Feint © Marnix Goossens

Feint © Marnix Goossens

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Fake plastic trees and walls and curtains and windows and doors and tapestries and…

Marnix Goossens | Yonder |

FOAM | Amsterdam /  fino al 6 ottobre 2013

Testo di Valeria Marchi

Visitando la sede del FOAM, il museo di fotografia contemporanea di Amsterdam, si percepisce un inusuale senso di familiarità, come se si stessero percorrendo le stanze di un paesaggio domestico borghese conosciuto. Tre piani, scale strette, antri minuti e spazi espositivi esigui: il museografo appassionato di white cube, forse, resterebbe perplesso in tale problematicità allestitiva. Fortunatamente, non sono una museografa. Invece, vivo l’esperienza di visita al museo come una passeggiata, scoprendo un inatteso e prezioso tesoro culturale. Terminato nel 1716, l’edificio in Keizersgracht 609 viene utilizzato inizialmente come magazzino. In seguito, il mercante e collezionista d’arte Carel Joseph Fodor lo acquista e nel 1860, alla sua morte, lascia l’edificio e la sua collezione d’arte (151 dipinti, 897 disegni e acquerelli e 302 stampe) alla città. Nel 1863, in Keizersgracht 609 nasce il primo museo di Amsterdam. Dopo alcune traversie e cali di popolarità, nel 1948 l’edificio diventa una dépendance dello Stedelijk Museum. Nel 2002, si trasforma in FOAM.

I lavori di Marnix Goossens, fotografo olandese nato nel 1967 a Leeuward, sono esposti al Foam fino al 6 ottobre in una mostra intitolata Yonder.

V.M.: Sul tuo interesse per i dettagli minuti della realtà e gli oggetti quotidiani. Nel tuo lavoro, sembri affascinato dalle imperfezioni, i buchi, i rimedi temporanei – come il titolo di una delle tue opere della serie Yonder (in italiano si può tradurre con “laggiù”) – l’ambiguità degli oggetti e le porzioni di vita inanimata che fotografi: questo interesse è legato all’idea di “laggiù” che tu hai? Puoi spiegarmi cosa intendi per “laggiù”?

Marnix Goossens: “Laggiù” è un luogo che si può sognare di raggiungere ma che non si raggiunge: è più uno spazio psicologico. Anche un desiderio di essere libero e indipendente, penso. Lo immagino come un’idea idolatrata di perfezione, di come le cose dovrebbero essere nella nostra mente. Sembra un’illusione che scivola tra le dita come un sogno. Nel mio lavoro cerco di raggiungere un “laggiù” guardando alle cose ordinarie che non sono abbastanza perfette ma dando loro attenzione per come esse sono. Le riparo o le rifinisco in un modo grazie al quale il “laggiù” diventa “qui”.

V.M.: Sul tuo interesse per l’artificiale e il falso. Le tue fotografie mi rimandano a un’incerta idea di paradiso artificiale e domestico incarnato negli oggetti, le superfici e le textures. Qual è la tua idea di falso e di vero in fotografia?

Marnix Goossens: La “vera fotografia” e la “finta fotografia” non esistono per me. Finzione e non finzione posso essere mescolati molto bene. Non importa molto se qualcosa è vero o meno, ma importa come, perché e con quali intenzioni rendi qualcosa interessante e significativo.

V.M.: Sul tuo interesse per le textures. Come si vede in alcuni dei tuoi lavori – per esempio Skylight – rivolgi una speciale attenzione alle qualità materiali e microscopiche del reale. Induci gli occhi a credere in una realtà che esiste davvero ma che, per la maggior parte del tempo, non percepiamo. Perché?

Marnix Goossens: Credo ci siano cose belle sia attorno a noi che oltre, che ci possono dare gioia e piacere stando proprio sotto i nostri nasi. Il modo in cui le cose normali possono cambiare solo guardando attraverso una macchina fotografica, isolandole dal loro contesto e osservandole libere da questo, mi dà l’opportunità di rivelare la bellezza dell’ordinario, che può facilmente sfuggire. E’ davvero sorprendente come strane e bellissime cose possono apparire quando sono sole, separate da un contesto più grande come parti di esso. Esse diventano qualcosa di nuovo.

www.marnixgoossens.com

Shack from the Series Yonder,   2012  © Marnix Goossens

Shack from the Series Yonder, 2012 © Marnix Goossens

Fake plastic trees and walls and curtains and windows and doors and tapestries and…

Marnix Goossens |Yonder

FOAM  | Amsterdam

until 6th October 2013

When visiting the FOAM’s headquarter, the museum of contemporary photography in Amsterdam, you will perceive an unusual feeling of familiarity, as if you were walking through the rooms of a well-known bourgeois domestic landscape. Three floors, narrow ladders, tiny rooms and small exhibition spaces: the museographer who is keen on “white cube”, might be at a loss for such an installing criticality. Fortunately, I am not a museographer but I experience the museum visit as a walk, discovering an unexpected and precious cultural treasure. Finished in 1716, in the beginning the Keizersgracht 609 building was used as warehouse. Afterwards, the merchant and art collector Carel Joseph Fodor bought it and in 1860, when he died, he left the building and his collection (151 paintings, 897 drawings and watercolours and 302 etchings) to the city. After some difficulties and decreasing popularity, in 1948 the building became a dépendance of  Stedelijk Museum. In 2002, it turned into FOAM.

Works by Marnix Goossens, Dutch photographer born in Leeuward in 1967, collected in a solo exhibition Yonder until 6th October at FOAM.

Valeria Marchi: About your interest for tiny details of reality and everyday objects. In your work, you seem fascinated by imperfections, holes, temporary remedies – like the title of one of your works of the series Yonder – ambiguity of objects and portions of inanimate life you photograph: is this related to the idea of “yonder” you have? Could you explain what “yonder” means for you?

Marnix Goossens: “Yonder” is a place we can dream about and long for but can’t quite reach: it’s more a psychological space.  Also a yearning to break free and be independent, I think. In the meantime, we daydream and ponder about it. I think of it as an idolized idea about how perfect things could be in our minds. It seems an illusion that slips through your fingers like a dream.  In my work I try to reach yonder to look at ordinary things that are not quite perfect but by giving them attention become what I look for. I repair them or refinish them in a way so yonder becomes here.

V.M.: About your interest for artificial and fake. Your photographs remind me of an uncertain idea of artificial and domestic paradise embodied in objects, surfaces and textures. What about your idea of fake and true in photography?

M.G.:  “True photography” and “Fake photography” do not really exist for me. Fiction and non fiction can mix very well I think. In my opinion it does not matter much if something is true or not, it matters how, why and with what intentions you make something interesting and meaningful.

V.M.: About your interest for textures. As we can see in some of your works – such as Skylight – you pay a special attention to the material and microscopic qualities of reality. You lead our eyes to believe in a reality that really exists although most of the time we can’t perceive it. Why?

M.G.:  I guess there are beautiful things here as well as yonder all around us that can give joy and pleasure right under our noses. The way normal things can change just by looking through a camera, isolating them from their context and see them free from it gives me the opportunity to reveal a beauty of ordinary things that can be easily missed. It’s very surprising how beautiful and strange things can appear when they are alone separated from their part in a bigger context. They can become something new.

www.marnixgoossens.com 

From the series Yonder,   Mountains 2009 © Marnix Goossens

From the series Yonder, Mountains 2009 © Marnix Goossens

Skylight from the Series Yonder,   2011 © Marnix Goossens

Skylight from the Series Yonder, 2011 © Marnix Goossens