Non era tra le mie tappe veneziane ma, trovandomi nei pressi del ponte dell’Accademia, un amico mi ha suggerito di fare una visita al Palazzo Contarini Polignac per la presentazione dei 21 finalisti del Future Generation Art Prize 2013. E’ un premio relativamente giovane (è nato del 2009 grazie alla  Fondazione Victor Pinchuk e dal PinchukArtCentre di Kiev, Ucraina).

Tra i 21 artisti, alcuni molto conosciuti, altri meno noti. Tra loro anche due italiane, Meris Angioletti e Micol Assael, che si è aggiudicata con Jonathas de Andrade (Brasile), Ahmet Ögüt (Turchia), Rayyane Tabet (Libano) e Marwa Arsanios (Libano) il premio speciale.

Ha vinto il Primo Premio (100mila dollari di cui 60mila in contanti e altri 40mila da investire nella produzione di nuovi lavori), Lynette Yiadom-Boakye (Gran Bretagna).

Gli altri partecipanti: Abigail DeVille (Stati Uniti), Aurelien Froment (Francia), Mykyta Kadan (Ucraina), Meiro Koizumi (Giappone), Andre Komatsu (Brasile), Eva Ko?átková (Repubblica Ceca), Tala Madani (Iran), Basim Magdy (Egitto), Amalia Pica (Argentina), Agnieszka Polska (Polonia), Emily Roysdon (Stati Uniti), Yan Xing (Cina) e i gruppi Joao Maria Gusmao+Pedro Paiva (Portogallo) e REP (Ucraina).

La giuria di quest’anno contava, tra gli altri, Carolyn Christov-Bakargiev, Agnaldo Farias (direttore della 29°Biennale di Sao Paulo, Brasile); Massimiliano Gioni, Hans Ulrich e Nancy Spector.

Tante le opere e, a volte, molto complesse. Si va dalla grande installazione del gruppo ucraino REP (Revolutionary Experimental Space) che hanno costruito un controsoffitto che mi ricorda i tipici interni delle navi da crociera, sostenuto da una struttura non finita che doveva essere ricoperta in cartongesso. L’idea è quella di suggerire come molti spazi dell’ex Unione Sovietica vengono convertititi con una tipica estetica (trash) occidentale.

Altro grande lavoro di un altro artista ucraino, Mykyta Kadan, che ha costruito, nel cortile interno del Palazzo Contarini, un monumento in cemento ai lavoratori, sorta di riflessione sul loro ruolo nella nuova società capitalistica in Ucraina. Imponente e misterioso, l’imponente monumento nasconde dietro alla solida facciata un ‘ripieno’ di panetti impilati come fossero mattoni.

Sempre al piano terra, un paesaggio di oltre 4000 mattoncini in legno ricoperti di calcestruzzo del libanese Rayyane Tabet. L’artista ha trasformato il ricordo di un gioco d’infanzia in una futuristica e paradossale planimetria.

Mi deludono un po’ le sculture in bronzo di  João Maria Gusmão e Pedro Paiva. Tanto sono leggeri e suggestivi i loro video, quanto queste sculture mi sembrano gratuite e banali. Da sempre affascinati dai mistero degli abissi, vedere questi strani esseri in bronzo mi lascia un po’ perplessa. Meritevole del premio speciale, il progetto di Ahmet Ö?üt, ‘EyeWriter’, l’artista turco che lavora sul concetto di arte come mezzo per l’emancipazione e il riscatto sociale. In una stanza buia, la scena di una festa di matrimonio (presumo in uno stato del nord Africa) che mostra un ballo frenetico mentre volano dollari in aria.

Al primo piano, apprezzo l’ambientazione-riflessione sul corpo di Emily Roysdon, attraverso la caotica installazione di Abigail DeVille (troppe cose lasciate al caso). Osservo le poetiche immagini del video ‘Pulmo Marina’ di Aurelien Froment: i lenti movimenti di una , sa in un acquario. Mentre questa si muove nell’acqua formando sinuose volute che sembrano fumo, una voce narra e descrive questa creatura marina senza cervello. Piano piano, ascoltando i racconti, sembra che la descrizione si riferisca ad una scultura e non ad un essere vivente.

Molto suggestivo il video ‘Time Laughs Back at You Like a Sunken Ship’, dell’artista egiziano Basim Magdy: la descrizione visiva  della lentissima passeggiata di un ragazzo in un meraviglioso parco. Mentre cammina,  sostiene una struttura in legno che gli copre il volto ed è ricoperta di specchi. Il ragazzo, dunque, vede sia ciò che ha davanti, grazie a due fori, sia tutto ciò ha dietro.

Sempre in questo piano, una selezione di quadri della vincitrice Lynette Yiadom-Boakye, artista inglese di origini ghanesi presente anche alla Biennale nella mostra Il Palazzo Enciclopedico.  In più occasione l’artista chiarisce che non c’è nessuna motivazione politica o a sfondo razziale nella scelta di soggetti dalla pelle scura. Ciò che le interessa è ‘ancorare’, bloccare un gesto minimo, un’espressione momentanea. Le superfici terrose, quasi ingoiano i soggetti dei suoi quadri, lasciando emergere solo dettagli minimi: l’intensità di uno sguardo, la trama di una stoffa, la bianchezza di un paio di orecchini. La particolarità del metodo con cui l’artista dipinge, ha sempre incuriosito: realizza un’opera sempre nell’arco di una giornata.  Mentre all’inizio della sua pratica, questa tempistica veloce era motivata da esigente tecnica (la qualità pittorica), in seguito l’artista ha deciso di mantenere questa frenetica rapidità di esecuzione per rendere più sintetiche ed istintive molte scelte formali. La freschezza dell’olio va di pari passo con la complicità e intensità con cui l’artista si relaziona ai soggetti.

In una piccola stanza finemente decorata e dal soffitto molto basso, mi fermo ad ‘assorbire’ il l’intervento sonoro di Meris Angioletti: una rincorsa di sibili, respiri, frasi sommesse, toni bassi e voci sussurrate. La sensazione è quella di essere sola nella stanza assieme, però, ad una folla pensante di cui percepisco la presenza, ma di cui ne comprendo solo a tratti il ponderare.

Attraverso l’installazione dell’artista ceca Eva Kot’átková: grandi pannelli di tessuto montati su forme geometriche, colpiti da una forte luce sul retro. Vedo l’opera solo a metà, l’audio era spento.

Mi imbatto nella performance dell’artista libanese Marwa Arsanios, premiata con una menzione speciale: una ragazza legge dei testi che si riferiscono ad una pubblicazione politica molto popolare nel mondo araba, risalente agli anni ‘60.

Accattivanti le immagini evanescenti del video di Agnieszka Polska che per il premio ha elaborato un video animazione dove mixa opere d’arte dell’avanguardia del suo paese d’origine, la Polonia, con suggestioni inventate dalla stessa artista in 3D.

Chiudo il giro del primo piano con la performace dell’artista cinese Yan Xing: una stanza allestita di tutto punto per le riprese per un film porno. La performance ‘Sex Comedy’, consiste non tanto su una riflessione sulla pornografia, ma più sul ruolo voyeuristico dello spettatori. In effetti, cameramen, addetti alle luci, regista e attore (completamente nudo), lavoravano alla registrazione del video come se niente fosse, mentre io, con gli altri visitatori, ci chiediamo cosa stesse succedendo.

Al terzo piano mi accoglie un’installazione di Amalia Pica (Argentina) – un’alta costruzione a scale e una grande immagine in bianco e nero –  e ‘Construção de Valores’, dell’artista brasiliano André Komatsu. Quest’ultimo, ha creato una sorta di paesaggio di grattacieli formati da alte pile di fotocopie su fogli A4. Le immagini, grazie all’azione di una serie di ventilatori, svolazzano in maniera caotica nella sala: articoli tratti dai quotidiani, ellissi, Berlusconi, soldati, armi, aeroplani ecc. L’intenzione? Destabilizzare (in una forma un po’ didascalica) la percezione dei valori dell’informazione.

Nelle altre stanze, le surreali e sghembe figure nel video di Tala Madani (accompagnate anche da dipinti), e l’impegnava video-installazione di Meiro Koizumi: 4 proiezioni che mostrano dei Samurai mentre compiono degli esercizi. Tutto il suo lavoro, in generale, si interroga sul significato dell’essere ‘giapponesi’.

Menzione speciale per il progetto di Micol Assaël che presenta il video ‘Overstrain’: una telecamera fissa su una terra desolata; dietro un vetro sporco, vediamo il volo frenetico di alcune api che cercano di entrare dentro, oltrepassando il vetro.

Altro premiato, con menzione speciale, Jonathas de Andrade e la sua riflessione sul modernismo attraverso una grande parete decorata con piastrelle colorate.

Paintings by Lynette Yiadom-Boakye © Author Courtesy PinchukArtCentre Photo by Sergey Illin

Paintings by Lynette Yiadom-Boakye © Author Courtesy PinchukArtCentre Photo by Sergey Illin

Jonathas de Andrade,   Nostalgia,   sentimento de classe (Nostalgia,   a class sentiment),   2012. 346 pieces of fiberglass with automotive paint and Lambda print © Author Courtesy PinchukArtCentre Photo by Sergey Illin

Jonathas de Andrade, Nostalgia, sentimento de classe (Nostalgia, a class sentiment), 2012. 346 pieces of fiberglass with automotive paint and Lambda print © Author Courtesy PinchukArtCentre Photo by Sergey Illin

Ahmet Ö?üt,   EyeWriter/DIY/arbakir,   2012-2013. Installation and two channel video © Author Courtesy PinchukArtCentre Photo by Sergey Illin

Ahmet Ö?üt, EyeWriter/DIY/arbakir, 2012-2013. Installation and two channel video © Author Courtesy PinchukArtCentre Photo by Sergey Illin

Marwa Arsanios,   "Have You Ever Killed a Bear?" or Becoming Jamila,   2012. Performance and set (wooden boards and prints) © Author Courtesy PinchukArtCentre Photo by Sergey Illin

Marwa Arsanios, “Have You Ever Killed a Bear?” or Becoming Jamila, 2012. Performance and set (wooden boards and prints) © Author Courtesy PinchukArtCentre Photo by Sergey Illin

Micol Assaël,   ?????????? (Overstrain),   2012. Video installation and sound 5+1 © Author Courtesy PinchukArtCentre Photo by Sergey Illin

Micol Assaël, ?????????? (Overstrain), 2012. Video installation and sound 5+1 © Author Courtesy PinchukArtCentre Photo by Sergey Illin

Rayyane Tabet,   Architecture Lessons,   2012. From the series "Five Distant Memories: The Suitcase,   The Room,   The Toys,   The Boat and Maradona". Concrete casts of a wood toy block set.

Rayyane Tabet, Architecture Lessons, 2012. From the series “Five Distant Memories: The Suitcase, The Room, The Toys, The Boat and Maradona”. Concrete casts of a wood toy block set.