Henrik Hakansson,   OCT,   10,   2013 (Helix Aspersa)

Henrik Hakansson, OCT, 10, 2013 (Helix Aspersa)

Report da Londra di Valentina Gervasoni

Frieze che?

Questa la replica della compagna di volo odierna, alla risposta sul perché del mio viaggio.

Sconcerto q.b. nel constatare che, forse, certi “miti” sono autoreferenziali e tali solo per gli addetti ai lavori, il tutto condito con un po’ di snobismo-finto-intellettuale per ribattere un semplice Ma come?.

Arrivata finalmente a Regent’s Park, sede della manifestazione, sono pronta a metter piede all’interno di una delle Art Fair più importanti della scena contemporanea.  Tuttavia, Frieze Art Fair, giunta quest’anno alla sua 11° edizione, si è rivelata essere “la solita fiera”, forse, nel complesso, leggermente sottotono.  Tra artisti quali Dennis Oppenheim, passando poi da Ulay a Marina Abramovich, da Barbara Kruger alle definizioni di Kosuth nello stand di Sprüth Magers , dai ricami di Ghada Amer al luccichio pop del cuore di Jeff Koons da Gagosian, fino alla sua parodica citazione in carta da pacco il Canine Construction – Small di Gimhongsok, i picchi particolarmente entusiasmanti sono rari. Basti pensare che da Victoria Miro, il visionario duo di artisti scandinavi Michael Elmgreen e Ingar Dragset ripropone una versione di Powerless Structures, Fig. 101 la statua già collocata a Trafalgar Square nel 2012: nulla di nuovo sotto il sole (?) di Londra, insomma. Meglio il portale di vetro fuori dimensione e con relativo buttafuori, collocato nello Skulpture Park a pochi minuti dal nucleo espositivo centrale. Sparse qua e là tra gli stand della main section si nascondono, però, piccole ricercatezze: le fotografie urbane di Thomas Struth; le sculture Untitled (Bogota, 12.10.11) di Michael Joo; i dipinti illuminati con neon di Mary Weatherford esposti dalla David Kordansky Gallery; Michaël Borremans, da Zeno X, che insieme a Manders e Scobel, traccia surreali e grotteschi ritratti austeri; il cinismo irriverente e ironico del disegno interculturale di Dan Perjovschi, l’artista rumeno della Gregor Podnar Gallery, che regala riflessioni e qualche risata; un voluttuoso e febbricitante Jonathan Meese domina lo stand della Krinzinger Gallery, mentre da Hauser & Wirth, nonostante il tripudio di nomi, sono Martin Creed con Work No. 1433 e Sterling Ruby con, tra gli altri, il suo SP246, nonché Houseago, a conquistare una scena popolata da un poco convincente Paul McCarthy e dall’iperrealismo stantio di Ron Mueck.

Pochi gli artisti italiani selezionati dalla gallerie straniere: Monica Bonvicini da Johann König e Giorgio Griffa da Casey Kaplan. ‘Soliti noti’ per quanto riguarda le gallerie italiane presenti: Massimo De Carlo, Franco Noero, Giò Marconi, Raucci/Santamaria e T293. Da Franco Noero sono Lara Favaretto, Henrik Håkansson e Mike Nelson a calamitare gli sguardi, complice la creazione di un file rouge che tocca i lavori esposti, da cui Mappelthorpe e un piccolo Vezzoli, peraltro abbastanza inefficace, si discostano. T293 si propone al pubblico di Frieze con un’istallazione di Dan Rees e un Patrizio Di Massimo, presente, tra l’altro, con la sua prima personale britannica anche nella galleria cittadina di Gasworks. È Fluxia a sventolare idealmente il tricolore nella sezione Frame, con le pozzanghere in resina e materiali organici dell’artista Marlie Mul; mentre Fonti, unica italiana in Focus – sezione appendice di Frieze dedicata alle gallerie giovani – allestisce lo stand con due ritratti compositi di Seb Patane.

Tra i progetti più interessanti e meritevoli di Focus è doveroso citare il solo show di Navid Nuur da Plan B dove la dissolvenza di parole nel colore, e viceversa, crea spazi d’interazione tra visibile e invisibile, tra percezione e rappresentazione. Poi, un insolito Omer Fast, nello stand di Arratia Beer, con Everything That Rises Must Converg film che si colloca a metà tra fiction e documentario. Presentato con quattro proiezioni simultanee, ognuna dedicata a un personaggio, il video dell’israeliano trasporta il visitatore all’interno del mondo dei film per adulti.

Sterling Ruby,   SP246,   installation view Frieze London 2013 - Hauser & Wirth Photograph Linda Nyland Courtesy Frieze

Sterling Ruby, SP246, installation view Frieze London 2013 – Hauser & Wirth Photograph Linda Nyland Courtesy Frieze