Diego Perrone,   Il servo astuto,   Museion Project Room 2013,   foto Luca Meneghel,   courtesy the artist

Diego Perrone, Il servo astuto, Museion Project Room 2013, foto Luca Meneghel, courtesy the artist

Sono state presentate al Museion di Bolzano tre grandi sculture in vetro di Diego Perrone (a cura di Frida Carazzato) . Le opere sono frutto di un lungo processo creativo: l’artista ha elaborato un dettaglio da alcuni ritratti fotografici e l’ha trasformato in disegno per trasferirlo infine nella tridimensionalità della scultura in cera. Da queste forme sono nate le sculture, fuse nei forni di Vetroricerca con una tecnica tradizionale, la fusione a pasta di vetro. La trasparenza e il colore del vetro restituiscono frammenti di fisionomie – il pensiero corre ai profili delle monete, anche di quelle antiche. La rilettura di temi e iconografie classiche della storia dell’arte o provenienti dalla cultura popolare sono infatti cifra caratteristica del lavoro di Diego Perrone.

Grazie alle possibilità del vetro, il riferimento alla moneta e al ritratto contenuto nelle sculture è solo un punto di partenza: le fisionomie e i profili contenuti nelle sculture si confondono allo sguardo e sfuggono ad un’identificazione precisa. Le immagini risultano stranianti, dai diversi colori del vetro emerge un paesaggio quasi pittorico; l’aspetto figurativo della scultura passa in secondo piano e lascia il posto al mistero che racchiude, al non svelato. Come tipico della sua arte, anche in questo lavoro dalle immagini di Diego Perrone se ne generano di nuove e non emerge mai un senso univoco, per una ricerca frutto di un processo creativo continuo.

Diego Perrone,   Il servo astuto,   Museion Project Room 2013,   foto Luca Meneghel,   courtesy the artist

Diego Perrone, Il servo astuto, Museion Project Room 2013, foto Luca Meneghel, courtesy the artist

Diego Perrone,   Il servo astuto,   Museion Project Room 2013,   foto Luca Meneghel,   courtesy the artist

Diego Perrone, Il servo astuto, Museion Project Room 2013, foto Luca Meneghel, courtesy the artist