Francesco Bertocco Eclissi,   2013,   Still  frame

Francesco Bertocco Eclissi, 2013, Still frame

Inaugurano domani, sabato 3 maggio, nella Project Room del  Museo MA*GA di Gallarate, le nuove project room che ospitano le opere di Francesco Bertocco e Lidia  Sanvito.

Spazio di sperimentazione e ricerca, Project Room è iniziato lo scorso marzo con le opere di Emanuele Becheri e Andrea Magaraggia; in aprile è stato il turno di Maria Giovanna Nuzzi e Gianluca e Massimiliano De Serio. Ora, e fino all’8 giugno, ospita i progetti di Francesco Bertocco e Lidia Sanvito.

ATPdiary – in collaborazione con Rita valente – ha posto alcune domande a Francesco Bertocco.

ATPdiary: Potresti raccontarci brevemente di cosa ti occupi e in cosa consiste il progetto Project Room presso il Museo MA*GA di Gallarate? 

Francesco Bertocco: Il mio lavoro è legato all’esplorazione del genere documentario, come forma sperimentale e linguisticamente complessa. Ultimamente la mia ricerca si è focalizzata sullo studio della mente attraverso la ricerca scientifica. Il progetto del MAGA fa parte di un ciclo di mostre dentro uno spazio appositamente adibito all’interno del museo, project room, con artisti che lavorano tra cinema e arte.

ATP: Servendoti della macchina da presa, il tuo lavoro si configura come uno studio ostinato che si protrae tra i confini di un territorio intra ed inter umano, ci potresti raccontare quale è stata nello specifico la genesi dell’opera Eclissi?

F.B.: All’origine di Eclissi, c’è una riflessione che avevo portato avanti già in un primo tempo sul luogo della terapia, intenso come spazio fisico, con una sua geografia, i suoi volumi e come spazio psicologico dentro cui proiettare le tensioni e le drammaturgie dell’ IO. Diversi approcci significa diversi modi di percepire il luogo fisico della terapia, integrando la prospettiva nella percezione dello spazio. Non avendo competenze specifiche sulle metodologie delle singole analisi, il mio interesse si è rivolto all’esperienza del luogo e alla sua rappresentazione. Mi sono chiesto se la relazione tra il paziente e lo psicoterapeuta si potesse rappresentare attraverso l’esplorazione del loro spazio di incontro, se si potesse trovare una forma di misurazione di un’esperienza così soggettiva.

ATP: Sfruttando tutte le orchestrazioni che la macchina da presa ti concede, dal montaggio, ai tagli, le messe a fuoco, i piani sequenza, le porzioni di corpi e sofà, i close up scultorei di curve e interstizi, è come se chirurgicamente ricucissi la texture di uno spazio fisico. In che senso però, il tuo intervento “eclisserebbe” in uno spazio altro, in un’ambientazione mentale e psichica? 

F.B.: Eclissi è, come prima cosa, una messa in scena. Non una rappresentazione attraverso il film/video di un esperienza reale, ma e’ la realizzazione di una tecnica, il role-playing, basata sulla messa in scena, sulla ricostruzione. Si può intendere Eclissi come un realismo della messa in scena, un’osservazione di una ricostruzione, che ha una finalità, didattica-terapeutica. Il mio intervento strumentalizza questa rappresentazione, invertendo il perno dell’attenzione: lo spazio del paziente, come luogo fisico dove realizzare un’esperienza. Essendo la terapia fondata su più livelli dell’esperienza soggettiva, ho cercato di spostare il mio interesse su di un piano linguistico. L’Eclissi quindi interrompe questo vissuto, lo diffonde nello spazio, come un’apertura sulla coscienza umana, quasi priva di gravità.

ATP: Aldilà del lavoro finale che vede la composizione di quattro momenti filmici (quattro spazi, quattro posture e quattro “circostanze anagrafiche” che propongono -imprimendo di riflesso nello spettatore- altrettanti stati d’animo) è possibile dunque considerare come performative le fasi instaurate nei diversi momenti di lavoro: dalla costruzione di picture acts, alla messa in scena, per passare al momento delle riprese fino a quello del montaggio?

F.B.: Penso che il lato performativo di Eclissi sia più legato alla sua fruizione. Ciò che mi interessa è creare una circolarità tra la proiezione dei luoghi mentali e la proiezione come spazio filmico.

ATP: Il video sembra essere oggi una “realtà altra” imprescindibile, passiamo molto più tempo a scrutare il mondo attraverso un display invece che percepirlo tangibilmente. Il tuo operare sembra voler porre una tregua tra le realtà: l’occhio della macchina da presa riuscirebbe a descrivere il non detto -esattamente come quella sensazione ovattata in cui lo sguardo si perde nel vuoto e ha difficoltà a mettere a fuoco la prepotenza delle immagini-.Cosa ne pensi a riguardo?

F.B.: Eclissi come dicevo, nonostante l’apparente specificità del tema, è un tentativo di sviluppare una teoria dello spettatore. La stessa terapia ha un sorta di ombra gemella nella modalità con cui ci poniamo nel percepire un flusso informativo/estetico, ormai sempre più attivamente e in maniera cosciente (piattaforme multimediali, dispositivi mobili, broadcast interattivi etc.). Si sente sempre di più parlare, in modo lato o esclusivo, di coscienza dello spettatore o più precisamente di coscienza mediale, riferendosi al flusso informativo e visivo delle nostre scelte – e coscienze estetiche -. Dalla mia prospettiva, non medica e specialistica, le due direttive, quella terapeutica e quella estetica, si incrociano sul piano della visione. Se da un parte non potevo interagire in profondità, cambiando e modellando a mio piacere gli esisti dei setting, dall’altra potevo scegliere una prospettiva di osservazione e di restituzione del procedimento. E per far ciò l’ho dovuto fare prima di tutto da spettatore/osservatore.

Ho assistito in passato a delle sedute di gruppo per diverso tempo, per osservarne i meccanismi e le dinamiche come sistema. L’ho fatto principalmente per curiosità, forse per spingermi a un livello in cui empatia e sguardo si fondono. Questa esperienza si è sedimentata e si è fatta seminale, fino ad arrivare a inglobare questo aspetto di ricevitore, di pubblico e di artista.

Francesco Bertocco Eclissi,   2013,   Still  frame

Francesco Bertocco Eclissi, 2013, Still frame

Francesco Bertocco
Eclissi, 2014

All’interno di questo progetto Francesco Bertocco presenta, in anteprima, il video Eclissi (2014). Tutta l’opera dell’artista, soprattutto attraverso la narrazione video, descrive e problematizza le relazioni tra individui e i loro comportamenti, con un’attitudine ed un interesse di carattere psicologico, medico e analitico. Non fa eccezione questo lavoro in cui una serie di psicoanalisti sono stati invitati da Bertocco a raccontare e interpretare alcune sessioni di analisi realmente vissute. In questo modo quattro differenti sedute sono messe in scena in cui particolare attenzione è conferita dall’artista al rapporto tra lo spazio in cui i personaggi si trovano e i comportamenti e movimenti che si generano in relazione a tale spazio. In questi quattro luoghi si confrontano altrettante tipologie di soggetti (l’adolescente, la coppia, l’adulto e il bambino). La percezione fisica del luogo che così ne deriva, genera una tensione tra architettura e soggettivià del paziente, tra spazio “esterno” ed “interno”, mettendo in luce quelli che Betocco chiama “i meccanismi proiettivi che la mente opera”.

Francesco Bertocco Eclissi,   2013,   Still  frame

Francesco Bertocco Eclissi, 2013, Still frame