“…è la conquista della rappresentazione all’aria aperta, è la rivoluzione della luce e dell’atmosfera, del colore che non conosce più i toni locali e le tinte neutre per esaltarsi in tutta la sua luminosa bellezza, è l’attimale vicenda delle emozioni vissute a contatto con la vita e fermate liricamente sulla superfice, è il sentimento moderno del flusso ininterrotto dell’universo che appare sempre nuovo, è la poesia felice dell’’hic et nunc’, delle cose viste e sentite nella fuggevolezza del presente.

Non fossero passati oltre 150 anni, queste poche righe spese per la corrente dell’Impressionismo, potrebbero essere utilizzate per la mostra inaugurata pochi giorni fa nella project room della galleria Monica De Cardenas: ‘Rainy Days’ del giovane artista classe 1985, Marco Basta.

Nello spazio espositivo, tre idee sviluppate con toni lievi dai colori pastello: l’irraggiungibile afferrabilità della pioggia, la fiabesca atmosfera attorno al suono celato dentro a delle piccole sculture che sembrano vasi, la rarità di trovare l’ala spezzata di un’ape. Tre atmosfere dunque per tessere “lo spazio interno, intimo, con lo spazio esterno caotico”.

Il titolo della mostra, non fosse in inglese, potrebbe sembrare una citazione di una poesia crepuscolare di Guido Gozzano dove descrive dei pomeriggi piovosi mentre fa visita alla sorella.

Tanto è intimista il tono delle tematiche che affronta Basta, quanto però è forse un po’ troppo asettico il risultato o l’effetto d’insieme delle opere esposte. Il tentativo dell’artista di suggerire, rappresentare, trasformare il cadere della pioggia, si consuma in una compostezza e pulizia formale un po’ troppo accentuata.

Il procedimento: “Le gocce di pioggia sono catturate tramite uno scanner sul quale l’artista respira per creare vapori e movimenti. L’immagine risultante è poi virata verso diverse tonalità di colore e successivamente stampata su svariate qualità di carte giapponesi, del Butan, africane e tedesche. Sulle carte viene steso in precedenza un pigmento di madre perla sul quale poi effettivamente andrà a depositarsi l’inchiostro della stampante.”

Il risultato sono fragili ed eterei paesaggi dove azzurri e rosa pallidi, marroni scuri o gialli ocra, oscuri blu e vibranti castani, creano effettivamente la sensazione cangiante delle stagioni. Osservati da vicino, l’iridescenza del pigmento madre perla da la sensazione che qualcosa si muove, suggerisce un leggero soffio di vento, un muovere di foglie… Delicati e molto belli.

Non ci fosse stato il vetro a sigillare queste ‘emozionanti’ sensazioni sarebbe stato meglio. Anche la scelta di incasellare le varie tinte ‘a griglia’, la consequenzialità delle stagioni è un po’ troppo rigida, laddove il mutare tra l’una e l’altra è spesso impercettibile e sfumato.

Poetico l’invito ad inginocchiarsi per appoggiare l’orecchio all’orecchio: i vasi che l’artista presenta, infatti, richiamano la forma anotomico-floreale dell’orecchio, dove si può udire il rumore del mare o del vento (l’effetto delle conchiglie).

Marco Basta – Rainy Days, Courtesy Galleria De Cardenas, Milano foto Andrea Rossetti

In contemporanea, la mostra è augurata la mostra dell’artista russo  Pavel Pepperstein una nuova serie di acquarelli e una selezione di lavori precedenti realizzati in inchiostro di china su carta.

Pavel Pepperstein Untitled (He said nothing), 2012 ink and watercolour on paper cm 66 x 100, cm 77 x 112 framed Courtesy Galleria De Cardenas, Milano

Pavel Pepperstein Untitled (The spirits of the mountains are watching the sea), 2012 watercolour on paper cm 28 x 38, cm 37 x 47 framed Courtesy Galleria De Cardenas, Milano

Pavel Pepperstein Untitled (The game is over, pall!), 2012 watercolour on paper cm 28 x 38, cm 37 x 47 framed Courtesy Galleria De Cardenas, Milano