Enrico Boccioletti,   Softest Hard,   2012–2014,   Performance documentation,   text,   mixed media,   Dimensions variable,   Courtesy of the artist and Carroll / Fletcher

Enrico Boccioletti, Softest Hard, 2012–2014, Performance documentation, text, mixed media, Dimensions variable, Courtesy of the artist and Carroll / Fletcher

Testo di Marta Ravasi

Il Project Space di Carroll/Fletcher ospiterà Unoriginal Genius fino al 22 novembre. La mostra collettiva curata da Domenico Quaranta unisce il lavoro di quattordici giovani artisti, proponendo un’accurata selezione di opere che coprono lo spettro di possibilità e problematiche che artista e spettatore affrontano relazionandosi ai Nuovi Media o meglio a Internet. Utilizzato come fonte inevitabile alla quale attingere materiale o come modello strutturale astratto da analizzare e di cui appropriarsi, Internet è per questa mostra lo spazio espositivo parallelo delle opere, tutte infatti sono fruibili online. Stranamente mi piace pensarle come fascicoli in una libreria o oggetti su una mensola.

Sono termini correnti come copia e incolla, filtraggio, selezione e archiviazione a sostenere questi gesti creativi, l’Unoriginal Genius trova qui il suo spazio individuale, muovendosi e abbandonandosi a un’infinita mole di informazioni. (Il termine è definito dalla critica letteraria Marjorie Perloff nella sua opera: Unoriginal Genius Poetry by Other Means in the New Century (2010), nella quale esplora simili sviluppi nella poesia contemporanea)

È una mostra che mi appaga e che mi risponde, qualche volta sorprendendomi nel contenuto, altre volte nella forma. “Societies have always been shaped more by the nature of the media by which man comunicate than by the content of the comunication”, così Marshall McLuhan scriveva nel suo The Medium is the Massage (1967), allo stesso modo le opere fanno dei meccanismi della comunicazione contemporanea mezzo per esprimere il messaggio sempre invariabile dell’arte. Forma e contenuto hanno differenti proporzioni nelle opere esposte ed è difficile posizionarle in una classifica, ma vorrei ordinarle come in una scala di tonalità dove il peso di questi due elementi le sposta verso un polo o l’altro.

Sembra ricalcare le caratteristiche dei nuovi media l’opera di Evan Roth che in No Original Research, utilizza animazioni ed elementi audio prelevati da Wikipedia usandoli come moduli autoreferenziali. Questi elementi visivi astratti creano quello che sembra essere un elegante oggetto matematico dall’apparente comportamento caotico.

L’opera di Kim Asendorf, 100.000.000 Stolen Pixel, disponibile in quattro diverse versioni, riordina queste unità rubate da un milione d’immagini prelevate da altrettanti siti attraverso quella pratica denominata Pixel Sorting. Quasi sorprendendomi il tessuto astratto che è il risultato di questo nuovo assemblaggio ricorda lo schermo grigio della tv analogica senza segnale.

Rimarca in modo esagerato la differenza tra virtuale e reale L’explication du monde. Caroline Delieutraz accompagna alla proiezione un puzzle artigianale di legno che riproduce la stessa immagine: un assemblaggio di gif educative animate trovate nel web. Caratteristiche fisiche ridotte a semplici simboli creano una macchina autonoma senza senso.

Alcuni artisti affrontano una ricerca che questiona lo status dell’opera in riferimento al mondo dell’arte e al suo contesto anche finanziario. In vetrina Return of Investment di Jones Lund è uno spazio pubblicitario acquistabile online che aumenta il suo valore con il susseguirsi delle transazioni. Ho provato l’euforia della possibilità di poter usare l’opera seguita dalla delusione per il non avere nulla che valga la pena di essere pubblicizzato.

Ryder Ripps,   Realtime Readymades,   2014,   Conceptual Ebay purchase,   Edition of 10,   Courtesy of the artist and Carroll / Fletcher

Ryder Ripps, Realtime Readymades, 2014, Conceptual Ebay purchase, Edition of 10, Courtesy of the artist and Carroll / Fletcher

È un vero e proprio feticcio la lampada a olio esposta insieme alla sua scatola ed è l’unico oggetto fisico esposto. I Realtime Readymades di Ryder Ripps sono opere che esistono dal momento dell’acquisto online, e una volta comprate sono direttamente spedite al collezionista. Credo di aver iniziato a desiderare quest’oggetto quando l’ho visto nella sua forma digitale: ANCIENT ROMAN TERRACOTTA OIL LAMP 2nd  – 3rd AD NO RESERVE!!!!, in Good Condition, comprata con un’offerta vincente di 35 dollari il 14 Ottobre.

L’altra opera simile ad un oggetto è Wallpaper di Sara Ludy, uno strana commistione tra un pezzo di arredamento e un ologramma.

Di Kristal South, Exhibition Kikstarter, è una mostra dalla doppia presenza organizzata in forma di Kikstarter Campaign. Una versione fisica (conclusa il primo novembre a Diitcht Projects, Springfield, Oregon) è accompagnata da un video promozionale che tenta di mettere in discussione il sistema finanziario del mondo dell’arte, appellandosi direttamente all’acquirente.

Si impone come un protagonista del mondo della musica Yung Jake (nato in Internet nel 2011) con  (sistema integrato) si impossessa del computer di cui sembriamo perderne il controllo.

Il monologo “Fuck you” del film La Venticinquestima Ora risuona entusiasmandomi in una ripetizione continua nel video Clichés di Emilie Brout & Maxime Marion. I termini del testo sono abbinati a immagini trovate come a referenze di un campionario sempre nuovo e che ad ogni cambiamento sembrano essere la forma migliore per indicare ciò che rappresentano.

Ho inserito un’immagine nel Museo di Internet di Emilie Gervais & Felix Magal senza più vederla riaffiorare, sono stata sommersa da un’onda di immagini combattuta a colpi di mouse. Immagini immagini e immagini, è qui che si ossessiona Lorna Mills, con la serie Garden Variety in una pratica che le richiede il perdersi e ritrovarsi in un surfing che la fa annegare e riemergere con una manciata di figure pescate da chissà quale angolo della rete. Riorganizzate e appaiate in un collage che diventa chiave di un inconscio profondo e collettivo simile a quello narrato dell’opera video performance di Roberto Fassone, già proposta a Milano nel cotesto di ArTransit – Performance Labour. Un video collage che è un concentrato emozionale efficace perché veicola fatti psicologici nascosti sotto immagini e testi che ci sono familiari. È una compilation energetica che mette allo scoperto il lato nudo di Fassone quanto quello dello spettatore, come se si trattasse di uno schermo emotivo corale che tratta amore e morte allo stesso modo. L’utilizzo di un linguaggio pop è già di per sé garanzia di successo, ma sono la manipolazione di questo materiale e la sua sequenza narrativa, unite alla presenza dell’artista e alla sua esibizione labiale, a dare sfogo a immagini o meglio a idee che aderiscono agli archetipi del nostro essere vivi.

Infine Harm Van Den Dorpel nella sua opera Deep Tissue,  ricontestualizza il proprio lavoro incorporando citazioni dalle varie fonti, ma è il processo registrato tra il 2012 e il 2014, attraverso il quale Enrico Boccioletti crea la performance Softest Hard (accompagnata da un bellissimo testo sul sito), a essere il polo più esterno di questa selezione. Registrando il ciclo del proprio sonno in modo meccano e impersonale – attraverso un’App dell’Iphone posizionato sotto il cuscino – condivide il suo tormento personale che scopriamo essere quello comune.

Installation view,   Unoriginal Genius,   Carroll / Fletcher Project Space,   London,   2014

Installation view, Unoriginal Genius, Carroll / Fletcher Project Space, London, 2014

Installation view,   Unoriginal Genius,   Carroll / Fletcher Project Space,   London,   2014

Installation view, Unoriginal Genius, Carroll / Fletcher Project Space, London, 2014

Installation view,   Unoriginal Genius,   Carroll / Fletcher Project Space,   London,   2014

Installation view, Unoriginal Genius, Carroll / Fletcher Project Space, London, 2014

Installation view,   Unoriginal Genius,   Carroll / Fletcher Project Space,   London,   2014

Installation view, Unoriginal Genius, Carroll / Fletcher Project Space, London, 2014