Non sono stata alla fiera organizzata da Flash Art. Non ho idea se i galleristi sono più o meno contenti. Avranno venduto? Una fiera non si misura soprattutto con le vendite?

Sono sconcertata d’aver letto una email scritta da Giancarlo Politi, a conclusione della fiera, dove sottolinea: “Che le fiere d’arte devono essere circoscritte, qualificate, economiche. Che alla testa non dovrebbero esserci critici o curatori, abituali nemici dichiarati del mercato e in molti casi dell’arte, ma operatori attivi e dinamici che conoscono il panorama delle gallerie italiane.” Penso che deve avere coraggio per scrivere una cosa del genere. E’ ovvio che sottintende qualcosa, ma lascio alla vostra immaginazione il bersaglio a cui Politi allude. Detto poi da un direttore che ha creato l’andazzo di non pagare quasi nessun collaboratore, questa frase non è solo offensiva, ma anche contraddittoria. (quanti critici e curatori scrivono per lui gratis?) Ma Flash Art è solo uno dei casi italiani. Forse lui ama il giornalismo  d’arte? Lui forse è rispettoso dei suoi collaboratori retribuendoli il giusto modo? Che dire? Il direttore si commenta da solo.

Mi chiedo (forse ingenuamente), ha senso fare una seconda fiera (low cost) a Milano, quando ci sono molte aspettative per MiArt? Perchè fare della concorrenza come se il mercato dell’arte ne avesse veramente bisogno. Io credo che non era proprio il caso…

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Flash Art Event 2013 a Milano.

Si è appena conclusa l’ edizione della fiera di arte contemporanea voluta dall’omonima rivista e dal suo fondatore Giancarlo Politi, che già si parla del prossimo appuntamento. E magari – stando alle parole del suo ideatore – con l’introduzione del settore ‘arte antica, di design altamente selezionato e con un potenziamento del contemporaneo, proponendo sempre il nocciolo della ricerca’ in questi ambiti. Staremo a vedere …

Un po’ fiera e un po’ mostra, Flash Art Event è stata concepita come una rassegna che ospita la selezione di 52 gallerie italiane e 2 straniere (Beo Project di Belgrado e The Promenade Gallery di Valona, Albania), ognuna delle quali presente con un progetto monografico e/o curatoriale.

Il risultato non è male e in ogni caso si percepisce una certa coerenza generale nelle scelte effettuate da Politi e dal suo staff. Funzionale anche la location prescelta, il Palazzo del Ghiaccio in Via Piranesi, ottimo contenitore luminoso in stile  Liberty, ben gestibile per eventi di questo tipo.

Tante le gallerie milanesi selezionate (la maggior parte), ma non poche le presenze di altre voci italiane, tra cui Roma, Napoli, Firenze e Torino. Buono anche l’inserimento, a fianco ai nomi storici, di una serie di spazi impegnati sul fronte della promozione dell’arte più giovane, come la Galleria Pack che presenta Pablo Candiloro come esordiente assoluto.

Tra gli artisti internazionali di punta troviamo: Elad Lassry, Piotr Ukla?ski, Bertrand Lavier, e Yan Pei-Ming per Massimo De Carlo, con una proposta di opere sulle tonalità del rosso; Natalie Czech, Alek O. e Hendrik Krawen per Lia Rumma. Molto belli i due grandi quadri di Krawen verde petrolio quasi totalmente monocromi, collocati un po’ più in alto sulla parete, con la rappresentazione calligrafica di un paesaggio urbano ad altezza occhio.

Massimo Minini riassume 40 anni di attività con uno stand simile a un mercatino delle pulci, luogo di incontri pieno di ricordi, tra carriera e amici. Il visitatore può toccare e sentirsi libero di non avere sguardi addosso. In un cassone di legno al centro dei pezzi di piccolo formato ricoperti di carta da imballaggio: sono opere di Paolini, Basilico, Garutti e Ghirri.  Da Continua molto raffinato il lavoro di Giovanni Ozzola, con le lastre di ardesia incise. Da ricordare anche Pino Pascali da Frittelli ed Emilio Tadini da Studio Marconi’65. Punta invece sul design Curti/Gambuzzi con Mendini e sulle Tendenze Minimali di Sol LeWitt lo spazio di Giuseppe Pero.

Un accenno alla collettiva ‘Amore mio’, curata da Marcello Maloberti, Arianna Roscia e Igor Muroni. Con riferimento all’omonima mostra organizzata nel 1970 da Achille Bonito Oliva presso il Palazzo Ricci a Montepulciano, 29 studenti NABA dei dipartimenti di Pittura, Arti Visive e Sound Design, sono stati chiamati ad ‘auto-presentarsi’ senza nessuna mediazione se non quella dei loro diversi linguaggi narrativi’. Una proposta fresca, certo, ma ancora un po’ in fasce, che risulta a metà strada tra la ricerca di una certa coerenza interna e un totale slegamento dal contesto fiera e dalla proposta artistica delle gallerie. Come a dire: se questo è il settore super-contemporaneo, che se ne dia almeno un sapore che non svanisca subito.

Durate la mia visita di venerdì, ho percepito un’atmosfera serena che non ha  trasmesso quell’approccio frettoloso del ‘vedere sempre e per forza tutto – e magari male’. Forse proprio perché entrando, a colpo d’occhio, si poteva già avere un’idea generale della grandezza dello spazio. Fiera organica e poco dispersiva nella sua fruizione, insomma. Corridoi ampi e segnati da passerelle rosse che rendendo meno inceppante la visita per tutti, mappa chiara e agilità nel ritrovare gli stand, grazie a una visibilità e leggibilità delle targhette di riconoscimento. Poco però lo spazio a disposizione per la sosta dei visitatori circolanti.

I pareri sulla effettiva necessità o meno di un’altra fiera – soprattutto subito dopo Artefiera Bologna – sono discordanti, come ovvio che siano, naturalmente! Così come sono discordanti le opinioni sulla qualità delle opere esposte e la selezione delle gallerie invitate. C’è chi dice che con questa mini-fiera si siamo colmate le diverse mancanze venute a galla negli altri appuntamenti fieristici. Chi invece storce il naso, a prescindere, solo perché magari c’è di mezzo Politi. Chi vorrebbe una sola e grande fiera, come a Basilea. Ma le logiche di mercato sono assai complesse.

Una cosa però è certa: il valore di una fiera si dovrebbe calcolare, o meglio stabilire, in base alla qualità delle gallerie partecipanti e delle opere esposte, all’affluenza di pubblico (e qui si entrava gratis!), al grado di interessamento degli addetti ai lavori (e non!), in base alle vendite e all’organizzazione generale. Bollini rossi se ne vedevano, e sicuramente la cosa rassicurava i più. Si potrebbe discutere a lungo sulla qualità di un certo operare e il perchè di certe scelte o mancanze, ma Flash Art Event, per essere una fiera a Milano, ha trovato una buona strategia di selezione, chiedendo un budget di partecipazione certamente a buon mercato.

Tutte le foto sono di Serena Francone

Photo di Serena Francone

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