Torbjørn Rødland,   Trichotillomania,   2010-2011 Framed C-print?47 x 59 cm,   Courtesy the artist,   Nils Stærk,   and Standard (Oslo)

Torbjørn Rødland, Trichotillomania, 2010-2011 Framed C-print?47 x 59 cm, Courtesy the artist, Nils Stærk, and Standard (Oslo)

(Scroll down for the English version) 

ATPdiary continua la rubrica EXPANDED dedicata ad artisti, gallerie, musei e progetti nelle maggiori capitali d’arte nel mondo. Oggi è la volta di Stavanger, in Norvegia.

Sabato 23 Agosto alla Kunsthall Stavanger ha inaugurato The Yellow Shell, mostra personale di Torbjørn Rødland.  

I nudi, i paesaggi, i ritratti e le nature morte di Rødland contengono soggetti e ambientazioni ingannevolmente semplici e comuni, che lui trasforma in situazioni inspiegabili e perturbanti, quasi minacciose.

Abbiamo fatto qualche domanda a Torbjørn Rødland e ad Hanne Mugaas, curatrice della mostra e direttore della Kunsthall Stavanger.

ATP: In una delle tue foto c’è una matita gialla che indica quattro conchiglie di pasta poggiate su uno ripiano nero. Ha qualche relazione con il titolo della tua personale, “The Yellow Shell”?

Torbjørn Rødland: Si, al titolo di una mostra deve essere consentito di dare colore a tutti i lavori esposti.

ATP: Come mai lo hai scelto come titolo?

TR: La conchiglia gialla è sia il logo di un’azienda che un antico simbolo per i misteri del sesso e della nascita. Sia il socio-politico che il mistico-personale forniscono utili prospettive sull’arte di oggi. Non è più un “aut-aut”.

ATP: Sei nato a Stavanger. Questo ha avuto qualche influenza sul modo in cui hai concepito la mostra?  

TR: Non intenzionalmente.

ATP: In che modo hai concepito il display?

TR: Spero e confido che tutto prenderà forma durante l’installazione.

ATP: Per molti anni hai vissuto e lavorato in molte città, tra cui Oslo, Tokyo, Beijing, Melbourne, Parigi, Berlino e Los Angeles. In che modo pensi che questo abbia cambiato il tuo lavoro dai primi anni ’90 fino ai giorni nostri? La cultura del paese in cui vivi ha qualche effetto sulle immagini che crei?

TR: Un fotografo, ovviamente, ha bisogno di trovare luoghi, persone e oggetti da mettere davanti all’obiettivo. L’ambiente contribuisce sempre. E’ materiale sorgente. Ma non ho mai deciso di documentare un particolare luogo o cultura e quindi l’influenza è limitata. La vera fonte di motivazione è interiore. La porto da un posto all’altro mentre lentamente si sviluppa e diventa più chiara. Cambiare la realtà esterna può aiutare una realtà interiore ad apparire con maggiore chiarezza.

ATP: Ti descrivi come un “creatore di immagini”. Mi piacerebbe sapere qual’è la tua definizione di “creatore di immagini” e la differenza tra uno di questi e un fotografo. 

TR: Oh, penso che la distinzione da fare sia piuttosto tra immagine e fotografia. Un creatore di fotografie è fortemente interessato alla qualità degli oggetti, alla referenzialità e all’installazione. Questi naturalmente sono fattori importanti in tutta l’arte contemporanea. Nelle mie mostre è presente un’enfasi ancora più forte sulle qualità di ogni singola immagine fotografica. Più che un “artista che usa la fotografia” sono una macchina fotografica che usa un artista.

Torbjørn Rødland,   The Yellow Shell,   at Kunsthall Stavanger. Courtesy Kunsthall Stavanger

Torbjørn Rødland, The Yellow Shell, at Kunsthall Stavanger. Courtesy Kunsthall Stavanger, Photo: Christopher Jonassen

Alcune domande ad Hanne Mugaas:

ATP: In che modo “The Yellow Shell” si situa nel tuo discorso curatoriale e nel programma della Kunsthall Stavanger? 

Hanne Mugaas: Quando ho iniziato il mio lavoro come direttore e curatore alla Kunsthall Stavanger, uno dei miei incentivi è stato quello di “portare a casa” artisti con carriere internazionali originari di Stavanger. SOno una grande fan del lavoro di Torbjørn da più di dieci anni, è stato uno a cui ho subito pensato quando abbiamo lavorato alla programmazione.

ATP: Cos’è l’ONS (Offshore Northern Seas)?

HM: ONS è un evento organizzato ogni due anni dall’industria energetica internazionale, che comprende una mostra, delle conferenze e un festival. Il festival include una mostra d’arte, che per l’edizione 2014 è “The Yellow Shell”.

ATP: Possiamo dire che hai costruito Kunsthall Stavanger partendo praticamente da zero. Nel farlo, hai preso come riferimento qualche particolare modello pre-esistente? 

HM: Ho guardato al grande lavoro fatto da Solveig Øvstebø per la Bergen Kunsthall. Lei si trovava in una situazione molto simile alla mia, in una piccola città della Norvegia e con una scena artistica molto locale. Ha reso la Kunsthall un’istituzione per l’arte contemporanea molto rispettata sia in Norvegia che a livello internazionale. Inoltre, ho preso come riferimento una serie di istituzioni che mi hanno ispirata: lo Studio Voltaire di Londra, il Migros Museum di Zurigo, Ooga Booga a Los Angeles e l’ICA di Philadelphia.

ATP: A New York sei stata Curatorial Associate del Guggenheim Museum e hai anche aperto un piccolo art space chiamato Art Since the Summer of ’69. In che modo queste diverse esperienze hanno contribuito a dare forma alla tua pratica curatoriale per la Kunsthall Stavanger?

HM: Mi piace molto accettare la sfida di iniziare qualcosa di nuovo, che è il caso sia di Art Since the Summer of ’69 che della Kunsthall Stavanger, anche se sono progetti su scale e contesti diversi. Alla Kunsthall Stavanger sto cercando di portare con me alcuni degli aspetti di Art Since the Summer of ’69. Voglio dare al programma un’atmosfera di apertura, di concretezza e di generosità. Questo è importante a Stavanger, dove le persone non sono molto competenti in fatto di arte contemporanea – ma la mia esperienza finora è che sono sicuramente molto interessate.

ATP: Stai sviluppando il kids’ programme della Kusthall Stavanger. In che modo sarà strutturato? Quali sono i suoi obiettivi?

HM: Abbiamo iniziato con vari workshop ogni volta che ne abbiamo avuto il tempo nei weekend. Hanno avuto parecchio successo. Quest’estate abbiamo organizzato una scuola d’arte, e in autunno inizieremo il “Kids Art Club”, con un calendario di eventi e workshop. L’obiettivo è sul lungo termine: la mia speranza è che il nostro kids programme contribuisca a che Stavanger, da qui a 10 anni, sia popolata da un gran numero di esperti di arte contemporanea.

(Intervista di Matteo Mottin)

Fino al 26 Ottobre.

kunsthallstavanger.no

Torbjørn Rødland,   Young Man,   2009-2014 Framed C-print 62.5 x 78.5 cm,   Courtesy the artist,   Nils Stærk,   and Standard (Oslo)

Torbjørn Rødland, Young Man, 2009-2014 Framed C-print 62.5 x 78.5 cm, Courtesy the artist, Nils Stærk, and Standard (Oslo)

ATPdiary continues EXPANDED, the section dedicated to artists, galleries, museums and projects in the main art capitals of the world. Today is the turn of Stavanger, Norway.

Saturday, August 23rd at Kunsthall Stavanger opened The Yellow Shell, a solo exhibition by Torbjørn Rødland.

Rødland’s nudes, landscapes, portraits and still lifes contain subjects and settings deceptively simple and common, that he morphs into inexplicable and disturbing, almost threatening situations.

We asked some questions to Torbjørn Rødland and to Hanne Mugaas, the exhibition’s curator and Kunsthall Stavanger’s director.

ATP: In one of your pictures there’s a yellow pencil pointing at four pasta shells on a black background. Does it have any relation with the title of your personal exhibition, “The Yellow Shell”?

Torbjørn Rødland: Yes, an exhibition title must be allowed to colour all the work on display.

ATP: Why did you choose it as a title?

TR: The yellow shell is a corporate logo but also an ancient symbol for the mysteries of sex and birth. Both the political–societal and the mystical–personal provide useful perspectives on art now. It’s not either-or anymore.

ATP: You were born in Stavanger. Did this have any influence on the way you conceived the exhibition?

TR: Not consciously.

ATP: How did you conceived the display?

TR: I hope and trust it will all come together in the installation.

ATP: For many years, you lived and worked in many cities around the world like Oslo, Tokyo, Beijing, Melbourne, Paris, Berlin and Los Angeles. In which ways do you think this has changed your work from the early 90’s until nowadays? Do the culture of the country you live in have any effect on your images?

TR: A photographer obviously needs to find places, people and objects to put in front of the lens. The surroundings always contribute. They are source material. But I never set out to document a place or a culture and so the influence is limited. The true source of motivation is internal. I carry it from place to place while it slowly develops and clarifies itself. Changing the outer reality can help an inner reality appear with more clarity.

ATP: You describe yourself as an “image-maker”. I’d like to know what’s your definition of “image-maker” and the differences between him/her and an artist or a photographer.

TR: Oh, I think the distinction is rather between image and picture. A picture-maker is heavily invested in object qualities, referentiality and the installation. These are of course important factors in all contemporary art. In my exhibitions there is an even stronger emphasis on the qualities of each single photographic image. More than an “artist using photography” I’m a camera using an artist.

Torbjørn Rødland,   The Yellow Shell,   at Kunsthall Stavanger. Courtesy Kunsthall Stavanger

Torbjørn Rødland, The Yellow Shell, at Kunsthall Stavanger. Courtesy Kunsthall Stavanger, Photo: Christopher Jonassen

Some questions to Hanne Mugaas:

ATP: How does “The Yellow Shell” situate in your curatorial discourse and in the Kunsthall Stavanger program?

Hanne Mugaas: When I started my job as a director and curator at Kunsthall Stavanger, one of my incentives was to bring «home» artists from Stavanger with active international careers. I’ve been a big fan of Torbjørn’s work for more than ten years, he was someone I immediately thought of when planning our programs.

ATP: Could you tell me about ONS?

HM: ONS is a world leading biannual event for the international energy industry, which comprises an exhibition, conference and festival. The festival includes an art exhibition, which in 2014 is The Yellow Shell.

ATP: We can say that you built Kunsthall Stavanger from ground up. In doing so, did you look at any particular pre-existing models?

HM: I looked at the great job Solveig Øvstebø did with Bergen Kunsthall. She was in a very similar situation, in a small town in Norway and with a very local art scene. She built the kunsthall into a well respected institution for contemporary art, both in Norway and internationally. In addition, I looked at a range of different institutions that inspire me: Studio Voltaire in London, Migros Museum in Zurich, Ooga Booga in Los Angeles, and the ICA in Philadelphia.

ATP: In New York you’ve been a curatorial associate at the Guggenheim Museum, and you also opened a small art space called Art Since the Summer of ’69. How did these different experiences help to shape your curatorial practice at Kunsthall Stavanger?

HM: I really enjoy taking on the challenge of starting something new, which was the case with both Art Since the Summer of ’69 and Kunsthall Stavanger, although on different scales and in very different contexts. At Kunsthall Stavanger, I’m trying to bring with me some of the aspects of Art Since the Summer of ’69. I want to give the program an open, down-to-earth and generous feel. This is important in Stavanger, where people are not that well versed in contemporary art – but my experience so far is that they’re certainly very interested.

ATP: You are developing Kusthall Stavanger kids’ programme. How will it be structured? What are its goals?

HM: We started with random workshops whenever we had time on the weekends. These have been very popular. This summer we are organizing an art school, and in the Fall we’ll start up the «Kids Art Club», which will have events and workshops on a regular basis. The goal is very long term; my hope is that our kids program will contribute to Stavanger being populated by a large number of contemporary art experts 10 years down the line.

(Interview by Matteo Mottin)

Until October 26th.

kunsthallstavanger.no

Torbjørn Rødland,   The Yellow Shell,   at Kunsthall Stavanger. Courtesy Kunsthall Stavanger

Torbjørn Rødland, The Yellow Shell, at Kunsthall Stavanger. Courtesy Kunsthall Stavanger, Photo: Christopher Jonassen

Torbjørn Rødland,   The Yellow Shell,   at Kunsthall Stavanger. Courtesy Kunsthall Stavanger

Torbjørn Rødland, The Yellow Shell, at Kunsthall Stavanger. Courtesy Kunsthall Stavanger, Photo: Christopher Jonassen

Torbjørn Rødland,   The Yellow Shell,   at Kunsthall Stavanger. Courtesy Kunsthall Stavanger

Torbjørn Rødland, The Yellow Shell, at Kunsthall Stavanger. Courtesy Kunsthall Stavanger, Photo: Christopher Jonassen