serie di tre rilievi é una sorta di ‘scongiuro’. Qualcosa di serio e non serio, a metà strada tra un motto portafortuna e un’insegna. Mi piace pensare che da questa prima scultura siano scaturite le altre e che, in qualche modo, abbia guidato il senso della mostra.

Giuseppe Gabellone,   2012,   foto: Chiara Santarelli (dettaglio)

Giuseppe Gabellone, 2012, foto: Chiara Santarelli (dettaglio)

Giuseppe Gabellone,    Fiore,   2011  Serigrafia su carta,    160 x 120 cm  Courtesy l'artista e Galerie Perrotin,   Hong Kong & Paris

Giuseppe Gabellone, Fiore, 2011 Serigrafia su carta, 160 x 120 cm Courtesy l’artista e Galerie Perrotin, Hong Kong & Paris

Giuseppe Gabellone Untitled,   2009 stampa digitale 52 x 35 cm Courtesy l'artista e Zero...,   Milano

Giuseppe Gabellone Untitled, 2009 stampa digitale 52 x 35 cm Courtesy l’artista e Zero…, Milano