Gintaras Didžiapetris,   Colore e Dispositivo,   Villa Croce Genova 2013

Gintaras Didžiapetris, Colore e Dispositivo, Villa Croce Genova 2013

Colore e Dispositivo / Dispositivo a colori / Il dispositivo del colore o il colore del dispositivo: si può giocare coniugando molti significati e logiche con il titolo della mostra di Gintaras Didžiapetris ospitata fino al 8 settembre a Villa Croce (Genova). “Colore e dispositivo” deriva dalla traduzione di un verso di Dante del Canto XVII dell’Inferno.

Per una persona poco avvezza all’arte contemporanea, la visita di questa mostra potrebbe essere un ottimo banco di prova o un accesso propedeutico per una possibile comprensione del ‘dilemma dell’opera’. Ostico, ma sicuramente tattico per una ipotetica promozione.

Il foglio di sala non aiuta, semmai aggiunge ulteriori elementi criptici a una puzzle che, già dalla prima occhiata, risulterà non facile da comporre. Stampato su carta rosa, il testo si dilunga sul significato del concetto di metafora e, tra le righe, si sottolinea quanto il suo utilizzo diventi segno di lucida intelligenza: “Metafore ben fatte consentono di esprimere i propri pensieri in maniera più precisa. Inoltre stabiliscono relazioni tra soggetti che a prima vista, non hanno una connessione logica.”

Oltre “la logica dei liquidi” nell’area della logistica…

Oltre ancora, “nel settimo cerchio dell’Inferno” Dante osserva un gruppo di dannati in pena, gli usurai. Ciascuno porta al collo una borsa di un colore e con un disegno diverso – lo stemma d’arme di ogni famiglia. Nell’Europa cristiana l’usura è stata considerata un furto fino alla XIII secolo perché produceva interessi non dal lavoro, ma semplicemente dall’attesa, cioè dal mero passare del tempo che, si credeva, appartiene solo a Dio. Per gli usurai, invece, era importante che il tempo fosse tangibile e regolare visto che ogni investimento richiedeva una certa previsione sul futuro. E’ stato proprio in quel periodo che si è cominciato a costruire dei dispositivi come un cerchio diviso in quattro parti a colorato a intervalli, come per scandire il tempo in intervalli uniformi.”

Questo breve testo non spiega né giustifica l’utilizzo di molti segni da parte dell’artista. Nella prima stanza della mostra, tre piccole foto sono associate ad un segno astratto mutuato dall’immaginario contemporaneo che ingoia e impasta segni come Nike, Mac, Mercedes ecc. Ad un motorino, un autobus e ad una coppia di ragazze al lavoro davanti un computer, corrisponde per arcane associazioni, un’immagine digitale o una forma di contemporanea astrazione. Se ha potuto l’illustre letterario di lontana memoria, perché non lo può fare anche un giovane artista lituano? Creare metafore o lontane associazioni visive. Là giglio, scale, dita, alberi, stelle, qui segni più astratti, cerchi e geometrie minimali.

All’affermazione, “Parli spesso delle cose assenti”, Gintaras, ribatte, “Perché non offuscano il mondo”. Questo atteggiamento di ricerca delle cose nascoste, celate o invisibili, lo portano a raccontare per frammenti la realtà; ricerca un piano semantico fatto di sfumati, di tracce o labili segni. Perché aggiungere ulteriori cose, immagini, concetti ad un mondo già pieno? Gintaras preferisce raccontare delle storie in un modo personalissimo e universale, di soggetti antichi e forieri di messaggi futuri. Come altrimenti guardare l’ottocentesca scatola giapponese di scrittura o la fotografia di una scala in bianco e nero di Dan Graham “Steps, Court Building, New York” (1966)?

Fulcro della mostra la trilogia di brevi film girata in 16mm – Optical Events (2010), A Byzantine Place (2011) and Transit (2012) – dove l’artista lituano si concentra su un reale quotidiano (l’Italia vista con gli ipotetici occhi di un bizantino, la sua città – Vilnius – immortalata nel buio reale e metaforico della crisi economica) per restituirlo con tratti poetici e enigmatici al tempo. Transit sembra avere come soggetto la velocità o meglio, il moto veloce con chi gli uomini utilizzano e attraversano la realtà con le cose: piedi, passeggini, autobus, piatti, scale mobili, stampanti, banche, ma anche schermi, insegne, libri ecc. Le immagini sgranate e pittoriche (la pellicola ha i suoi effetti) parlano una lingua che per comodità definisco astratta, ma sarebbe più opportuno definirla segnica, metaforica, riduttivista.  Impressionista, anche.

Un’immagine su tutte sintetizza questa mostra delicata: la foto di un contenitore di pellicole immortalato nel sedile di una macchina. Scatola nera ‘in potenza’ di un mondo in fieri.

Colore e Dipositivo è stata presentata in una diversa versione al Contemporary Art Center di Vilnius e verrà riproposta all’ Objectif Exhibitions di Antwerp in autunno.

Testo di Elena Bordignon

Gintaras Didžiapetris,   Colore e Dispositivo,   Villa Croce Genova 2013

Gintaras Didžiapetris, Colore e Dispositivo, Villa Croce Genova 2013

Gintaras Didžiapetris,   Colore e Dispositivo,   Villa Croce Genova 2013

Gintaras Didžiapetris, Colore e Dispositivo, Villa Croce Genova 2013

Gintaras Didžiapetris,   Optical Events 2010 still,   Colore e Dispositivo,   Villa Croce Genova 2013

Gintaras Didžiapetris, Optical Events 2010 still, Colore e Dispositivo, Villa Croce Genova 2013

Gintaras Didžiapetris,   Transit 2012 still - Colore e Dispositivo,   Villa Croce Genova 2013

Gintaras Didžiapetris, Transit 2012 still – Colore e Dispositivo, Villa Croce Genova 2013