Francesco Gennari - Museo Marino Marini ,   Installation view - Foto: Dario Lasagni

Francesco Gennari – Museo Marino Marini , Installation view – Foto: Dario Lasagni

E’ stata inaugurata sabato scorso la personale di Francesco Gennari al Museo Marino Marino di Firenze (a cura di Alberto Salvadori, visibile fino al 3 gennaio 2015). Con questa mostra il museo chiude il progetto dedicato alla scultura contemporanea, LATE ONE MORNING, curato da Alberto Salvadori.

Il lavoro di Francesco Gennari parte dall’osservazione del mondo, come dichiara lui stesso “ho semplicemente osservato il mondo e fatto una sintesi […] è sempre l’intuizione che produce l’arte ed è sempre la ragione che cerca di comprenderla”. Ma è soprattutto dall’analisi della realtà invisibile, da ciò che ci è negato vedere che nascono le sue sculture: gli autoritratti, le opere in vetro, i disegni. Il vuoto, l’assenza – come scrive Alberto Salvadori nella monografia realizzata per questo progetto ospitato al Museo Marino Marino (edita da Mousse con testi inediti di Dieter Schwarz, Dieter Roelstraete, Julian Heynen, Simone Menegoi, Xavier Franceschi e Alberto Salvadori) – sono i campi di lavoro, d’indagine, di rappresentazione per Gennari, che li plasma e li rende materiali, oggettuali, tangibili.

Alcune domande all’artista

ATP: Formalizzare un pensiero è una delle sfide che un artista si pone. Farlo con la scultura, più di altri mezzi espressivi – penso alla pittura o al disegno – è ancora più arduo a mio parere. Con le tue opere, anche tu ti poni questa sfida: dare espressione ad un’idea che altrimenti resterebbe nel limbo. Mi racconti da dove parti nella genesi dei tuoi lavori?

Francesco Gennari:  Se potessi rispondere non sarei più un artista bensì un artigiano e invece di fare 2-3 opere all’anno ne farei 20-30. L’ opera d’arte è sempre generata da una intuizione che poi la ragione cerca di comprendere. A posteriori mi sono accorto che la mia quotidianità è stata determinante nell’intuire la possibilità di una nuova opera.

ATP: Penso che uno degli aspetti più potenti dell’arte, la sua ‘sovrana’ capacità è appunto quella di esprimere aspetti dell’animo umano che altrimenti resterebbero pure sensazioni. Ad esempio come esprimere il calore con una forma, oppure la tristezza? Nel tuo caso, se volessimo indagare i tuoi “grandi temi”, quali potremmo citare? Sei più interessato agli aspetti oggettivi, reali del mondo o quelli più ambigui e nascosti, come le sensazioni e le emozioni?

FG: Ambedue assolutamente !

ATP: In una tua citazione spieghi, “Ho semplicemente osservato il mondo e fatto una sintesi”. Ha quasi del divino un’osservazione del genere. Cosa intendi per “sintesi del mondo”?

 FG:  Che ho guardato il mondo e ho tratto una sintesi formale di ciò che ho visto, ho fatto una scultura. Ho guardato il tramonto, il cambiamento delle mie emozioni, il cielo stellato così come il mio abbigliamento, ho guardato il mondo che mi circonda nei suoi aspetti a volte più banali e scontati. Lo trovo un concetto molto semplice, non so come spiegarlo, a me viene naturale, è la stessa cosa che fanno i poeti, solo che io non uso le parole ma la materia.

ATP: Quella che presenti al Museo Marino Marini è una mostra antologica. Come hai rivisto molte opere risalenti a molti anni fa? Hai scoperto dei nuovi aspetti che ti erano rimasti nascosti? Oppure le riesci a “controllare” come quando le hai pensate sin dall’inizio? Ti faccio una domanda simile perché voglio capire se l’opera, per molti versi, muta nel tempo, sfugge dal controllo di chi l’ha concepita.

FG: Le mostre antologiche si dedicano ai morti e per fortuna non è il mio caso, preferisco vedere questa mostra come un paesaggio articolato di opere più o meno recenti, il paesaggio è pensato per gli spazi del museo che sono piuttosto particolari rispetto allo standard degli spazi museali che si vedono normalmente. Il museo Marino Marini non è un museo qualsiasi! Contiene al suo interno un meraviglioso progetto di Alberti ed è in una città che contiene una incredibile quantità di capolavori dell’arte e dell’architettura dell’antichità.

Tutto questo ha avuto un peso sulla scelta delle opere. L’opera riuscita sfugge sempre al controllo dell’autore, sfugge al controllo di tutto, ti domina senza che le si possa opporre resistenza, essa non ha data e quindi è sempre contemporanea. Amo le opere storicamente non contestualizzabili.

ATP: Dagli esordi ad aggi, hai lavorato con molti materiali e con altrettante tecniche di lavorazione. Quali ti hanno più affascinato e perché?

FG: Non ho preferenze, ogni materiale e lavorazione può dare risultati incredibili e problematiche insopportabili, non mi innamoro di una situazione perché amo cambiare. Il cambiamento è la cosa che più mi affascina e mi caratterizza. L’affezione è l’anticamera del manierismo e l’alibi all’ assenza di idee.

ATP: Dall’organico all’inorganico, dalla deperibilità del cibo alla immutabilità del marmo: cosa guida la tua scelta dei materiali?

FG: Anche qui è tutto molto intuitivo, io sento che quell’opera deve essere di marmo e che il verme morto dentro un mausoleo deve essere sepolto nella marmellata, davanti a tutto ciò ognuno si faccia il proprio viaggio, me compreso.

ATP: Mi hanno sempre affascinato i tuoi autoritratti. Tra i tanti realizzati, quale ti “assomiglia” di più? Ce ne sarà stato sicuramente uno che, dopo averlo realizzato, ti ha fatto pensare: questo sono proprio io. Perché continui a realizzarne? Per arrivare ad una sorta di ‘essenza’ del tuo ritratto?

FG: Non c’è una gerarchia ognuno prende una sfaccettatura della mia cangiante identità, continuo a realizzarne perché la mia identità cambia continuamente. No, non cerco nessuna essenza, mi concentro su determinati momenti del mio essere e vivere.

ATP: C’è una relazione tra questa mostra al Marino Marini e quella appena conclusa (13 novembre) alla Galerie Antoine Levi?

FG: La relazione sta solo nel fatto che sia a Parigi che a Firenze ho presentato una variazione del mio ultimo autoritratto, “autoritratto nello studio” appunto, per il resto sono mostre autonome l’una dall’altra.

Elena Bordignon

Francesco Gennari -La Degenerazione di Parsifal (natività),   2005-2010,   Dimensioni variabili tendenti all'infinito,   acciaio inox,   farina,   farfalle,   Collezione Maramotti,   Reggio Emilia -  Museo Marino Marini ,   Installation view - Foto: Dario Lasagni

Francesco Gennari – La Degenerazione di Parsifal (natività), 2005-2010, Dimensioni variabili tendenti all’infinito, acciaio inox, farina, farfalle, Collezione Maramotti, Reggio Emilia – Museo Marino Marini , Installation view – Foto: Dario Lasagni

Francesco Gennari,   La terra gira le spalle al sole,   2007,   ferro verniciato,   marmo nero del Belgio,   tuorlo d'uovo 35,  5x35.5x136 cm,   Courtesy Galleria Zero...,   Milano  - Museo Marino Marini,   Cappella Rucellai,   Installation view - Foto: Dario Lasagni

Francesco Gennari, La terra gira le spalle al sole, 2007, ferro verniciato, marmo nero del Belgio, tuorlo d’uovo 35, 5×35.5×136 cm, Courtesy Galleria Zero…, Milano – Museo Marino Marini, Cappella Rucellai, Installation view – Foto: Dario Lasagni