Risponde ad alcune domande Monia Trombetta, la curatrice della mostra ‘Inventory’ di Fiona Tan – ospitata al Maxxi di Roma dal 27 marzo – 8 settembre 2013.

Per la sua mostra al MAXXI, l’artista indonesiana Fiona Tan presenterà quattro opere video: Cloud Island, girato sull’isola giapponese di Inujima, Inventory, titolo della mostra stessa e di un video inedito sull’antica Roma, girato a Londra nella casa-museo di Sir John Soane, Disorient realizzato nel Padiglione Olandese della Biennale di Venezia del 2009 e Correction, opera composta da sei proiezioni nelle quali si alternano trecentotrenta ritratti di prigionieri e guardie di quattro carceri americane. Saranno presenti anche otto riproduzioni di stampe di Piranesi, da considerate come filo conduttore di tutta la mostra.

ATP: In che modo le incisioni di Piranesi hanno influenzato il concepimento del lavoro di Fiona? E nello specifico, come vanno “interpretate” all’interno della mostra?

Monia Trombetta: Fiona Tan considera le lavorazioni fatte da Piranesi sulle “Carceri d’Invenzione” (realizzate nel 1749-50 ma rilavorate più volte nel corso degli anni fino al raggiungimento del risultato finale) simile al lavoro di un autore letterario che lavora al proprio testo, rimaneggiandolo e sovrascrivendo più volte. Il modo di lavorare di Piranesi può essere avvicinato a quello proprio di Fiona Tan nella lavorazione di Inventory. In quest’opera l’artista realizza le immagini degli interni del John Soane Museum di Londra con 6 telecamere diverse sottolineando il concetto di “traduzione” della realtà e la difficoltà del linguaggio nella sua descrizione. E’ un’opera sul linguaggio, sul medium artistico; le stampe di Piranesi vengono presentate nel loro primo stato e nel secondo proprio per sottolineare la modalità di lavorazione propria dell’architetto veneto posto in dialogo con quello di Fiona Tan.

ATP:  Un’altra figura senza dubbio di riferimento per le opere esposte è Jeremy Bentham, giurista e teorico sociale inglese, che progettò il Panopticon, un nuovo modello di carcere ideale a pianta centrale con un unico punto di guardia nel mezzo. Perché Fiona Tan, nella opera ‘Correction’, capovolge l’ordine e la stabilità del progetto di Betham? E come si relazionano le sei proiezioni all’interno di un museo spazialmente complesso come il Maxxi?

MT: Fiona Tan capovolge lo schema del Panopticon per coinvolgere lo spettatore in un’esperienza profonda. Quest’ultimo viene messo in soggezione, al centro degli sguardi dei reclusi  e delle guardie, su una panchina di legno, e coinvolto in un’esperienza che mette guardie e reclusi sullo stesso piano e che lo coinvolge in prima persona. Il processo di modifica dei ruoli guida a eliminare i preconcetti e a gettare le basi per un’interpretazione nuova, diversa della realtà. Per quel che riguarda l’allestimento: le sei proiezioni compongono un’opera unica e vengono ospitate nella Sala Claudia Gian Ferrari, unico spazio a pianta (quasi) quadrata del MAXXI, secondo lo schema esagonale  che ricrea la struttura cilindrica del Panopticon di Bentham. Le arcate vetrate che dalla sala affacciano sulla hall del museo attivano il dialogo con l’architettura delle scale del MAXXI disegnate da Zaha Hadid.

ATP:  Le tematiche del ricordo, della memoria e del tempo sembrano essere dei nodi rilevanti e ricorrenti all’interno delle sue opere. In ‘Inventory’, l’artista mostra anche i diversi strumenti tecnici – e le relative peculiarità dei formati – che ha usato e sperimentato sin dagli inizi del suo lavoro. A livello curatoriale, come giudichi la complessità tecnica delle opere in relazione a temi sia intimi che impegnati sviluppati dall’artista? 

MT: Non parlerei di complessità tecnica. Le opere di Fiona Tan non sono complesse. Il metodo di lavoro è molto chiaro e funzionale a trasmettere al visitatore gli stimoli e gli spunti necessari.

ATP: In che modo le scelte stilistiche dell’artista influiscono sul nostro modo di guardare i suoi video?

Come dicevo, le sue scelte stilistiche ci indirizzano a guardare la realtà in modo diverso, non standardizzato. Le sue opere riprendono spazi e luoghi apparentemente ordinari accompagnati spesso da suoni ambientali o un’eventuale narrazione voice-over. In realtà, lo sguardo dell’artista e il montaggio delle riprese guida lo spettatore in maniera sapiente fornendogli indizi per una lettura appunto non usuale della realtà. In Inventory ad esempio Fiona Tan partendo dalla volontà di parlare della città storica di Roma arriva ad una meta inaspettata, Londra in cui è ospitata la Roma di John Soane.

ATP: Perché un’opera come Inventory, dovrebbe farci riflettere sulla fugacità delle nostre percezioni?

MT: Perché parla del tentativo di rendere persistente ciò che è fugace e passato. Fiona Tan, vivendo gli spazi che ospitano la sua collezione, ha riscontrato nella modalità di collezionare propria di John Soane un sentimento di paura della morte e della fugacità della vita.

ATP:  La fruizione delle opere all’interno di uno spazio espositivo sembra essere un punto cruciale per l’artista. Spesso le sue installazioni-video creano un forte coinvolgimento, anche fisico, e un annullamento della dimensione spazio-temporale. Come avete concepito l’allestimento, tenendo anche in considerazione gli spazi fluidi “imposti” da Zaha Hadid?

MT: L’allestimento non prevede separazioni architettoniche. Come ho già detto prima “Correction” è ospitata in una sala interamente dedicata, senza alcun artificio architettonico. Le opere ospitate in Galleria 5 (ben tre e di grandi dimensioni) non sono divise da alcun tipo di struttura ma convivono e creano ambienti soltanto con la posizione degli schermi di proiezione. A questo proposito Fiona Tan ha citato “Dogville” di Lars von Trier in cui la città di “Dogville” viene presentata senza costruzioni architettoniche né muri che delimitano edifici e abitazioni, delineati con segni bianchi sul pavimento. L’allestimento al MAXXI è realizzato nell’ottica di un dialogo profondo con l’architettura di Zaha Hadid e con l’esterno del museo visibile dalla grande vetrata.

Fiona Tan,   Cloud Island HD installation,   2010 Courtesy the artist and Frith Street Gallery,   London and Wako Works of Art,   Tokyo

Fiona Tan, Cloud Island HD installation, 2010 Courtesy the artist and Frith Street Gallery, London and Wako Works of Art, Tokyo 

Fiona Tan,   Inventory HD & video installation,   2012 Courtesy the artist and Frith Street Gallery,   London and made possible with financial support from the Philadelphia Museum of Art and Mondriaan Fund,   Amsterdam

Fiona Tan, Inventory HD & video installation, 2012 Courtesy the artist and Frith Street Gallery, London and made possible with financial support from the Philadelphia Museum of Art and Mondriaan Fund, Amsterdam

Fiona Tan ,   Disorient HD installation,   2009 Courtesy the artist and Frith Street Gallery,   London

Fiona Tan , Disorient HD installation, 2009 Courtesy the artist and Frith Street Gallery, London

Fiona Tan,   Correction Video installation,   2004 Courtesy the artist and Frith Street Gallery,   London

Fiona Tan, Correction Video installation, 2004 Courtesy the artist and Frith Street Gallery, London