Gelitin Buco Installation Views Massimo De Carlo,   Milano,   2014 Photo by Roberto Marossi Courtesy Massimo De Carlo,   Milano:Londra

Gelitin Buco Installation Views Massimo De Carlo, Milano, 2014 Photo by Roberto Marossi Courtesy Massimo De Carlo, Milano:Londra

? Pressrelease English CS-Gelitin

Gelitin / BUCO 

Galleria Massimo De Carlo, Milano – 28 gennaio 2014 – 15 marzo 2014

Galettene: Torta o Sesso o tutti e tre / La vera storia dei Gelitin
by Liam Gillick

Gli artisti che lavorano insieme traggono beneficio dalla creazione di un gruppo semi-indipendente. Il fatto di riunire le forze crea possibilita? che compensano lo stress dovuto all’eccesso di proiezioni e aspettative. Certi gruppi di artisti rinunciano alle identita? individuali, ed e? questo il problema: diventano un collettivo in cui i singoli si sottomettono agli scopi comuni del lavoro di gruppo. I Gelitin non evitano lo stress, non si sacrificano fino in fondo al collettivo, ma postulano un ruolo che si colloca tra la esplicita affermazione dell’identita? indi- viduale e il potenziale di evasione del gruppo.

Le cose erano iniziate in modo molto diverso. Una storia di scontri, litigi e una conclusione che ha visto meta? degli originari Galettene [sic] – il nome veniva dalla celebre Galette de Rois, o Torta del Re – mollare il colpo per andare a tentare una vita comunitaria nella regione francese della Dordogna. I quattro membri abbandona- ti, i piu? giovani, sono tornati a Vienna, dove si sono ribattezzati Gelatin (poi Gelitin), in sfregio ai loro vecchi compagni. Dalla meta? degli anni Novanta in poi non si e? sentito molto parlare dell’appartato gruppo francese, mentre i loro prote?ge? viennesi ci hanno riversato addosso una quantita? di libido collettiva, critica corrotta e consistente eccezionalismo.

Gli otto membri del primo collettivo artistico, nato negli anni Ottanta, si erano ispirati agli strati esterni di pasta sfoglia della Galette de Rois. Ritenevano che l’arte agisse in modo analogo, limitandosi a creare strati sopra una cultura patologicamente corrotta. Il ripieno di crema frangipane alle mandorle, cosi? dolce e corposa, incarnava in qualche modo le lusinghe di una gemu?tlich keit tipicamente austriaca basata sulle torte. Secondo loro, i pro- blemi della societa? non erano la poverta?, l’ipocrisia o la repressione ma l’idea che la moderna cultura europea fosse troppo facile e troppo seducente. I metodi dei Galettene erano semplici: rendere le persone contempora- neamente stressate e felici. Le loro tecniche erano virtualmente invisibili. Si infiltravano nella vita quotidiana delle province austriache e producevano cibi ecologici di alta qualita?, soprattutto torte e pane, al fine di rivelare il potenziale critico di un’insaziabile ricerca di qualita?.

L’idea era che questo innalzamento dello standard, attraverso la produzione di prodotti di pasticceria parti- colarmente appetibili per le classi colte, avrebbe provocato un aumentato desiderio di qualita?, un rifiuto della produzione di massa e un finale collasso del capitalismo. Sarebbe stato un processo lento. E nella migliore tra- dizione della Sinistra, il processo consisteva soprattutto nel criticare e sminuire le altre persone coinvolte nella nuova consapevolezza alimentare. Il loro unico successo fu lo scandalo del glicole etilenico (antigelo) che colpi? il vino bianco austriaco nel 1985, portando a una nuova coscienza ecologica in rapporto alla futura produzione enologica austriaca.

Questa critica della coscienza ecologica per mezzo della produzione gastronomica e? stata accuratamente docu- mentata dallo studente d’arte e membro dei primi Galettene Ali Janka, che all’epoca lavorava come apprendista in un laboratorio fotografico di Neuhofen an der Krems, un paese a sud di Linz. Lasciava che i membri piu? anziani del gruppo sviluppassero le loro pellicole gratis, consegnando le stampe sotto gli occhi dei suoi datori di lavoro, intascando il pagamento e restituendolo durante i turni notturni del collettivo per perfezionare gli stampini di porcellana tradizionali della Galette de Rois.

Janka era nato a Salisburgo nel 1970, lo stesso anno di tutti gli altri membri secessionisti dei Gelitin a parte Tobias Urban, che ha quattro anni di piu? ed e? stato l’ultimo ad abbandonare la Galette.
Urban, nonostante la resistenza di alcuni, e? stato infine ammesso nel nuovo gruppo con l’accordo che avrebbe distrutto tutti gli stampi di porcellana della pasticceria e pisciato nei sacchi di mandorle, a suggello della sua lealta? verso la rivendicazione di liberta? del nuovo collettivo. Janka era cresciuto in una grande villa ai margini di Salisburgo. Era stato entusiasta di unirsi agli originari otto Galettene come strategia per superare lo stress di aver dormito da bambino in un letto a castello da tre.

Dopo un’infanzia infernale a contatto con due fratelli piu? grandi, era stato attratto dall’idea di una fratellanza idealizzata come compensazione del suo stress infantile. Odiava il caos e disprezzava la vana bellezza dei fra- telli. Adolescente trasandato, scarmigliato e poco sofisticato, resto? affascinato dall’eleganza e dal rapporto di odio-amore con la borghesia incarnato dai Galettene. Mentre era impegnato nel suo stupido lavoro allo studio fotografico, un giorno si trovo? di fronte quegli uomini piu? vecchi ed eleganti che gli offrirono un assaggio di raffinatezza e furono loro stessi a suggerirgli di lasciare quella carriera senza sbocco e trasferirsi a Vienna per studiare all’Universita? di arti applicate. Ando? male fin dall’inizio. I suoi nuovi vestiti costosi e il suo approccio schizzinoso al cibo – che prevedeva installazioni di sontuosi pasti a base di cibo organico – andavano contro lo spirito dell’epoca. Come prevedibile, la prima volta fu bocciato all’esame del diploma, e riusci? a passarlo solo dopo aver imbastito con riluttanza una tesi superficialmente post-strutturalista per la sua ossessione verso lo stile e l’ecologia. Mai accettato fino in fondo dal gruppo originario, si trovo? di fronte all’ennesimo rifiuto.

Tobias Urban non ha mai avuto tutte queste difficolta?. E? sempre stato lui a contrastare i vincoli della prima in- carnazione di quello che in seguito sarebbe diventato il gruppo Gelitin. Era cresciuto a Monaco, in un relativo lusso. Suo padre aveva nove figli con quattro donne diverse, il che rendeva la vita domestica assai poco noiosa. Per fortuna il lavoro di sua madre come psicologa infantile veniva sempre lasciato fuori dalla porta di casa. Tobias era libero di lavorare sui suoi disegni e ai suoi scritti, che gia? in quella fase precoce mostravano una stra- ordinaria preveggenza e un notevole umorismo. Ad abbatterlo, piu? della vita alto-borghese che aveva imparato ad amare, fu il contesto artistico di Monaco. I battibecchi e le scaramucce a cui assisteva durante i vernissage e le conferenze in giro per la citta? lo spinsero verso un’analisi statistica delle relazioni.

Stanco di pensare alle immagini e alle parole, ripiego? sui numeri. Ancora oggi si rilassa leggendo le quotazio- ni di borsa e calcolando il profilo demografico dei visitatori a partire dalle statistiche che non manca mai di chiedere quando i Gelitin producono un nuovo progetto per un’istituzione pubblica. E? stato questo amore per i numeri a spingerlo a entrare nei primi Galettene. Da giovane – in quel periodo stava ancora studiando all’Ac- cademia di belle arti di Vienna – passava ogni pausa pranzo da solo con la sua figlioletta – nata quando lui era ancora alle superiori – nei caffe? piu? eleganti. Era sempre immerso nella sezione finanziaria del giornale o in qualche nuova inchiesta sulla situazione finanziaria austriaca. Il suo amore per gli abiti costosi – ordinati e quasi mai pagati, nel classico stile del demi-monde – e il suo interesse per l’universo della matematica colpirono tanto i membri piu? anziani che fu subito arruolato per analizzare i gusti e le tendenze del movimento gastronomico austriaco in espansione.

Wolfgang Gantner, il terzo membro del gruppo scissionista, crebbe in un ambiente relativamente modesto nel quartiere Hernals di Vienna vicino a Schloss Neuwaldegg. Passava alcuni giorni e molte notti per le strade della citta? in cerca di qualcosa in piu?. Spesso saltava la scuola e aiutava la madre nel negozio di articoli elettrici finche? un giorno un prete venne a cercare lampadine a forma di fiamme di candela; il giovane Wolfgang fu affascinato dal suo abito nero e dalla sua calma.

Da quel momento in poi, smise di essere irrequieto e di saltare la scuola, e si dedico? alla vita del chierichetto. Vestito di una bella tunica bianca con il colletto e le scarpe lucenti, raggiante di fianco al sacerdote, reggeva candelabri o spegnimoccoli, sollevava le mani curate per sostenere il segnalibro dell’enorme bibbia e in generale era tutt’uno con il prete. La sua illuminazione giunse attraverso il rito della confessione. Uno dei suoi compiti era stare di servizio quando il prete amministrava il sacramento al fedele che aveva perso la strada. Wolfgang cerco? di mantenere il controllo davanti alle succose descrizioni di depravazione morale e devianza sessuale, ma all’eta? di sedici anni non fu piu? in grado di sopportarlo. Dopo aver sentito una serie particolarmente repressa e straordinaria di confessioni, segui? l’uomo contrito ed elegante fuori dalla chiesa e dentro una nuova vita come parte dei Galettene.

La struttura della confessione non lo avrebbe mai abbandonato, diventando la base dei suoi esperimenti estetici. Emancipato e incoraggiato dal gruppo nascente a studiare pubbliche relazioni e scienze politiche, ovviamente non riusci? a completare gli studi universitari. La messa in pratica di tutte quelle confessioni era un impulso troppo irresistibile; spesso era troppo stanco per finire il lavoro per l’universita? e le sue mansioni di pasticceria erano compromesse dalla sua neonata emancipazione sessuale. Andare a letto con piu? persone possibili rende- va arduo laurearsi e creava caos nel gruppo originario, che aveva sempre confessato i propri desideri invece di realizzarli.

In realta?, i Gelitin non hanno mai avuto intenzione di lavorare insieme. Sono stati risucchiati in un circolo di maturi dilettanti e sono finiti soli per mancanza di alternative. Non c’e? un capo perche? nessuno di loro aveva davvero capito il lavoro iniziale nel cuore delle aspiranti classi medio-alte austriache. Piu? che essersi formati per scelta, i Gelitin sono stati abbandonati. Sono stati piantati in asso e gettati in una situazione di possibilita? provocata da una mancanza, piu? che un eccesso, di intenzioni. E? stato cosi? che i quattro membri piu? giovani, poi ribattezzatisi Gelitin, sono sbucati a New York a meta? degli anni Novanta. Hanno cercato di prendere una residenza al World Trade Center al posto del gruppo originario ma sono stati sbeffeggiati e cacciati dall’edificio, solo per tornare cinque anni dopo con il famigerato progetto del balcone, The B Thing (2000). Il gruppo origi- nario aveva gia? ordinato vaste quantita? di attrezzature per la ristorazione nell’ottica di diventare una presenza sottilmente disturbante nel cuore dei nuovi mercati agricoli che spuntavano in tutta la metropoli – alcuni di questi oggetti si possono vedere sullo sfondo delle fotografie di documentazione di The B Thing.

Florian Reither e? l’unico ragazzo di campagna del gruppo. Figlio di un allevatore di maiali convertitosi in ma- cellaio di paese, aveva dodici anni quando la sua famiglia si trasferi? a Schattendorf, sul confine tra Austria e Ungheria. I maiali entravano nella bottega al lunedi? e ne uscivano al mercoledi? sotto forma di salsicce. Alle sue tre sorelle era affidato il compito di preparare le salsicce e servire i clienti mentre Reither era trattato come un principino. Lasciato a fare i suoi comodi, passava ore a lavorare su disegni di grandi dimensioni in cui ripro- gettava i vicini villaggi di confine in previsione del crollo del blocco orientale. Adolescente serioso, taciturno e severo, fu l’unico a contattare di sua spontanea volonta? i primi Galettene invece di cadere semplicemente sotto la loro influenza. Offri? loro in segreto salsicce biologiche, create dalla sua sorella piu? grande secondo una vec- chia ricetta di famiglia, ma fu piu? volte respinto. Reither era nel collettivo solo da una settimana quando, come gli altri giovani accoliti, fu colto di sorpresa dalla partenza per la Francia dei fondatori. Avendo una solida vita familiare alle spalle, Reither si era sposato giovane, sperando che le comodita? della vita coniugale lo calmassero e gli dessero un centro. Le sue figlie, pero?, erano molto diverse dalle passive e servizievoli sorelle con cui era cresciuto. Attraverso le azioni di quelle ragazze ribelli e selvagge, intravide finalmente il suo stesso potenziale e fece conoscere agli altri membri del Gelitin appena formato la loro energia e sfrenata intelligenza.

Per i Gelitin, la domanda non sarebbe piu? stata “Cosa dovremmo produrre?”. Il gruppo originario non si inte- ressava ai problemi dell’arte – questioni che relegavano sullo sfondo mentre tentavano una totale sovversione del gusto mediante ossessive dichiarazioni e brainstorming su quello che si dovrebbe produrre nel campo della cucina bio. Il nucleo abbandonato del gruppo e? stato obbligato dalla poverta? e dal proprio potenziale adole- scenziale-femminile a fare qualcosa di diverso. Tra loro c’era qualcosa di speciale, non sul piano intellettuale, ma nel piacere che traevano dalla reciproca compagnia e nel fatto di trovarsi finalmente liberi dalle angosce borghesi. Hanno abbandonato piani, strategie, ricette e abiti eleganti, per imbarcarsi in una serie di attivita? che si contraddistinguevano per la loro informe liberta?. Dopo aver smesso di preoccuparsi del mondo dell’arte o delle ansie delle superficiali classi medie eco-sensibili che si era lasciato alle spalle, il dolente gruppo di giovani ha deciso di farsi avanti e completare in qualche modo la lista di mostre e residenze rimaste in sospeso quando i veri fondatori se ne sono andati con i loro sintetizzatori moog originali e quel che restava degli stampini in porcellana in cerca di una campagna francese ancora in grado di offrire qualche piacere incontaminato, alme- no nel regno della gastronomia. La storia successiva dei Gelitin e? nota. I loro primi lavori sono indistinguibili dagli ultimi: i Gelitin non danno molta importanza all’evoluzione e tanto meno al progresso. Il loro metodo e? accidentale, la traiettoria sconosciuta. I loro personaggi sono tanto a portata di mano quanto inaccessibili: abbandonati, umiliati, ma felici.

Testo dal catalogo Gelatin – Loch, 2013, pubblicato per la prima volta sul numero di maggio-giugno 2013 di Flash Art International. 

Gelitin Buco Installation Views Massimo De Carlo,   Milano,   2014 Photo by Roberto Marossi Courtesy Massimo De Carlo,   Milano:Londra

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