Jason Dodge,   A permanently open window - Collezione Maramotti 2013,   Reggio Emilia

Jason Dodge, A permanently open window – Collezione Maramotti 2013, Reggio Emilia

Il suo lavoro ha il potere di cancellare tutto il ‘resto’. Semplici e intensi, silenziosi e concentrati, i lavori di Jason Dodge urtano contro la pienezza di un mondo pieno di cose, oggetti, roba. Il termine che mi sembra tra i più calzanti è proprio ‘pulito’. Etimologicamente, ‘rendere unito e lucente a forza di drusciare, lisciare; levare il superfluo e nocivo”. Per molti versi, le sue installazioni tolgono le cose superflue, sporche e lasciano la nuda realtà. Quella che non si nota per disattenzione, per inconsapevolezza o, peggio, perché nascoste dall’abitudine.

Prima di vedere l’installazione permanete alla Collezione Maramotti di Jason Dodge, ho assistito ad una pubblica conversazione tra l’artista e il poeta americano Matthew Dickman. Nell’esordire, l’artista ha sottolineato che la loro collaborazione non ha come obbiettivo quello di produrre oggetti, cose, o nel caso ‘opere d’arte’ bensì idee, concetti filosofici, descrive e comprendere emozioni. Il loro incontro è avvenuto nella terra in divenire della poesia, scritta nel caso di Dickman, ‘oggettuale’per Dodge. Ho seguito la conversazione avendo tra le mani un piccolo libricino dove sono state selezionate alcune poesie di Dickman: liriche semplici, concentrate, espressioniste, dove al magnetismo di un tazza  di caffè si alterna la profonda tristezza provocata dalla scomparsa del fratello del poeta. Molti brani si sviluppano proprio attorno a emozionanti sensazioni date da semplice cose, dicevo una tazza di caffè, una ruota panoramica, la vita ‘interiore’ delle posate, un lampadario che canta, delle bougainvillea.

Una stessa profonda sensibilità unisce questi due talenti e ha come risultato nell’uno delle intense poesie ricche di immagini, mentre nell’altro, delle opere ridotte all’essenziale, silenziose e visivamente statiche.

L’installazione permanete di Dodge, infatti, è fatta di piccoli e consequenziali gesti, prima che di oggetti e materiali. Dalla Collezione, si attraversa un cortile, una strada e un cancello. Giunti a un grande spazio industriale in ristrutturazione, si continua a camminare tra spazi vuoti e una lunga cancellata. Appare ‘A permanently open window’: come descrive il titolo, una finestra permanentemente aperta. Dunque, in teoria, sbagliata e dispettosa. Con il semplice gesto di aprire una finestra, l’artista spalanca, in realtà, un ampio spettro di significati, di emozioni. Apre all’ignoto abisso delle probabilità poetiche che –  non ci è dato capire, ma solo ‘sentire’ – si nascondono nella realtà quotidiana.

Assieme ad un gruppetto di persone, mi avvicino all’ ex torre elettrica. Una persona tra noi ha ricevuto l’onere o il privilegio di poter aprire la doppia porta che ci consente di entrare nello spazio della torre. Una doppia porta spartana in legno di cedro, a due ante consequenziali, robusta, solida, come quelle che si potrebbero trovare in una casa di campagna. Non in una fabbrica e sicuramente non come accesso ad una torretta che conservava dei cavi dell’elettricità ad alta tensione. Ora, al posto dei cavi, delle travi che ritmano lo spazio vuoto e creano un particolare effetto luminoso. Un forte odore di essenze legnose accompagna la nostra visita all’interno della stanza.

Sembra tutto voluto, in realtà l’artista – come molte delle sue opere – trova oggetti, atmosfere, ambienti ‘già fatti’. Lui non fa altro che indicarcene l’esistenza e la portata emotiva che essi posseggono.

La combinazioni inaspettata di oggetti apparentemente famigliari, la scarnificazione – o pulitura – della funzione delle cose,   sono ‘operazioni’ che l’artista compie per creare narrazioni spesso inafferrabili, dunque poetiche, misteriose.

‘A permanently open window’ è un’installazione evocativa, dal significato tanto sfuggente quanto suggestivo. In religioso silenzio, usciamo dalla torretta, la persona che aveva aperto la porta con una chiave conservata in un contenitore di vetro, ora si presta a richiuderla. Ci allontaniamo, ultimo sguardo alla finestra che, imperitura, resterà per sempre aperta.

Jason Dodge,   A permanently open window - Collezione Maramotti 2013,   Reggio Emilia

Jason Dodge, A permanently open window – Collezione Maramotti 2013, Reggio Emilia