Francesco de Grandi,   Wood #3 Hortus Simplicius 2013,   Venezia

Francesco de Grandi, Wood #3 Hortus Simplicius 2013, Venezia

Francesco De Grandi ha presentato – durante le fitte giornate di openign della Biennale di Venezia – Wood # 3 Hortus simplicium  un progetto curato da Laura Barreca e Valentina Bruschi per Arthub Med, all’interno del più ampio “Shanghai e Venezia Present: City Centre, Diankou, Lima, Palermo”.

Alcune domande all’artista Francesco De Grandi

ATP: Il tuo progetto alla Fondazione Gervasuti, a Venezia, “Wood #3 Hortus Simplicius 2013”, è una sorta di piccola città dentro ad un’altra città: Palermo dentro Venezia. Come è nato questo progetto particolare??

Francesco De Grandi: Tre delle trenta città rappresentate lo scorso autunno nei padiglioni “cittadini” della Biennale di Shanghai, sono state richiamate in occasione della 55° Biennale di Venezia, e tre artisti sono stati invitati a presentare un lavoro site-specific presso la Fondazione Gervasuti. ‘City Centre’ è un progetto che si presenta in contrasto con la prospettiva e la presentazione nazionalistica che distingue – le biennali in generale – e in questo caso la prestigiosa Biennale veneziana. Le identità culturali vengono qui presentate sotto la categoria dei centri urbani anziché delle nazioni. Cioè un’idea della città come mondo a sé.

ATP: Quanto ti ha condizionato la città di Venezia in questa tua visione surreale?

F.D.G.: Non saprei. Non credo. ‘Wood’ è un progetto che ho realizzato due anni fa al museo Riso. Arrivato a Venezia avevo le idee chiarissime sul da farsi. Mi ha influenzato il posto, ho interagito fisicamente con i muri, gli alberi e tutto quello che mi circondava è entrato in assonanza con me.

ATP: Attraversare questa grande installazione di giorno o di sera, al buio, cambia completamente. Questa diversità di prospettiva connota senza dubbio anche il contenuto del lavoro stesso. Come hai coniugato queste due visioni?

F.D.G.: Ho realizzato una pittura che gioca con l’inganno come nella migliore tradizione delle pitture murali, da solo di fronte al muro, con il minimo livello di mediazione possibile. Sul muro della fondazione Gervasuti a Venezia c’è l’imitazione della natura circostante, che ha aumentato il livello di alterazione dello spazio unito alla luminescenza. Ho inoltre concepito tre momenti temporali per la visione, la luce zenitale di mezzogiorno, il crepuscolo e la notte. A mezzogiorno i colori degli alberi dipinti sono esattamente in tono con il paesaggio circostante, il fosforo contenuto nella pittura accumula luce durante il giorno per restituirla per poche ore al crepuscolo creando una microluminescenza che rende il fondo della stessa luminosità del cielo, la notte le luci di wood accendono il muro trasportandoti in un luogo “altro” completamente immaginifico. Tutta la pittura è un’interazione tra materia e luce. Le sostanze usate sono fini captatori di raggi luminosi. Il fosforo e la luminescenza non sono diversi dai lapislazzuli di Giotto.

ATP: Il lavoro è presentato come una tua visione di Palermo. Perchè hai voluto rappresentare la tua città come un fitto bosco di rami fluorescenti?

La mia città è rappresentata dall’albero che abbraccia la parete di destra. Sono tornato a vivere a Palermo come un barone rampante, su quel ficus di piazza Marina dove dimoravo da bambino.

Il progetto è stato sostenuto da  ELENKA e Rossi Impianti s.r.l.

Francesco de Grandi,   Wood #3 Hortus Simplicius 2013,   Venezia

Francesco de Grandi, Wood #3 Hortus Simplicius 2013, Venezia

Francesco de Grandi,   Wood #3 Hortus Simplicius 2013,   Venezia

Francesco de Grandi, Wood #3 Hortus Simplicius 2013, Venezia