Deimantas Narkevicius,   DA CAPO,   Museo Marino Marini,   2013,   Installation view Foto: Dario Lasagni

Deimantas Narkevicius, DA CAPO, Museo Marino Marini, 2013, Installation view Foto: Dario Lasagni

Scopro, non senza stupore, che il significato etimologico della parola ‘storia’ ha radici semantiche nell’atto del vedere, del giudicare e riconoscere. Il suo senso, dunque, si sviluppa non dalla comprensione di qualcosa, bensì dall’osservazione di un evento, un oggetto, una realtà. Nel senso più generico ‘storia’ significa diffusa narrazione di fatti, di avvenimenti, di cose degne da tramandare ai posteri. Nell’approfondire il concetto di ‘storia’, utilizzandola come materia viva e cangiante, l’artista Deimantas Narkevi?ius ne mina il ‘rassicurante’ significato. La doppia matrice – visiva e interpretativa – intrinseca alla storia, come fosse una materia liquida, scivola nelle tante coniugazioni che l’artista ne da con le sue opere cinematografiche e scultoree.

Quali sono, infatti, gli avvenimenti e i fatti ‘degni’ di essere tramandati? E in che modo?

Alla mostra Da Capo, ospitata al Museo Marino Marini, Deimantas Narkevi?ius suggerisce delle ipotesi, dei tagli prospettici su cui riflettere non solo sul senso della storia ma anche sui fatti da tramandare. L’ambiguità e gli orizzonti che i buchi neri della storia conservano, sono proprio i territori di indagine dell’artista: ideologie, ragioni e illusioni politiche, inganni, strumentalizzazioni, abusi di potere, falsificazioni documentarie.  

Intimo (come sempre), misterioso (come ci ha abituati), lo spazio sotterraneo del museo Marino Marino sembra ben sintonizzarsi con l’umore viscerale dell’artista lituano. Quasi vuoto e in semi oscurità, ospita una serie di sculture e video abili nell’indagare e, al tempo, negare il concetto di storia come siamo avvezzi considerare: lineare, consequenziale e inopinabile.

Perché negare il concetto di storia? Perché in essa si insinua la bellezza e ambiguità del dubbio, dell’esperienza personale, dell’interpretazione errante (o errata).

Nelle sue opere – più narrative nei video, più suggestive ed ermetiche nelle sculture e nelle installazioni sonore – Narkevicius crea delle ‘zone di indeterminatezza” tra il reale e il possibile, tra il documentato e l’affabulato. In questa zona d’ombra, l’artista è libero (e liberato) dalla necessità di essere coerente e affidabile: da qui il suo potere evocativo, la forza di essere convincente e suggestivo al tempo stesso.

Perchè la bellezza nella sua opera non viene mai meno, anzi, è quasi sempre ricoperta dalla patina retrò delle sue pellicole 35mm. Indelebili infatti sono i paesaggi innevati di Vilnius (città dove attualmente vive l’artista) che si vedono nell’opera video “Ausgeträumt”. Mi ricordano certi paesaggi di Bruegel, certa pittura nordica dove manca il centro a favore di una scena corale, dove non ci sono piani o figure rilevanti, ma dove tutto è importante.

Sorta di video-clip (la durata del video è di 5’35’’) “Ausgeträumt” (2010) suggestiona per l’atmosfera melodica che crea sia per l’aspetto sonoro che per il rincorrersi delle immagini pittoriche: i suggestivi paesaggi invernali prima, gli interni attempati dall’atmosfera fané poi, la freschezza del gruppo musicale, speranzosi, proiettati verso un avvenire prolifico perché sconosciuto. Questo racconta la delicata opera “Ausgeträumt”: titolo che, non avendo una chiara traduzione in italiano, riduciamo a ‘stato mentale tra il sogno e la veglia’, simbolo evidente di un limbo tra l’incoscienza della giovinezza e la consapevolezza dell’età adulta.  Le inquadrature dopo oltre un minuto di paesaggi sconsolati abbastanza tristi, mostrano il gruppo di ragazzi dalle facce imberbi mentre suonano con passione, ignari del futuro e inconsapevoli della decadenza del contesto in cui vivono.

Nell’altro video, Into the Unknown (2009), Narkevicius presenta uno spaccato di riflessione più ampio, rivelato in parte dalla tecnica cinematografica stessa, il found footage (tecnica per realizzare dei film con un girato preesistente, successivamente riassemblato). L’artista cuce assieme una grande quantità di materiale degli anni ’70 e ’80, prodotto per una nota casa di produzione cinematografica della Germania Orientale per promuovere il sistema di vita socialista. Le immagini rivelano un mondo tanto idealizzato quanto stereotipato, di persone sorridenti, ottimiste e operose. Operai, anziani, infermieri, si muovono in un mondo regolare e regolato dall’ ‘alto’, istruito e costruito, minato però da alcune interferenze sonore e dall’irruzione di alcune voci che esprimono il loro disagio nel vivere in un tale sistema.

Deimantas Narkevicius,   Into the Unknown (2009) Found Film footage,   transferred on to HD video Colour and B&W,   Sound,   English spoken Duration,   19 min. 45 sec.

Deimantas Narkevicius, Into the Unknown (2009) Found Film footage, transferred on to HD video Colour and B&W, Sound, English spoken Duration, 19 min. 45 sec.

Se nelle opere filmiche la discrepanza e l’accavallarsi di presente e passato crea un indefinibile perturbamento, nelle opere scultoree, è l’irragionevolezza delle forme che destabilizzano le nostre percezioni. Da lontano, vedo disseminati nello spazio un armadio, una palla, un tavolo. Più mi avvicino e più prendo consapevolezza che questi oggetti non sono in realtà, un armadio, un tavolo ecc.  Sono il ricordo manomesso di ciò che erano un tempo. Sezionati e ricomposti, nel caso dei mobili, rifatti con un altro materiale (la palla è fatta di bronzo) o sistemati in una rigida linea sul muro (una lunga serie di scarponi sono stati appesi al muro e provvisti di incenso fumante), queste sculture minano la ‘sicurezza’ garantita dagli oggetti, la loro fissità nella nostra abitudine. Inquietano e deformano non solo se stessi (non sono più oggetti di uso quotidiano), ma anche il concetto stesso di scultura: cosa nega ad un tavolo di essere una scultura solo per il fatto di essere composto da due pezzi di legno o ad una palla di essere arte, in quanto composta da una fusione di bronzo?

Per tutta la durata della mostra, ho sentito dei forti boati, dei fastidiosi e costanti rumori. Ora, nell’ultima stanza che visito, capisco la loro provenienza. In una sala della cripta, Narkevi?ius  ha installato ‘Matching the Tu-144’ (2012). La traccia sonora della durata di 10 lunghissimi minuti, altro non è che il montaggio di suoni registrati in un ambiente domestico ‘cuciti’ con suoni d’ambienti scovati dall’artista in vecchie librerie sonore analogiche usate per la miscelazione delle colonne sonore dei film in pellicola. Il nome dell’opera si riferisce al Tupolev TU 144, la versione sovietica del Concorde, ma più grande e più veloce. L’opera sonora di Narkevi?ius , inizia con toni bassi, appena percepibili per poi crescere d’intensità mano a  mano che passano i minuti, fino a diventare un suono quasi insopportabile, la cui intensità corrisponde al suono del jet Tupolev TU 144.

La sensazione che ho provato davanti a questo muro del suono è quasi sconvolgente, sembrava che il rumore avesse la forza e la potenza di spostarmi lievemente i capelli. Da vicino, il sottile rivestimento degli amplificatori tremava. Veramente forte in tutti i sensi.

Deimantas Narkevicius Matching the Tu-144,   2012 Sound piece Duration 10 minutes Edition of 3 (+?1?A.P.) Installation view gb agency,   Independent,   New York,   2013 -  Museo Marino Marini foto Dario Lasagni

Deimantas Narkevicius Matching the Tu-144, 2012 Sound piece Duration 10 minutes Edition of 3 (+?1?A.P.) Installation view gb agency, Independent, New York, 2013 – Museo Marino Marini foto Dario Lasagni

Deimantas Narkevicius,   Ausgetraumt,   2010,   DA CAPO,   Museo Marino Marini,   2013,   Installation view Foto: Dario Lasagni

Deimantas Narkevicius, Ausgetraumt, 2010, DA CAPO, Museo Marino Marini, 2013, Installation view Foto: Dario Lasagni

Deimantas Narkevi?ius,   Ausgeträumt (2010) HD Video transferred on 35mm film and to HD video Colour,    Sound 5 min. 35 sec. - DA CAPO Museo Marino Marini,   Firenze 2013

Deimantas Narkevi?ius, Ausgeträumt (2010) HD Video transferred on 35mm film and to HD video Colour, Sound 5 min. 35 sec. – DA CAPO Museo Marino Marini, Firenze 2013

Deimantas Narkevi?ius,   Ausgeträumt (2010) HD Video transferred on 35mm film and to HD video Colour,    Sound 5 min. 35 sec. - DA CAPO Museo Marino Marini,   Firenze 2013

Deimantas Narkevi?ius, Ausgeträumt (2010) HD Video transferred on 35mm film and to HD video Colour, Sound 5 min. 35 sec. – DA CAPO Museo Marino Marini, Firenze 2013



In occasione della mostra al Museo Marino Marini, il festival Lo Schermo dell’Arte (13-17 novembre), dedica a Deimantas Narkevic?ius la sezione Focus on: saranno presentati cinque suoi film nei quali emerge, attraverso l’uso del found footage e del documentario, una visione della storia influenzata dai ricordi soggettivi con particolare attenzione allo sviluppo sociale dell’Europa sovietica.

Sabato 16 novembre l’artista terra? una lecture, introdotta da Alberto Salvadori, al Museo Marino Marini alle ore 15.45, a cui fara? seguito al Cinema Odeon alle ore 18.00 la proiezione di quattro straordinari capolavori, che ci proiettano nel vivo della sua opera cinematografica:
Revisiting Solaris (2007) nella quale l’attore Donatas Banionis veste nuovamente i panni del personaggio da lui interpretato in Solaris di Andrej Tarkovskij (1972). Questa “rivisitazione”, in cui compare lo stesso Narkevic?ius, si basa sull’ultimo capitolo del libro di Stanis?aw Lew che ispiro? il regista russo ma che fu escluso dalla sua versione cinematografica;  The Role of a Lifetime (2003) film rivelatore della poetica dell’autore basato sul montaggio e sullo scollamento tra l’audio di un’intervista al regista inglese Peter Watkins e le immagini che lo accompagnano: disegni del paesaggio lituano e frammenti di vecchi filmati amatoriali girati nella citta? di Brighton, Gran Bretagna;  Once in the XX Century, e? un film del 2004 che unisce materiali video provenienti da fonti diverse, entrambi relativi alla rimozione di una scultura pubblica di Lenin avvenuta negli anni Novanta. Intervenendo sul montaggio del film, Narkevic?ius ne capovolge la visione, facendoci assistere all’installazione di quel monumento;  The Dud Effect (2008): una vecchia base militare sovietica fa da sfondo alla simulazione del lancio di un missile R-12, messa in scena attraverso un insieme di memorie, fotografie e filmati degli anni Settanta. Il film trae ispirazione da The War Game (1965) di Peter Watkins.

Domenica 17 novembre, sempre all’Odeon alle ore 18.00, sara? invece presentato l’ultimo film di Narkevic?ius Restricted Sensation (2011), dove per la prima volta l’artista fa ricorso alla sceneggiatura, scritta partendo da testimonianze di omosessuali che hanno vissuto il periodo sovietico, e al registro della fiction per raccontare la vicenda di un giovane aspirante direttore di teatro a Vilnius che viene allontanato dall’incarico a causa del sospetto della sua omosessualita?.