Gabriele Picco,   Mezza Giornata Gigante Sorpresa,   Galleria Francesca Minini,   Milano Foto © Francesca Verga

Gabriele Picco, Mezza Giornata Gigante Sorpresa, Galleria Francesca Minini, Milano Foto © Francesca Verga

Inaugura oggi, martedì 19 novembre alla Galleria Francesca Minini, la mostra personale di Gabriele Picco ‘Mezza Giornata Gigante Sorpresa’. L’incipit della mostra:

“Sogni: se dovessi descrivere il metodo e le motivazioni che stanno alla base dei miei lavori, partirei proprio da lì, dai sogni, perchè non si possono spiegare fino in fondo, si fanno con gli occhi chiusi, e hanno a che fare con i nostri desideri”. Gabriele Picco.  

Da questa premessa ‘onirica’, alcune domane all’artista.

ATP: Partiamo da titolo, Mezza Giornata Gigante Sospesa’. A cosa allude?

Gabriele Picco: Allude a un mondo, quello a cui attingo le mie idee, che appartiene alla quotidianità delle mie giornate, ma allo stesso tempo a qualcosa di più distante, anomalo, sospeso e anche un po’ misterioso. Mi piace immaginare che visitando la mia mostra ci si possa sentire proprio lì, proiettati in una mezza giornata gigantesca come se il giorno fosse un luogo e non un tempo, e che tutto rimanga sospeso tra realtà e irrealtà.

ATP: Desideri, sogni, spazi onirici. Nell’incipit della mostra hai citato questi ‘luoghi’ indefinibili per parlare del tuo lavoro. Sono più propensa a pensare che il tuo lavoro racconta delle storie molto reali e concrete. Una ‘mondo’ – reale – e uno onirico, non si escludono, ma forse nella tua ricerca convivono. Mi sbaglio? 

G.P.: Credo che tu abbia ragione: nel mio lavoro ma anche nella mia vita convivono questi due mondi. In effetti  parto sempre da storie concrete e poi vado a cercare quel pertugio in cui intrufolarmi per scoprire qualcosa di nuovo e inaspettato. Questo accade anche quando scrivo. Tra i romanzi che ho cominciato e poi abbandonato ce n’era uno in cui l’unico personaggio era un ragazzino in un mondo popolato di soli oggetti, e ogni oggetto aveva un buco più o meno visibile, come una porticina di accesso, che gli permetteva di entrare in contatto con altri esseri viventi. Un giorno, entrando in una sedia, incontra una donna, si innamora e non vuole più uscire da quella banalissima sedia che è diventata per lui il paradiso. Non l’ho mai terminato perchè era troppo surreale per i miei gusti, o forse non avevo abbastanza coraggio.  Comunque ogni volta che mi metto a pensare a una scultura o a un quadro mi trasformo in quel ragazzino del romanzo incompiuto.

ATP: Mi racconti brevemente la mostra?

G.P.: La mostra se riuscita dovrebbe permettere al pubblico di dimenticarsi di essere in una galleria di arte contemporanea.  Ci sono dei dipinti realizzati con il contenuto degli aspirapolvere. Sono dei concentrati di vita quotidiana, dei romanzi su tela, perchè ci puoi vedere dentro piccoli oggetti, capelli, pezzi di biglietti di treno, di autobus, di metropolitana, bottoni, monete, carte di caramelle, giornali.  Nella mia ultima mostra da Francesca con lo stesso materiale avevo realizzato dei busti e questi dipinti ne rappresentano l’evoluzione.  Ci sono poi quadri che ho chiamato “Brillo”, perchè sono realizzati con le pagliette saponate dei famosi Brillo boxes. Come puoi immaginare sono lontanissimi dai miei vecchi quadri figurativi. Da qualche anno sto sperimentando nuove soluzioni trasferendo il mio approccio oggettistico che ho con la scultura, alla bidimensionalità del quadro. Nella mostra ci sono anche delle bucce di banana in bronzo sul pavimento, e poi c’è un piccolo monumento funebre a un clown.  Come sta scritto nel comunicato stampa, vorrei che ci si lasciasse guidare dalle sensazioni e non dalla ricerca di un significato. (meglio sarebbe invece  un sognificato)

ATP: In mostra affronti temi dolorosi come la morte, perdita e lo scorrere del tempo. Come hai trattato questi temi?

Credo di averli affrontati con la mia consueta leggerezza densa.

ATP: La mostra si articola in diverse serie di lavori. C’è un percorso che suggerisci seguire per comprenderne meglio il senso?

Spero che lo spettatore possa trovare un proprio percorso insegnando a me qualcosa di nuovo.

Gabriele Picco,   Mezza Giornata Gigante Sorpresa,   Galleria Francesca Minini,   Milano Foto © Francesca Verga

Gabriele Picco, Mezza Giornata Gigante Sorpresa, Galleria Francesca Minini, Milano Foto © Francesca Verga

Gabriele Picco Mezza giornata gigante sospesa Exhibition view at Francesca Minini,   Milan,   Courtesy Galleria Francesca Minini,   Milano

Gabriele Picco Mezza giornata gigante sospesa Exhibition view at Francesca Minini, Milan, Courtesy Galleria Francesca Minini, Milano

Gabriele Picco,   Mezza Giornata Gigante Sorpresa,   Galleria Francesca Minini,   Milano Foto © Francesca Verga

Gabriele Picco, Mezza Giornata Gigante Sorpresa, Galleria Francesca Minini, Milano Foto © Francesca Verga