2visioni veduta dell'allestimento ph Enrico Amici

2visioni veduta dell’allestimento ph Enrico Amici

Semplicemente 2visions a confronto: due punti di vista, due sensibilità, due percorsi concettuali ed estetici opposti per circoscrivere uno dei topos più insidiosi della fotografia: i bambini. Camminando nelle grandi sale del museo ‘rinnovato’ CAMeC ?Centro Arte Moderna e Contemporanea della Spezia – mi auguro prossima tappa fissa nel circuito dei ‘giri dell’arte’ – dove è allestito la doppia personale di Jacopo Benassi e Cristiano Guerri, si ha la sensazione che i tanti bambini immortalati la sappiano non solo ‘lunga’, ma nascondano misteriose storie.

Le lunghe serie di fotografie di Benassi e Guerri, allestite in modo quasi speculare, raccontano mondi paralleli o, appunto, misteriosi, dove l’ ‘adultità’ spesso non ha accesso. La bravura di questi due fotografi sta proprio qui, nell’aver dato una chiave interpretative intima, passionale, discreta e assolutamente originale.

Attivi nella scena editoriale contemporanea, entrambi ideatori di pubblicazioni fotografiche, rispettivamente Btomiczine e 0_100, Benassi e Guerri mi raccontano come hanno organizzato il loro percorso in mostra, come sono nate certe idee, certi scatti. Mi svelano (e rivelano) inevitabilmente un pezzetto della loro vita ‘fotografica’ perché, prima di tutto, in queste foto c’è, pulsante, la loro esistenza.  Discutendo con loro di fotografia, editoria, mostre e del più e del meno, entrambi sembrano essere giunti ad un punto focale della fotografia contemporanea: l’azione più importante non è scattare, bensì scegliere. Prediligere dei tempi, dei soggetti, dei luoghi.

Il primo scabio è stato con Cristiano Guerri, autore di una serie di foto i cui soggetti principali sono i suoi figli. Accanto a queste immagini, una sequenza di boschi e prati con minimi segni umani, tracce casuali di vita. Mi racconta Cristiano: “Non abbiamo mai avuto un album di famiglia alla ‘vecchia maniera’ e sicuramente queste foto non hanno quel tipo di valore tradizionale. Queste immagini, per molti versi hanno una valenza politica, un sottotesto assolutamente personale, ma che tocca molti temi attuali e problematici. Emerge un aspetto importante dell’infanzia: i bambini si atteggiano come gli adulti, esprimono dei desideri delle voltà.. e questo lo trovo molto positivo. Queste immagini danno una sorta di proiezione del futuro ottimistica… che in tempi difficili come questi è importante affermare. Da questo punto vi vista le ritengo ‘politiche’.

Assieme ci fermiamo davanti ad un ritratto scuro (e oscuro). La figlia vestita di nero, con i capelli che le coprono il volto. Lo sfondo è neutro; un forma nera dietro alla testa… Dico a Cristiano che questa fotografia mi ricorda certi ritratti del ‘500, Savoldo, Moretto, Romanino.. Azzardo anche la Pubertà di Munch… una ragazzina serissima, inquieta.

“Sì, è inevitabile che molto iconografia della storia dell’arte rientri nelle immagini, ma è soprattutto il quotidiano, la mia vita reale che guida la mia pratica fotografica, con i suoi retroterra personali e intimi.

Cambiamo argomento e mi faccio raccontare la sua esperienza editoriale, 0_100 : una piccola fanzine italiana che tratta fotografia contemporanea. E’ pubblicata a Milano in 100 copie numerate, 16 pagine formato A5, tutte a colori. Ogni numero ha un tema, una ricca selezione di fotografi internazionali e un segnalibro numerato con il logo 0-100 in rilievo.

Cristiano Guerri: 0_100 nasce  come un ponte, come il risultato di tante relazioni e contatti. Ci sono dei numeri particolari (stagionali) che nascono su un tema che propongo.. faccio una mission sul sito e sul social network dedicato alla fotografia ( http://www.flickr.com/people/0_100/)  dove propongo un tema, do uno spunto generico.  Dopo aver lanciato un tema in rete, attendo che le persone, da fotografi professionisti a perfetti sconosciuti, mi mandino le loro immagini che lo interpretano. In alcuni casi invito dei fotografi che conosco o che scopro in rete, a mandarmi delle immagini. Mi piace scovare un fotografo per determinate caratteristiche.  0_100 ha assunto nel tempo sempre più ampie dimensioni tanto da creare delle vere e proprie piattaforme ‘tematiche’ con tantissime immagini. Ricevo migliaia di e-mail di proposte.  

ATP: Una cosa di questo tipo, mi ricorda Tim Barber e la sua piattaforma online VICE.

C.G.: Per molti versi sì, lo ricorda. Tim Barber mi ha invitato a partecipare anni fa, nel 2008 se ricordo bene, ad un’edizione del PhotoFestival di New York. Ricordo che aveva iniziato a raccogliere online una grande quantità di materiale fotografico inviatogli da amici fotografi. Dopo questa raccolta visibile online, ha fatto una grande (e bella) mostra  sempre a NY.  Anche la logica che sta dietro a 0_100 è un po’ quella della raccolta di diversi contributi fotografici. Ovviamente hanno un tema che però  viene talmente storpiato dalle varie visioni e sensibilità che non è più leggibile. Il mio scopo è che le varie immagini prodotte da diversi fotografi compongano nel loro insieme un racconto, ma questo non deve essere necessariamente limitato ad una visione. Preferisco che ognuno tracci un proprio percorso nell’interpretazione. Mi affascina mettere insieme artisti molto affermati con autori sconosciuti.

0_100, per molti versi lo considero un laboratorio aperto che non ha delle scadenze ferree come non ha delle regole stabili. Ogni numero è la sintesi di una ricerca costante e continua, in rete ma anche andando a visitare mostre e fiere, scoprendo libri e cataloghi, incontrando e tessendo continue relazioni. Senza contare che la velocità e le modalità dettate dalla rete, a volte impongono un difficile lavoro di selezione per quanto riguarda le immagini. Tutto si affastella talmente in modo compulsivo che è difficile mantenere una visione stabile e coerente.  Questa situazione è aggravata anche dalla reperibilità dell’attrezzatura tecnica. Oggi tutti possono fare delle ‘belle’ immagini… il problema allora diventa scorgere l’originalità in migliaia di scatti, scegliere un immagine rispetto ad un’altra.

2visioni veduta dell'allestimento ph Enrico Amici

2visioni veduta dell’allestimento ph Enrico Amici

Cristiano Guerri,   Beauduc,   2013

Cristiano Guerri, Beauduc, 2013

E’ il turno di Jacopo Benassi che, senza preamboli, esordisce: Con questa serie di foto in bianco e nero di bambini ho voluto, per certi versi, mettere alla prova il pubblico che, conoscendo il mio lavoro, sicuramente resterà stupito per i soggetti che ho scelto. Chi mi conosce o, chi mi scopre in questo momento e andrà a documentarsi sul mio lavoro passato, resterà perplesso vedendo queste immagini. Voglio capire come le persone metteranno in relazione il mio lavoro passato con la semplicità e la purezza di questi volti.”

ATP: Vedendo questa lunga serie di ritratti di bambini, è inevitabile che emergano tanti aspetti del loro carattere, che può nascondere malizia, ambiguità, violenza, cattiveria, ma anche bontà, purezza e semplicità.   

J.B.: Questo lavoro è nato dall’esigenza di cambiare. Ho provato una certa stanchezza nel ritrovarmi sempre dentro i circuiti artistici, con le stesse persone, le stesse logiche e aspettative. Nell’arte e nell’editoria, c’è la tendenza a prediligere l’aspetto dell’intimità …sono arrivato ad un punto che ho detto ‘basta!’. Volevo essere libero di cambiare, anche se ho rispettato il mio modo di fare fotografia. Ad esempio tutte queste foto sono state fatte in un unico giorno e nello stesso luogo, mettendo ogni bambino davanti ad un muro e scattando velocemente. Un po’ come faccio quando mi faccio degli autoscatti..

ATP: Anche Cristiano Guerri ha messo al centro della sua serie fotografica dei bambini. Ovviamente, avete trattato il soggetto, in modo diametralmente opposto. Lui ha immortalato i suoi figli in diverse situazioni: dalle situazioni più banali a momenti che definirei magici. Il taglio che lui ha dato è decisamente più narrativo, è come se avesse voluto raccontare delle storie. Tu invece hai azzerato ogni aspetto narrativo per concentrati sui volti e sulle espressioni.

J.B.: Sì, in effetti ho colto negli occhi di molti bambini delle espressioni che definirei adulte. Si intravede una sorta di malizia e voglia di giocare in modo malizioso.  Devo anche dire che questo lavoro nasce sì dalla voglia cambiare registro rispetto a tutto ciò che ho fatto fin ora, ma è scaturito anche per una vicenda che mi è successa. Senza essere troppo intimista, ti rivelo che quando è morto mio padre, pochi mesi fa… ho provato all’improvvisa la sensazione di essere diventato ‘adulto’ all’improvviso. Anche se ho oltre 40 anni, è come se fino a poco tempo fa mi sentissi ragazzo… insomma non adulto. Sono diventato grande; sono entrato nei panni di mio padre, è come se fossi diventato lui. Anche da questa sensazione nasce questa serie fotografica.

ATP: Dunque l’idea dei bambini nasce da questa esperienza. 

J.B.: Non mi piace il concetto di ‘idea’. Sono contro le idee, le odio. Pensare all’idea di fare una mostra, alle opere che devo esporre ecc… proprio mi irrita. Probabilmente sono diventato intollerante alle ‘idee’ dopo anni di lavoro in mezzo ai pubblicitari che campano di ‘buone idee’. Avevo la nausea della logica “l’importante è l’idea, il resto non conta’. In questa mostra, ad esempio, sono stato molto istintivo e puro. Mi sono chiesto: faccio dei bambini? E il giorno dopo li stavo fotografando, senza tante sovrastrutture o, come dici tu, senza la necessità di rendere una sequenza di immagini per forza narrative. Senza contare che, rispetto alla mia generazione, i bambini oggi, è come se fossero predisposti per essere fotografati. Molti di loro utilizzano già i cellulare e si fanno le foto tra di loro, se le mandano, le condividono. Hanno sviluppato una particolare sensibilità alle immagini e, a maggior ragione, alla propria immagine.  

ATP: Ho come la sensazione che utilizzi la fotografia per ‘scavare’ dentro all’animo umano. Mi sbaglio?

J.B.: Non so se è proprio così, sicuramente penso che fare una buona fotografia non sia necessario avere una padronanza tecnica, l’importante è scattare la ‘foto che ti manca’. Io ad esempio, utilizzo sempre il flash anche quando non dovrei, come se volesse cogliere di sorpresa la realtà, a prescindere che poi il risultato sia una bella o brutta immagine. Il fotografo deve in sostanza saper scegliere. Oggi vedo migliaia di foto assolutamente inutili.  

ATP: Come è nata la fanzine BTomic? .. che poi è anche il nome di un locale che gestisci con amici nella tua città, La Spezia.

J.B.: Quella di produrre delle fanzine è sempre stata una mia grande passione. BTomic nasce per l’esigenza di pubblicare del materiale mio e di altri.  La prima edizione è stata realizzata da me e Federico Pepe (Le Dictateur) e contiene una serie di fotografie di concerti avvenuti al locale Btomic. Il primo numero contiene materiale di Emidio Clemente e Corrado Nuccini, Khan, Nicole Boitos, Canedicoda e molti altri. Oltre alle immagini ci sono anche intervista fatte da me e altri collaboratori, le illustrazioni di Lorenzo D’Anteo, la cover è stata fatta da Pepe. Insomma un lavoro di collaborazione e amicizia.

ATP: C’è un video in mostra, pensato da Federico Pepe. E’ una sorta di vostro ritratto. Com’è nato questo video?

J.B.: Francesca Cattoi (la curatrice della mostra) voleva che ci fosse un video che raccontasse un po’ chi siamo. Federico ha avuto l’idea di riprenderci mentre io e Cristiano mangiamo del pollo. Ci ha ripresi mente, vestiti di tutto punto, ci siamo abbuffati di carne come fossimo due cannibali.

2Visione è una mostra a cura di Jacopo Benassi, Cristiano Guerri e Francesca Cattoi. 

La mostra è visibile fino al 1 Giugno 2014

CAMeC – Centro Arte Moderna e Contemporanea, Piazza Battisti, 1 – La Spezia 

Intervista con la curatrice ?

2visioni veduta dell'allestimento ph Enrico Amici

2visioni veduta dell’allestimento ph Enrico Amici

Jacopo Benassi,   Self-portrait,   2013

Jacopo Benassi, Self-portrait, 2013

In contemporanea sono visibili:

BRUMEGGIARE?LE COLLEZIONI DELLA SPEZIA TRA ARTE, STORIA E TERRITORIO

Progetto di: Francesca Cattoi

Durata: 29 giugno 2013 – 1 giugno 2014

PROJECT ROOM RIPENSARE?LE COLLEZIONI:

LA FOTOGRAFIA ?Progetto di: Francesca Cattoi

Collaborazione alla ricerca: Eleonora Acerbi, Silvia Benvenuti

Durata: 8 dicembre 2013 – 1 giugno 2014

LEGGERE FOTOGRAFIE?A cura di: Francesca Cattoi, Mario Commone, Saul Marcadent?

Documentario: Elena Mattioli, Flavio Perazzini

Durata: 8 dicembre 2013 – 1 giugno 2014

Cristiano Guerri,   0_100,   2visioni,   CameC La Spezia

Cristiano Guerri, 0_100, 2visioni, CameC La Spezia

BTomiczine,   Jacopo Benassi,   2visioni,   CameC La Spezia

BTomiczine, Jacopo Benassi, 2visioni, CameC La Spezia