Fabio Melluso Progetto 2013

Fabio Melluso Progetto 2013

“…think palaces sink. Hugs in the milk, grackle from below, shit, snow. Human literature, boy of the future.”

a cura di Francesca Maria Forte

Questa collaborazione è nata dalla volontà condivisa di adottare uno spirito critico nei confronti del passato e del futuro avendo come obbiettivo quello di innescare un dialogo che descriva lo spaccato della contemporaneità, tralasciando il passatismo nostalgico e la retorica autoreferenziale.  A tal proposito il progetto in questione si nutre di uno scambio di tipo transdisciplinare allo scopo di sviluppare una ricerca in grado di collegare le classiche e arcaiche pratiche di progettazione civile, alle ipotesi radicalmente fantascientifiche che emergono dallo scambio proveniente dagli ambiti più disparati.

Il boom economico degli anni ’60, in Italia come altrove, aveva creato la necessità di far fronte al bisogno di alloggi per un numero sempre maggiore di persone, richiamate dalle città, come tante api operaie. La risposta dell’edilizia cosìdetta “popolare” di quegli anni era arrivava dalle lezioni del Funzionalismo e del Razionalismo, lasciandosi alle spalle, talvolta, quella modernità decorativista di facciata, oramai considerata un linguaggio del passato: l’importanza della funzione aveva battuto la forma ed era diventata facciata.  L’onda lunga della speculazione edilizia arriva e cancella tutte le lezioni del passato, sovvertendo i principi di Unité d’Habitation di Le Corbusier e, nostrani architetti, buttano le radici, non solo in senso figurato, dell’architettura civile, vertendo verso vere e proprie cittadelle all’interno di palazzi, micro cosmi utopistici nei quali, centinaia e a volte migliaia, di persone si trovarono (e trovano tuttora) a convivere.

La collaborazione tra me e Fabio Melosu prende inizio dalla fascinazione estetica, contestuale e storica legata a questo tipo di edilizia popolare.

L’interesse nei confronti di questa “Architettura Civile”, ha dato inizio ad un percorso di riflessione, incentrato sul ruolo della forma stessa, da intendere anche come oggetto o immagine, in un parallelismo ipotetico tra opera artistica/percorso artistico e forma/funzione.

Partendo quindi dal distacco potenziale generato dalla separazione tra scopo e aspetto (o aspettative?), derivato dall’architettura, siamo arrivati all’estrema conseguenza della “stanza vuota”. Quando ci si innamora di un qualcosa, e si potrebbe trattare di qualunque cosa, l’oggetto dell’infatuazione, diventa simulacro dell’oggetto stesso, una sorta di tomba alla quale portare dei fiori. Avendone letto una recensione, talvolta; pagando un biglietto, spesso; scattando delle foto, sempre. 

Successivamente, divagazioni a parte, la riflessione si è spostata sullo spazio propriamente abitativo, e l’occupazione di questo. Note le premesse ed i riferimenti del caso, lo studio estetico-­critico di determinate costruzioni, ci ha condotti a “speculazioni ideali” sulla necessità di soddisfare il bisogno di abitare di grandi masse umane attraverso alcune “ipotesi abitative”.

Nella stanza espositiva vorremmo vedere l’ultima tessera di un domino, senza necessariamente sapere quanta responsabilità ci stiamo prendendo, nel muovere quel piccolo tassello. E, là dove fosse un’effige, per i “cari” fruitori, non sarebbe certo necessario vedere i fiori: ne basterebbe il profumo. Se, invece, spostando qualcosa, dovesse crollare un palazzo, non ci rimarrebbe che prendere un frammento di macerie come souvenir.

Francesca Maria Forte e Fabio Melosu 

Fabio Melosu 10000 think palaces sink. Hugs in the milk,   grackle from below,   shit,   snow. Human literature,   boy of the future,   2013.

Fabio Melosu 10000 think palaces sink. Hugs in the milk, grackle from below, shit, snow. Human literature, boy of the future, 2013.

Fabio Melosu 10000 think palaces sink. Hugs in the milk,   grackle from below,   shit,   snow. Human literature,   boy of the future,   2013.

Fabio Melosu 10000 think palaces sink. Hugs in the milk, grackle from below, shit, snow. Human literature, boy of the future, 2013.