Breve intervista a Cristiano Tassinari in occasione della sua mostra Plastitype, alla Galleria Van Der di Torino, a cura di Roberta Pagani. Dal 21/02 al 15/03

ATP: Mi racconti brevemente la mostra?

Cristiano Tassinari: La mostra che presento alla galleria Van Der, curata da Roberta Pagani, è lo sviluppo di alcuni progetti sui quali sto lavorando da due anni. Saranno allestite opere eterogenee sia nella scelta dei materiali che nel loro utilizzo. Dalla pittura “accademica” a strutture metalliche con richiami strutturalisti. Editeremo anche un libro fotografico, in tiratura limitata, che chiarirà in parte le scelte espositive e sarà il vademecum per leggere le tematiche che strisciano sotto la superficie dei lavori.

ATP: Utilizzi un ampio spettro di materiali. Perchè questa scelta?

CT: La scelta dei materiali nasce dall’esigenza di connotare l’installazione in maniera oggettuale con l’uso del ready made, e risponde alla volontà di creare fraintendimenti semantici tra i linguaggi che utilizzo per ciascun lavoro. Mi interessa la relazione che instauriamo con le cose, con i materiali della quotidianità: il rapporto è un continuo doppio movimento di avvicinamento prima e poi di raffreddamento improvviso. Il  tema della mostra potrebbe anche essere lo spostamento di alcune problematiche interne alla pittura verso la scultura e gli oggetti. Mi rendo conto che non sia semplice vedere di fronte a elementi astratti o divertitamente funzionali, un epigono del processo pittorico, ma è proprio questa una delle letture trasversali del mio lavoro.

ATP: A cosa si riferisce il titolo ‘ Plastitype’?

CT: Plastitype è il nome di un’azienda che produceva retini grafici per illustratori negli anni ’80. Nella scelta del titolo non c’è però nessuna seduzione romantica: mi interessano questi oggetti per l’aspetto funzionale per il quale venivano progettati. Erano uno strumento  per rappresentare il mondo. Nella loro forma pura, precedente alla consolidazione del loro valore d’uso, questi oggetti astratti sono come dei codici interpretativi della realtà, degli occhiali attraverso i quali vedere il mondo.

ATP: Quale significato dai al termine di ‘astrazione pura’  in relazione alla grande installazione che presenterai?

CT: Non sono molto interessato all’astrazione pura fine a sé stessa. Nel libro di Primo Levi, Il sistema periodico, ci sono dei racconti che parlano di molecole e problemi inerenti alla chimica, ma è la vita dell’autore a essere raccontata attraverso l’invisibilità della scienza. La vita, come quelle teorie, sono vere per intuizione. Vedo negli spunti offerti da Levi un bellissimo disegno che unisce il fare pratico quotidiano a un più complesso regolatore invisibile. La mia ricerca astratta si riferisce a questo grado nascosto di inconcretezza delle cose.

ATP: Quale reazione dovrebbe avere il pubblico nell’ ‘attraversare’ l’ambiente che hai pensato per la galleria?

CT: Abbiamo costruito due diversi ambienti “comunicanti”: lo spazio fisico della mostra e quello cartaceo interno al libro. Gli “attraversamenti” dentro questi ambienti possono essere molto diversi. Ci sono temi sociali sottintesi, l’omosessualità, e altri più espliciti, la comunicazione massificata e l’abbondanza degli scarti industriali come sottoprodotti del merchandising. Abbiamo fatto scelte che vorrei toccassero lo spettatore. Sono temi scelti per il coinvolgimento avvertito come individuo, prima ancora che come artista.

Cristiano Tassinari,   Plastitype,   Galleria Van Der,   Torino 2013

Cristiano Tassinari, Plastitype, Galleria Van Der, Torino 2013

Criastiano Tassinari,   Plastitype,   Galleria Van Der,   Torino 2013

Criastiano Tassinari, Plastitype, Galleria Van Der, Torino 2013

Cristiano Tassinari,   Plastitype,   Galleria Van Der,   Torino 2013

Cristiano Tassinari, Plastitype, Galleria Van Der, Torino 2013

Cristiano Tassinari, Plastitype

a cura di Roberta Pagani

VAN DER Gallery Via Giulia di Barolo 13/c