Desertmed, Le isole deserte del Mediterraneo ♒ Villa Croce

Desertmed, Le isole deserte del Mediterraneo ♒ Villa Croce

Gyaros GR 2010 © Desertmed 2010

Gyaros GR 2010 © Desertmed 2010

Inaugura giovedì 12 dicembre, a Villa Croce, ‘Desertmed, Le isole deserte del Mediterraneo‘: un progetto del collettivo Desermed.

Desertmed è un’ indagine artistica multidisciplinare rivolta alla scoperta delle isole deserte del Mediterraneo che analizza le cause storiche, politiche e geografiche del loro abbandono. Le isole visitate dai membri del collettivo sono state suddivise in categorie a seconda del loro impiego odierno: Isole naturali, private, turistiche, adibite a parchi naturali, divenute sedi di prigioni, di insediamenti militari o industriali.

La ricerca ha identificato circa 300 isole che non permettono lo sviluppo spontaneo di un tessuto sociale.

Isole naturali / Si tratta di isole che per motivi geografici si trovano fuori da rotte commerciali o turistiche, comportano delle difficoltà di approdo o non hanno pozzi di acqua potabile. Spesso sono utilizzate come pascolo per il bestiame o per apicoltura o pescicoltura.
Molte di esse sono costellazioni minori  degli arcipelaghi della Grecia e della Croazia, e furono abbandonate a causa della loro natura impervia o per mancanza di risorse.La dimensione varia da poco più di uno sperone di roccia a vere e proprie montagne che emergono dal mare.
Alcune erano abitate sino all‘ ondata di emigrazione degli inizi del XX secolo.

Isole parco naturale / Isole destinate alla conservazione biologica e all’equilibrio faunistico, integrano in parte la presenza dell’uomo disciplinandone la presenza attraverso strutture a indirizzo scientifico.
Le uniche presenze ammesse sono le Guardie del parco che vivono qui per difendere questo vuoto artificiale. Su queste isole il deserto è desiderato e monitorato da parte dell‘uomo. Il loro
stato selvaggio è previsto e protetto.

Le isole prigione / Isole che sono state destinate a uso penitenziario o correttivo. La vita sull’isola è strettamente regolarizzata da strutture di tipo carcerario. Le differenti motivazioni per il confino

hanno generato e generano tuttora varie tipologie architettoniche e urbanistiche. La geografia particolare dell‘isola impone  naturalmente l‘impossibilità di fuga. Alcune di essi sono state completamente  abbandonate, in altre rimangono alcune strutture penitenziarie abitate dagli ultimi prigionieri in attesa della fine della pena

Isole private / Isole di proprietà di singole personalità o enti sociali. L’accesso e la permanenza hanno gli stessi vincoli e privilegi di ogni altra proprietà privata.

Isole militari / Isole che data la loro posizione funzionano come avamposti strategici. Come zone ad accesso limitato, le isole militari non hanno solo funzione di sicurezza territoriale ma sono anche luoghi per esercitazioni e test, lontani da ogni controllo.
Nel Mediterraneo, queste isole, proprio per la loro posizione geografica strategica, a volte, sono rivendicate da  diversi paesi. Le strutture militari sono generalmente state realizzate durante la seconda guerra mondiale o durante gli anni della  guerra fredda.

Isole industriali / Isole di interesse economico per la presenza di minerali o altre sostanze  commerciabili. L’accesso è a discrezione della società che ha in gestione lo sfruttamento delle risorse. La presenza umana non è stabile: frequentata dai lavoratori durante il giorno, dopo il tramonto, l‘isola diventa  deserta.

Il risultato della ricerca è composto da video, fotografie, disegni, sculture, materiali audio, rilievi, mappe e interviste che tentano di fornire allo spettatore “una cartografia poetica e concettuale” degli unici spazi rimasti liberi nel mediterraneo. Desertmed cerca di rendere visibile l’invisibile attraverso l’interazione tra tecnologie tradizionali e tecnologie digitali innovative, senza privilegiare le une rispetto alle altre, convinti che il confine tra i vari modi di rappresentare possa essere superato.

Il collettivo, conosciuto a livello internazionale, ha esposto in rilevanti sedi quali Berlino, Istambul e Salonicco, inizialmente composto da Giulia di Lenarda, Armin Linke, Amedeo Martegani Giuseppe Ielasi, Renato Rinaldi e Giovanna Silva ad oggi annovera collaborazioni con artisti, fotografi, architetti, sound artist, scrittori e teorici. (Daniele Ansidei, Aristide Antonas, Elina Axioti , Angelo Boriolo, Giulia Bruno, Fabian Bechtle, Antonia Dika, Stefano Graziani, Wilfred Kühn e Simona Malvezzi, Franck Leibovici, Carlo Marchi, Carlo Ratti, Donato Ricci, Stella-Sophie Seroglou, Francesco Siddi, Andrea Tamburini)

L’isola e a maggior ragione l’isola deserta sono nozioni estremamente povere e deboli da un punto di vista geografico; esse possiedono un debole statuto scientifico. Ma questo va a loro onore. Non c’è alcuna unità oggettiva nell’insieme delle isole. Ancora meno nelle isole deserte. Magari l’isola deserta può avere un suolo estremamente povero. Deserta, essa può essere un deserto, ma questo non è affatto necessario. Se il vero deserto è inabitato, esso lo è in quanto non presenta le condizioni di diritto che renderebbero la vita possibile, vita vegetale, animale o umana. Al contrario, che l’isola deserta resti spopolata, resta un puro  fatto che si collega alle circostanze, vale a dire a ciò che la circonda. L’isola è ciò che il mare circonda, ciò che è deserto è l’oceano tutto intorno. Ed è in virtù delle circostanze che le navi passano da lontano e non si fermano mai.

(tratto da: Gilles Deleuze, L’isola deserta e altri scritti. Testi e interviste 1953-1974, Torino 2007)

Habibas DZ © DESERTMED 2010

Habibas DZ © DESERTMED 2010

Pelouzo GR © DESERTMED 2008

Pelouzo GR © DESERTMED 2008

Montecristo IT © DESERTMED 2009

Montecristo IT © DESERTMED 2009

 

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Site: http://www.desertmed-storage.org/

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