Danh Vo,   Fabulous Muscles,   Museion,   2013,   exhibition view,   In primo piano: “We the people” © Danh Vo,   courtesy Galerie Chantal Crousel. Foto Othmar Seehauser

Danh Vo, Fabulous Muscles, Museion, 2013, exhibition view, In primo piano: “We the people” © Danh Vo, courtesy Galerie Chantal Crousel. Foto Othmar Seehauser

Intervista a Letizia Ragaglia, direttore del Museion di Bolzano e curatrice della mostra che aprirà i battenti tra pochi giorni di Danh Vo,  “Fabulous Muscles” (dal 18/05 al 01/09/13)

ATP: Perché pensi sia significativa l’opera di Danh Vo ‘We the people’?

Letizia Ragaglia: “We the people” è un progetto pluriennale, monumentale e coraggioso messo in atto da un giovane artista, che si è rapidamente guadagnato l’attenzione internazionale con progetti che erano molto spesso incentrati sulla sua storia personale e su quella della sua famiglia, che ha abbandonato il Vietnam con l’avvento del regime comunista e si è stabilita in Danimarca negli anni Settanta. I diversi frammenti plastici in rame, sia astratti che figurativi del progetto “We the people”, costituiscono delle perfette repliche in scala 1:1 della Statua della Libertà costruita da Frédéric  Bartholdi con l’aiuto di Gustave Eiffel tra il 1870 e il 1880. Il titolo del faraonico progetto deriva dalla prime parole della costituzione americana del 1787 e rappresenta il tentativo di Danh Vo di misurarsi con un lavoro meno personale e più universale: la riflessione sulla libertà e su cosa significhi nel 2013 riguarda ognuno di noi individualmente, ma è anche una tematica che oltrepassa la dimensione di una singola persona.

ATP: Che sensazione hai avuto la prima volta che hai camminato tra i pezzi monumentali dell’opera?

LR: I pezzi sono realizzati con la medesima tecnica a sbalzo con cui è stato realizzato l’originale e hanno lo stesso spessore, ma sono appunto dei frammenti e si presentano in quanto tali, ovvero con una parte frontale lucida e con un retro meno accattivante. Proprio la possibilità di girare attorno a queste parti che sono delle sculture in sé, ma che al contempo rinviano idealmente alla scultura “madre”, alla Statua della Libertà, conferisce loro un fascino specifico e rende intrigante la loro fruizione. 

ATP: Il titolo puo’ essere interpretato in più modi. Perché l’artista ha scelto “Fabulous Muscles”?

LR: “We the people” è il progetto in generale, ma ad ogni tappa Danh Vo presenta i frammenti della Statua della Libertà in un altro contesto e dunque ogni tappa ha ricevuto un titolo individuale. Come ho già avuto modo di sottolineare altrove, Danh Vo non è mai interessato a storie lineari e, anzi, ama mettere insieme cose tra loro apparentemente lontane, gioca su contraddizioni e mancanza di filo logico. “Fabulous Muscles” è il titolo di una canzone gay del gruppo Xiu Xiu, che di primo acchito non ha molto da spartire con la statua americana. Ma, come spesso accade nell’arte di Danh, il titolo è indubbiamente ambiguo: i frammenti scultorei di rame possono benissimo essere visti come una seconda pelle della statua e rinviare alla sua monumentalità e al vigore dei suoi muscoli, non senza un ulteriore pizzico di ironia.

ATP: In relazione alla programmazione del Museion, come si contestualizza questa mostra? In che modo ne prosegue l’indagine sulla scultura contemporanea?

LR: Da diversi anni ormai Museion all’interno della programmazione delle mostre temporanee presenta posizioni di arte plastica che effettivamente scardinano il concetto tradizionale di scultura. Dal dialogo con i nostri mediatori d’arte negli anni è emersa la “confidenza” dei visitatori nei confronti della superficie bidimensionale, ovvero nei confronti della pittura così come della fotografia, mentre si è rivelata una ripetuta diffidenza nei confronti di termini come installazione, assemblaggio, ovvero dei nuovi linguaggi della scultura tout court, che sempre più di rado viene ancora realizzata con materie “classiche” come il marmo ed il bronzo. Con l’intento di avvicinare il pubblico ai nuovi linguaggi della scultura contemporanea, Museion ha realizzato e intende realizzare anche in futuro una serie di mostre che al contempo continuano anche la ricerca e il sostegno dell’istituzione nei confronti dei talenti emergenti sulla scena dell’arte internazionale.

Danh Vo,   I M U U R 2 - Hugo Boss Prize 2012/13 Solomon R. Guggenheim Museum,   New York

Danh Vo, I M U U R 2 – Hugo Boss Prize 2012/13 Solomon R. Guggenheim Museum, New York

Danh Vo,   I M U U R 2 - Hugo Boss Prize 2012/13 Solomon R. Guggenheim Museum,   New York

Danh Vo, I M U U R 2 – Hugo Boss Prize 2012/13 Solomon R. Guggenheim Museum, New York

A NY ho avuto la possibilità di vedere anche la mostra dell’artista al  Solomon R. Guggenheim Museum dove espone – fino al 27 maggio 2013 – per l’ Hugo Boss Prize   I M U U R 2.

Il titolo della mostra  deriva da una formula utilizzata dall’artista Martin Wong (1946-1999) sui suoi biglietti da visita e timbri. Vo è rimasto affascinato dalla vita e dal lavoro di Wong, un pittore visionario e amata figura della scena artistica newyorkese York negli anni ’80 e ’90. Prima di entrare nella mostra, sopra la scritta a lettere cubitali del nome dell’artista, si può vedere un’opera di Wong acquistata da Vo. Nelle ricerche che Vo ha compiuto su Wong, ha scoperto una particolare collezione conservata nella casa della madre a San Francisco: una vastissima raccolta di oggetti che vanno dalla paccottiglia più popolare a souvenir turistici a rare ceramiche antiche e pergamene di calligrafia.  Questa collezione di curiosità, è stata raccolta sia da Wong che da sua madre Florence Wong Fie, ed è continuata fino alla scomparsa dell’artista nel 1999 per AIDS.

L’insieme di oggetti, testimonia l’onnivoro desiderio di Wong di assorbire e capire il suo ambiente culturale. Gran parte della collezione infatti, si concentra sull’espressione alta e bassa della cultura americana. Esistono gruppi di oggetti caratterizzati dalla raffigurazione caricaturale delle tante etnie che compongono il popolo statunitense. Al momento della sua morte nel 1999, la collezione era cresciuta fino a coprire quasi ogni superficie della casa, dove è stata conservato con cura da Florence Wong Fie.

Danh Vo, per il progetto Hugo Boss Prize, ha selezionato una parte della vasta collezione di Wong, per dimostrare quanto la sua ricerca sia molto affine a quella dell’artista scomparso.

Queste le motivazioni che la giuria ha dato per la vittoria di Danh Vo: “We have chosen to award the Hugo Boss Prize 2012 to Danh Vo in recognition of the vivid and influential impact he has made on the currents of contemporary art making. Vo’s assured and subtle work expresses a number of urgent concerns related to cultural identity, politics, and history, evoking these themes through shifting, poetic forms that traverse time and geography.”

Gli altri artisti selezionati erano: Trisha Donnelly, Rashid Johnson, Qiu Zhijie, Monika Sosnowska e Tris Vonna-Michell.

 

Danh Vo,   I M U U R 2 - Hugo Boss Prize 2012/13 Solomon R. Guggenheim Museum,   New York

Danh Vo, I M U U R 2 – Hugo Boss Prize 2012/13 Solomon R. Guggenheim Museum, New York