Fabio Quinto Polvani. Courtesy l'artista

Fabio Quinto Polvani. Courtesy l’artista

Un’esposizione collettiva che nasce da un’ipotesi: la possibilità di rifondare un’esperienza estetica indipendente. Un varco rispetto al dato reale, quello bruto e impoverito dell’oggi – viene inteso come realtà allargata in relazione con la tradizione artistica passata e recente – ma interpretabile in molteplici direzioni.

La collettiva propone nove artisti di diverse generazioni, esperienze e orientamenti, che si pongono in una sorta di ideale continuità con momenti della storia dell’arte in cui sono avvenuti importanti cambiamenti formali e di linguaggio ma che operano in una autonoma relazione rispetto a essi. La scelta delle opere esposte – realizzate in diversi periodi – ribadisce la continuità transgenerazionale di una linea di ricerca che intrattiene con il passato un rapporto di riflessione creativa e di analogia processuale, e che vede la storia come libera fonte di riferimento, da utilizzare nell’autonomia della propria ricerca.

Si pone così un accento sulla differenza, (o différance, citando Derrida) stimolando gli artisti stessi a un dialogo tra loro e tra le diverse formalizzazioni, pittura, scultura fotografia con la possibilità di esprimere le diverse modalità della propria lingua.

A un unico orizzonte progettuale fa riferimento il racconto diviso in piccole tele di Vittoria Chierici che si accompagna ad un video del suo viaggio transoceanico a bordo del cargo Isolde. L’installazione di Horatio Goni riprende la paziente manualità dell’artigiano in un assemblaggio silenzioso e sorprendente di una ritrovata unità circolare e metafisica. Fabio Quinto Polvani presenta una pittura quasi monocromatica, composizioni sperimentali di olii diluiti in vari medium, nei quali le tracce del pennello indagano uno spazio in bilico tra una e più dimensioni. Così come gli analoghi lavori in terra cruda propongono assemblaggi di equilibri istintivi e tattili precedenti ad una progettualità razionale o ludica.

Le ceramiche di Elio Talon rimangono in equilibrio tra figurazione e astrazione: rimandano ad una ciclicità primordiale tra luce e ombra, tra frattura ed unità, tempo umano e minerale.

Un debito evidente con le avanguardie ha caratterizzato il lavoro di Gregoty Rukavina che presenta in queste rare fotografie astratto-numeriche degli anni ’90 un complesso procedimento che vedeva il proprio studio trasformato in una camera ottica. Martuscello presenta una installazione sonora che si fa ambiente tra voce umana, musica concreta e minuti interventi sintetici. Sul concetto del rielaborare lavora Samuele Menin che propone un trittico composto da una doppia, simmetrica scultura, una diapositiva della stessa in prima versione e due incisioni su vetro in siluette in cui ne reinterpreta la forma da diversi punti di vista. Di Ablatic, artista e performer, inventore di sonorità autistiche, vengono presentati alcuni lavori su carta degli anni ’80 e ’90 apparentemente minimali, ma debordanti di un vissuto che dolorosamente ha anticipato in controluce idee e sensibilità diventate poi mainstream: dai Luther Blissett alla Street Art.

La mostra organizzata da Kammeredizioni è la prima tappa di un percorso che la casa editrice di base a Bologna inaugura, proponendosi di dare spessore e continuità ad alcuni eventi ritenuti rilevanti come esposizioni e presentazioni di testi, rimanendo però al di fuori del consueto format promozionale della editoria da galleria d’arte. Kammer, lo ricordiamo, è stata una tra le prime realtà indipendenti ad occuparsi dagli anni novanta di editoria web e recentemente ha riproposto il primo numero della storica rivista online riprendendo le sue pubblicazioni.

Rossella Moratto

Ablatic. Courtesy l'artista

Ablatic. Courtesy l’artista

Samuele Menin. Courtesy l'artista

Samuele Menin. Courtesy l’artista

DATO, VARCO, COMPLEMENTO

Fino al 27 Settembre 2014

Ablatic, Vittoria Chierici, Paolo Fabiani, Horatio Goni, Maurizio Martuscello, Samuele Menin, Fabio Quinto Polvani, Gregory Rukavina, Elio Talon

Elio Talon Art Studio, Bologna

Elio Talon Art Studio, Via Massarenti, 124 Bologna