Il solo ‘museo’ d’arte contemporanea milanese, la galleria Lia Rumma, ospita in questi giorni una mostra – per l’appunto – museale di Gilberto Zorio.

Si attraversa la mostra del grande artista come un percorso iniziatico cadenzato da lentissimi accensioni e spegnimenti di luce. Accoglie il visitatore un grande crogiolo nero: contenitore che serve a contenere il bronzo fuso, incandescente, pronto per essere colato. Quest’opera, in potenza, è il segnale direzionale che tutte le opere in mostra vogliono (o vorrebbero) intraprendere: contenere non solo più della loro forma visibile, ma espandersi oltre, mutare, forse addirittura trascendere.

La prima grande sala è molto scenografica e coinvolgente. Domina una grande costruzione di blocchi di gasbeton (calcestruzzo aerato autoclavato) a pianta stellare che forma la più apparisce delle tre stelle presenti nella sala: una grande presenza luminosa proiettata, grazie a fasci di luci, sul soffitto. L’altra grande presenza stellare è quella formata con un’imponente struttura metallica le cui gambe in bronzo sono immerse in contenitori contente dei sali che ne mutano il colore della superfice.

Piccoli e grandi mutamenti, veloci o lentissime mutazioni, profondo nero, abbagliante luce. La dicotomia degli opposti sembra sostanziare il passaggio tra una sala e l’altra, intensificandone la ricercata energia, il pacato rigore e il manieristico bisogno di ‘trasformazione’.

Alla staticità del muro bianco, fa da contraltare il dinamismo di una struttura in tensione che ogni 20 minuti rotea su se stessa. E’ complicato descrivere il mondo animato che Zorio vivifica in questa mostra. Strutture metalliche roteanti, semplici ma affascinanti reazioni chimiche, perplessità nel trovarsi in una grande stanza buia mentre accade qualcosa, forti rumori, poi il silenzio. Suspense e attesa per accadimenti in divenire: dentro alla costruzione muraria una scintilla, un lampo.

 

Al primo piano ci accoglie un’opera del 1969, ‘Luci’, che fa da pendant ad un’altra costruzione in muratura a pianta stellare. Peccato che l’artista non abbia potuto rompere la vetrata. La continuità del muro, anziché infrangere e trapassare il vetro della lunga finestra, si interrompe nella lastra per proseguire, poi, con un inutile intervallo, all’esterno. Apprezzo per semplicità e forza la stella appesa fatta con i giavellotti incastrati. Un classico.

Al terzo piano, due strutture sospese e in tensione. Come nel primo terra, a intervalli di circa venti minuti, delle portantine di ferro tubolare che sostengono recipienti con del liquido e dei contenitori in gomma, girano con moto circolare su se stesse. Alle pareti delle spruzzate luminescenti che l’artista ha lanciato sul muro per simulare, forse, la colatura di materiale liquido.

L’atavica fascinazione di Zorio verso i processi fisici,  chimici e alchemici,  in questa mostra sono si esaltati ma spesso, in alcuni processi delle opere stesse, risultano semplificati e non del tutto giustificati. 

Gilberto Zorio - Galleria Lia Rumma Milano

Gilberto Zorio – Galleria Lia Rumma Milano

Gilberto Zorio - Galleria Lia Rumma Milano - installation view - first floor

Gilberto Zorio – Galleria Lia Rumma Milano – installation view – first floor

Gilberto Zorio - Galleria Lia Rumma Milano - installation view -  third floor

Gilberto Zorio – Galleria Lia Rumma Milano – installation view – third floor