David Maljkovi?. Sources in the Air,   2013 Veduta dell'installazione - GAMeC,   Bergamo Foto: © 2013 Antonio Maniscalco,   Milano Courtesy GAMeC - Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo

David Maljkovi?. Sources in the Air, 2013 Veduta dell’installazione – GAMeC, Bergamo Foto: © 2013 Antonio Maniscalco, Milano Courtesy GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo

Testo di Valentina Gervasoni

È lo spazio Zero della GAMeC di Bergamo – il luogo senza dubbio più trasformabile della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo – a ospitare dal 4 ottobre al 6 gennaio Sources in the Air, la personale dell’artista croato David Maljkovi?, curata da Alessandro Rabottini e Andrea Viliani. La mostra è stata l’occasione per ripensare non solo lo spazio ospitante, attraverso la realizzazione site-specific di un allestimento ad hoc, ma soprattutto il format stesso di quella che è stata la terza e ultima tappa di un progetto itinerante che ha coinvolto anche il Van Abbemuseum di Eindhoven e il BALTIC Centre for Contemporary Art di Gateshead.

Mai uguale a se stessa, Sources in the Air, nel sopraggiungere a Bergamo, ha necessariamente dovuto scontrarsi con la necessità evidente di un ridimensionamento, come spiegano l’artista e il curatore. La grande pedana bianca che domina lo spazio, (r)accoglie l’insieme dell’installazione. Essa comprende una vasta gamma di supporti, un mix mediale che unisce e presenta in forma originale, dieci anni di carriera artistica di David Maljkovi?. La multi-medialità è strumento di definizione della sua pratica artistica e di promozione di uno stile di ricerca capace di comprendere criticamente il polimorfismo proprio della realtà culturale attuale. La pedana incoraggia lo spettatore a prendere distanza da essa/dalle opere e a osservare, da una posizione di sudditanza fisica, quanto l’artista croato presenta, capovolgendo in maniera provocatoria la tradizionale percezione dell’arte. L’invito a mantenere le distanze si amplifica poi nella costruzione di un non-dialogo.

Si declina un’indagine sulle proprietà formali specifiche dei media e dell’arte in genere, in cui gli strumenti predisposti alla registrazione, alla riproduzione di un messaggio e successivamente deputati alla conservazione della memoria – come proiettori di film e diapositive, apparecchiature fotografiche e cancelleria da archivio – sono presentati come strumenti muti, a-funzionali e contradditori. La pellicola non diventa mai soggetto d’arte, infatti, è mancante: è solo parte di una narrazione evocativa.  Così da Temporary Projection (2011), in cui le bobine del proiettore 16 mm non solo non girano, ma non hanno nemmeno una pellicola montata e dove la luce dello stesso illumina una parete bianca, con due piccole etichette 8 mm poste ai bordi del quadrato luminoso, si giunge a un secondo Temporary Projection, del medesimo anno, dove uno stand da proiettore regge un parallelepipedo di compensato bianco: ombra geometrica, resto, memoria della macchina. Il proiettore 16 mm innalzato su una sorta di zoccolo monumentale, diventa oggetto: oggetto scultoreo; subisce un processo di “feticizzazione” che conferisce a quest’ultimo un valore meta-artistico. Sviluppo questo, che porta necessariamente a “infinitizzare” il dettaglio: così, una dietro l’altra, emergono le incongruenze dell’installazione. In Untitled (2004) l’orologio digitale incastonato nella struttura è perfettamente funzionante proprio nel suo lampeggiare monco: il tempo non scorre formalmente, alcuni led mancanti non permettono la lettura completa dell’ora segnalata.  In Temporary Projection (2011) l’ombrello fotografico, ovvero quel dispositivo che dovrebbe direzionare i raggi luminosi, genera un intenso cono di luce. Ma è un’illuminare artificioso, apparente. Essendo troppo vicino ai nove dipinti a olio e gesso appesi alla parete, non ne consente la visione. Anche in questo caso, allo spettatore non restano che delle ombre, ombre che rimandano indietro nel tempo, all’approccio iniziale all’arte, da pittore, di Maljkovi?. L’ambiente è pervaso dai rumori del proiettore 16 mm e da glitch che si originano dal centro di Lost Pavillion (2008); per definizione essi non sono altro che suoni ricavati dagli errori prodotti dalle apparecchiature digitali (stridii, distorsioni, etc…) campionati e sintetizzati per ottenere una traccia non musicale, caratterizzata cioè da sonorità atonali.

La messa in scena di Sources in the Air si completa attraverso una serie di collage fotografici nella quale si condensano immagini di lavori realizzati dall’artista nel corso della sua carriera, per costruire una mappatura visiva e concettuale della sua pratica artistica; e con Display for Massimo Minini, riflessione retrospettiva che rende omaggio a uno dei protagonisti della storia dell’arte contemporanea in Italia, creando l’ennesimo cortocircuito della mostra: storia passata di una galleria privata e presente di una personale si fondono, spazio pubblico dell’istituzione e spazio privato della galleria si uniscono, memoria individuale e memoria collettiva si sovrappongono.

David Maljkovi? Display for Massimo Minini,   2008-2013 Compensato,   cartongesso,   neon,   materiali d’archivio Courtesy l’artista e Galleria Massimo Minini  Veduta della mostra 'Sources in the Air' - GAMeC,   2013 Foto: © 2013 Antonio Maniscalco,   Milano Courtesy GAMeC - Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo

David Maljkovi? Display for Massimo Minini, 2008-2013 Compensato, cartongesso, neon, materiali d’archivio Courtesy l’artista e Galleria Massimo Minini Veduta della mostra ‘Sources in the Air’ – GAMeC, 2013 Foto: © 2013 Antonio Maniscalco, Milano Courtesy GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo

David Maljkovi? Display for Massimo Minini,   2008-2013 (particolare) Compensato,   cartongesso,   neon,   materiali d’archivio Courtesy l’artista e Galleria Massimo Minini  Veduta della mostra 'Sources in the Air' - GAMeC,   2013 Foto: © 2013 Antonio Maniscalco,   Milano Courtesy GAMeC - Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo

David Maljkovi? Display for Massimo Minini, 2008-2013 (particolare) Compensato, cartongesso, neon, materiali d’archivio Courtesy l’artista e Galleria Massimo Minini Veduta della mostra ‘Sources in the Air’ – GAMeC, 2013 Foto: © 2013 Antonio Maniscalco, Milano Courtesy GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo

David Maljkovi? Untitled,   2004 (particolare) Piedistallo,   orologio digitale Courtesy l’artista; Metro Pictures,   New York; Annet Gelink Gallery,   Amsterdam  Veduta della mostra 'Sources in the Air' - GAMeC,   2013 Foto: © 2013 Antonio Maniscalco,   Milano Courtesy GAMeC - Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo

David Maljkovi? Untitled, 2004 (particolare) Piedistallo, orologio digitale Courtesy l’artista; Metro Pictures, New York; Annet Gelink Gallery, Amsterdam Veduta della mostra ‘Sources in the Air’ – GAMeC, 2013 Foto: © 2013 Antonio Maniscalco, Milano Courtesy GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo

David Maljkovi? New Reproductions,   2013 Fotografie montate su tavola Courtesy l’artista e Galleria Massimo Minini  Display for Massimo Minini,   2008-2013 Compensato,   cartongesso,   neon,   materiali d’archivio Courtesy l’artista e Galleria Massimo Minini  Veduta della mostra 'Sources in the Air' - GAMeC,   2013 Foto: © 2013 Antonio Maniscalco,   Milano Courtesy GAMeC - Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo

David Maljkovi? New Reproductions, 2013 Fotografie montate su tavola Courtesy l’artista e Galleria Massimo Minini Display for Massimo Minini, 2008-2013 Compensato, cartongesso, neon, materiali d’archivio Courtesy l’artista e Galleria Massimo Minini Veduta della mostra ‘Sources in the Air’ – GAMeC, 2013 Foto: © 2013 Antonio Maniscalco, Milano Courtesy GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo