Ciao Elena. Cartolina da Roma questa volta.

Inaugurazione della mostra ‘Hotel San Giorgio’ di Flavio Favelli da S.A.L.E.S. (23 febbraio, 2013)

Un sabato strano con tanta pioggia; un po’ sospeso, soprattutto per Roma, visto che si trattava del fine settimana elettorale.

Mostra semplicemente stupenda. Una delle più belle personali fatte da Favelli, il cui vertice (almeno rispetto a quelle che ho visto io, ma penso siano una buona percentuale) rimane la mostra presso gli spazi della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino. Questa di Roma è superiore anche all’esibizione, seppur bella, presso gli spazi di Cardi Black Box. Ma si tratta di due progetti completamente differenti: mentre a Milano veniva presentata una serie compatta di opere (realizzate con manifesti di film pornografici) a cui si aggiungevano altre opere a corredo, quella in corso negli spazi della galleria romana ha un taglio fortemente narrativo e i lavori presentati sono di tipologie diverse. Una delle chiavi di ingresso è il testo introduttivo scritto dall’artista stesso in cui narra una vicenda familiare accaduta quando aveva circa otto anni (vedi testi che segue n.d.b). Dico una delle chiavi di ingresso perché la mostra è godibilissima e comprensibile anche senza l’aiuto di questo racconto, ma lo spettatore rischierebbe di perdere qualcosa; forse la spina dorsale della mostra.

Nell’artista la scrittura con il passare degli anni riveste un ruolo sempre maggiore e i risultati migliorano di volta in volta. Come ho già avuto modo di scrivere in passato gli stessi lavori di Favelli hanno un’attitudine quasi aneddotica, ossia si presentano come “immagini” compresse in grado di evocare atmosfere e di essere “esemplari”. Nel suo caso l’azione di accrochage di materiali vari – talvolta recuperati ma non sempre – è in grado di accendere spot di luce su frammenti di una storia personale (quella dell’artista) che si intreccia inevitabilmente con la storia di una nazione.

Favelli è uno degli artisti con cui ho lavorato maggiormente e di recente, in molte discussioni, mi capita di portarlo ad esempio per svelare molte delle tare psicologiche di cui risente il nostro sistema dell’arte. Mi muovo dalla ferma convinzione che il livello dei nostri artisti arrivati a metà carriera sia molto alto. Ma per carenze critiche non siamo in grado di narrarli e quindi non gli permettiamo di poter essere “letti” anche fuori dei nostri confini. Vi è soprattutto una forma di provincialismo psicologico che ci porta a sottovalutare tutto quello che accade nei nostri confini e a ingigantire tutto quello che accade al di fuori. Perché porto così spesso Favelli come esempio nelle mie discussioni? Perché negli ultimi mesi in molte occasioni (dOCUMENTA su tutte) mi sono trovato di fronte alle opere – o a testi su – una delle nuove star dell’arte mondiale, Theaster Gates. Un artista che è arrivato con una decina buona di anni di ritardo agli stessi risultati artistici di Favelli, con un livello qualitativo minore, e anche con una buona dose di ipocrisia a mio parere, ma eviterò in questa sede il processo alle intenzioni. Non vi è nessuna caratteristica delle opere dell’artista di Chicago che non sia ravvisabile anche nel nostro campione di Samoggia. Io capisco che all’estero non intendano questa cosa, anche per ovvie necessità di tirare l’acqua al proprio mulino. È preoccupante invece notare che gli stessi italiani molto spesso non si rendano conto di tutto questo. Ad esempio, anche la serie sui manifesti pornografici di cui abbiamo parlato poco fa e di cui troviamo un lavoro anche nella mostra da S.A.L.E.S, . è una delle poche vere grandi serie realizzate su una parte dell’immaginario italiano, cosa che in genere gli artisti italiani raramente fanno. Ma pochi sono in grado di notare come questo gruppo di opere funzioni allo stesso modo dei lavori sui cowboy o sul logo di Tiffany fatti da un Richard Prince. La gente talvolta si ferma alla bellezza di questi lavori (spesso come se fosse un crimine) e non è in grado di leggere gli altri strati del lavoro. Favelli è solo un esempio, ma potrei farne molti altri. Questo stesso ragionamento in cui mi sono appena dipanato è uno degli esempi migliori di quello che dico. Molto spesso, per convincere i miei interlocutori italiani della bontà di un artista nostrano devo essere in grado di arrovellarmi e trovare degli esempi stranieri che mi permettano di legittimare lo stesso. Il tutto implica che qualora ci si trovi in presenza di un artista che stia apportando un vero e radicale cambiamento linguistico all’arte, per capirlo ci occorra almeno una decina d’anni buoni prima che un esempio proveniente dall’estero ci dimostri la sua bontà.

Quindi iniziamo a svegliarci e andate a vedere questa mostra.

Antonio Grulli

Flavio Favelli,    Hotel San Giorgio Galleria - S.A.L.E.S. 02-13

Flavio Favelli, Hotel San Giorgio Galleria – S.A.L.E.S. 02-13

Flavio favelli,   Modern cm.168x37x52 2013 Courtesy Galleria S.a.l.e.s.,   Roma

Flavio favelli, Modern cm.168x37x52 2013 Courtesy Galleria S.a.l.e.s., Roma

Flavio Favelli,   Blue Venice cm.23x30x5 piatti assemblati 2013,   Courtesy Galleria S.a.l.e.s.,   Roma

Flavio Favelli, Blue Venice cm.23x30x5 piatti assemblati 2013, Courtesy Galleria S.a.l.e.s., Roma

Testo di Flavio Favelli,   S.A.L.E.S.,   Roma,   2013

Testo di Flavio Favelli, S.A.L.E.S., Roma, 2013