Dan Graham,   Two Way Mirror / Hedge Arabesque,   2014,   photo Fondazione Zegna / Delfino Sisto Legnani

Dan Graham, Two Way Mirror / Hedge Arabesque, 2014, photo Fondazione Zegna / Delfino Sisto Legnani

Dal 31 maggio scorso, il territorio di Trivero si arricchisce di una nuova opera pubblica voluta dalla Fondazione Zegna che per la sesta edizione del progetto  ALL’APERTO, curato da Andrea Zegna e Barbara Casavecchia, propone un intervento dell’artista americano Dan Graham. La meritoria iniziativa della Fondazione impiega risorse per la promozione dell’arte contemporanea con una politica intelligente che ha trasformato il piccolo paese nel biellese in un museo all’aria aperta che ospita i lavori di Daniel Buren, Alberto Garutti, Stefano Arienti,  Roman Signer e Marcello Maloberti: tutti i progetti sono pensati per la specificità del contesto – alcuni realizzati con la partecipazione degli abitanti – e rispondono a esigenze non solo estetiche e di visibilità ma anche di vivibilità, di accoglienza e di valorizzazione del territorio. Le opere dialogano con la realtà del luogo, ne enfatizzano le storie, riqualificano gli spazi e diventano parte di un panorama quotidiano (come le panchine di Garutti o l’area feste di Maloberti) fruibile da tutti.

In questa ottica nasce anche quest’ultimo lavoro di Graham, personalità eclettica nel panorama contemporaneo internazionale: artista, curatore, scrittore, figura che si muove liberamente tra le discipline. Dagli anni ottanta, si è dedicato alla realizzazione di opere scultoreo-architettoniche – i pavillions – che, con un’attitudine libera e decostruttiva s’inseriscono nel paesaggio reinterpretando in chiave attuale la tradizione dell’architettura da giardino.

Two Way Mirror / Hedge Arabesque definisce tautologicamente l’opera: realizzato in vetro a riflessione differenziata – da un lato trasparente, dall’altro riflettente – ha la forma di un arabesco diviso in due da una siepe. Collocato a valle della spettacolare Conca dei Rododendri, all’intero dell’Oasi Zegna, è un anomalo padiglione, che si propone come ambiente “quasi funzionale” poiché al suo interno non ci si può sedere né riparare dal sole – le panchine dove sostare e rilassarsi sono collocate intorno – , ma come punto di osservazione da dove è possibile guardarsi e guardare attraverso, sperimentando un’immersione visiva nel panorama. Ma c’è di più: è anche un oggetto scultoreo e in quanto tale è il segno che ridefinisce lo spazio circostante: come l’occhio di un ciclone, è posto nella parte inferiore della conca, e la sua circolarità – che corrisponde e richiama quella naturale – imprime un moto e una direzione alla percezione del luogo,  orientando lo spazio e suggerendo allo spettatore un punto di vista privilegiato per un’osservazione partecipe.

Forma simbolica e non mimetica crea uno spazio non definibile, nel quale interno ed esterno si compenetrano visivamente, dialogando senza soluzione di continuità. È quasi una macchina che dà ritmo alla visione e si offre come esperienza mettendo lo spettatore al centro in rapporto paritetico con la natura.

Rossella Moratto

 Dan Graham,   Two Way Mirror / Hedge Arabesque,   2014,   photo Fondazione Zegna / Delfino Sisto Legnani

Dan Graham, Two Way Mirror / Hedge Arabesque, 2014, photo Fondazione Zegna / Delfino Sisto Legnani

 Dan Graham,   Two Way Mirror / Hedge Arabesque,   2014,   photo Fondazione Zegna / Delfino Sisto Legnani

Dan Graham, Two Way Mirror / Hedge Arabesque, 2014, photo Fondazione Zegna / Delfino Sisto Legnani

 Dan Graham,   Two Way Mirror / Hedge Arabesque,   2014,   photo Fondazione Zegna / Delfino Sisto Legnani

Dan Graham, Two Way Mirror / Hedge Arabesque, 2014, photo Fondazione Zegna / Delfino Sisto Legnani

 Dan Graham,   Two Way Mirror / Hedge Arabesque,   2014,   photo Fondazione Zegna / Delfino Sisto Legnani

Dan Graham, Two Way Mirror / Hedge Arabesque, 2014, photo Fondazione Zegna / Delfino Sisto Legnani