Installation view / first room

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Fino a settembre, il Pavillon Social di Lucca, ospita la mostra  FREE RANGE WINTER BANANA di Derek Maria Francesco Di Fabio

Una sagoma a trapezio esce perpendicolare alla strada, praticamente bifronte. La sua parte interna rimane in ombra. È un perimetro di luce rossa. Lo si può trovare di solito a illuminare gli ingorghi di persone per strada nell’est di Londra.

– Collegati su skype, ti faccio vedere la coreografia
– Sto prendendo un kebab, arrivo.
Asciugare l’alcool, portarsi a passeggio della carne arrostita. È stata l’idea di un turco emigrato molto giovane a Berlino.
Il döner kebab appare sempre in ombra e immobile durante la sera nella sua forma trapezoidale. È un agglomerato multipiani, stratificato. Il fuoco non ha più bisogno di essere appoggiato, s’è spostato verticalmente e l’ammasso gira in automatico sul proprio asse. Un sistema solare dominato dalla gravità di un rasoio.
– Come siete arrivati fino a qua… ? – Virtualmente quale possibile evoluzione potrebbe avere un’essenza stratificata, composita, un twist di storie. I protagonisti della coreografia sono immersi nel loro ambiente. L’hanno addosso. Solo alcune loro espressioni del volto fanno distinguere un primo piano e uno sfondo. Continuano a saltare da un estremo al suo opposto. Si basano su materiali vivi, anche se inorganici. Si fondano su storie d’esperienze diverse.
– Come quando ho imparato a nuotare per immergermi in un’altra pressione, il trucco era immaginarsi il movimento che avrei fatto, se fossi riuscito a visualizzarlo l’avrei compiuto.
– Ora mi piacerebbe diventare un nuotatore, ma il corpo deve essere solubile per colorare l’ambiente. È l’enigma di una produzione di cose nei posti più diversi che percorrono chilometri per arrivare alla loro ultima destinazione, che spesso si risolve in pochi bocconi – in una linea geometrica a forma di torre rovesciata o di torre vista dal basso.

– Ho perso la mia testa a palla. Ha seguito degli anarchici che giocavano a polo nel piano di un parcheggio di una multisala. Brevi movimenti e veloci inseguimenti, danzavano sulle loro bici. Queste bici si vedono anche in giro, pronte ai semafori in città. La mia testa a palla finì per giocare in Africa a polo, coppie di giocatori formano mini squadre e ognuna è su una moto.
– La bici come protesi del corpo umano in uno sport che miscela il controllo del proprio corpo e di quello tecnologico, vengono personalizzati e lavorati entrambi per essere più vicini ai bisogni del divertimento.
– La storia del polo avrebbe bisogno di alcune protezioni per i vari protagonisti che incontra, è un gioco nato lontanissimo e poi esportato dagli inglesi dall’India. È stata una migrazione di azioni e di costumi per le finalità di un gioco.

Derek Maria Francesco Di Fabio,   Untitled (Kebaby choreography on city wall lion) Digital photography on paper,   plastic reflective sheet,   red led lights.

Derek Maria Francesco Di Fabio, Untitled (Kebaby choreography on city wall lion) Digital photography on paper, plastic reflective sheet, red led lights.

A trapezoid shape is hanging out perpendicular to the street. it is two-faced with its inner part is in the shadow, and its perimeter is made out of red light. It can be easily seen lighting gridlocks of people on the East London streets. The kebab is always visible in the night.
– Come on Skype, i wanna show you a choreography
– I’m getting a kebab, wait a minute
Dry out alcohol and make roasted meat portable. These were the ideas of a young Turkish man who emigrated to Berlin. The döner is always visible at night, its shape fixed. The kebab is a multilayered and stratified conglomerate . The fire doesn’t need to be on the ground anymore, it shifted vertical, the meat automatically turning on its central axis. It is a solar system dominated by the gravity of a razor.
– How did you arrive here…? –
– Which virtual evolution of overlapping essence and twisted stories could have?
The characters of the choreography are lost in their environment; they are wearing it. Only their facial expressions distinguish foreground from background. These protagonists are continuously jumping from a vertex to its extremities. They are based on living material, even if inorganic and founded on different stories of experiences.

– It is like when i learnt swimming : to dive into another pressure , the trick was to imagine the movements.
– Now I’d like to become a swimmer, but the body has to be soluble to colour the surroundings. It is the enigma of a multi-located production where the subjects ride for kilometers to arrive at their last destination. That often ends in few bites – in a geometrical line with the shape of an upside-down tower or of a tower viewed from below. – I’ve lost my ball-head. I followed some anarchist who were playing polo on a floor of a multiplex parking. Short movements and fast pursuits, they were dancing on their bikes. These are bikes you can see around, ready at the traffic lights of the city. 
My ball-head ended up playing polo in Africa; a couple of players arrange a team and each one is on a motorbike.
– The bike is a prosthesis of the human body in a sport that mixes control with technology. Both of them are customized to be closer at the needs of the amusement. – The history of polo would need some protection for the different characters in it. It was born really far away from here and exported by English from India. It was a migration of actions and costumes for game’s sake. 

Derek Maria Francesco Di Fabio,   Studies & Backstage

Derek Maria Francesco Di Fabio, Studies & Backstage