Intervista agli Invernomuto in occasione della loro prossima partecipazione al Premio Furla 2013

ATP: Una delle vostre caratteristiche fondamentali, rispetto a tanti altri giovani artisti italiani, è il vostro essere ‘indisciplinati’. Non seguite un formato specifico, spaziate dalla produzione di magazine (ffwd_mag.), installazioni video, lavorate con il suono, avete progetti indipendenti l’uno dall’altro (Simone Bertuzzi con Palm Wine e Simone Trabucchi con Dracula Lewis – Hundebiss), collaborate con eventi mediatici dal vivo ecc. Come vi sentite in questo ruolo di ‘indisciplinati’?

Invernomuto: Nasce tutto in modo molto spontaneo. Forse il fatto di essere un duo ci ha portato a ragionare sempre in modo imprevedibile e a non seguire ambiti disciplinari netti. Molto è derivato dalla nostra formazione e background, singolarmente diversi l’uno dall’altro, ma con molte similitudini; viaggiamo in parallelo, ma sappiamo quanto siano importanti le collisioni. Tendiamo a lavorare sui ‘limiti’, non per costrizione ma per naturale propensione. Ogni volta che approcciamo un progetto, la nostra ambizione è quella di dar vita a un ‘mondo’, ad un immaginario che durante la sua crescita si imbastardisce con altri mondi, attraverso continue collaborazioni e aperture.

ATP: E’ come se un formato prestabilito vi stia stretto, esigendo sempre nuove forme e sviluppi. E’ come se vi annoiaste nel ripetervi e sentite la necessità di trovare sempre nuove forme.

Invernomuto: Non pensiamo si tratti di noia, è più una questione di ‘aderenza’ ai progetti, che hanno di volta in volta diverse necessità. Per noi non c’è differenza tra l’uso di un suono, di un materiale per una scultura o un layout. In base al contenuto e all’approccio che vogliamo attuare nei confronti del progetto decidiamo come e quale output attribuirgli. Essendo – come dici tu – indisciplinati, non ci facciamo molte domande su quale sia il media più appropriato per esprimere dei contenuti. Lo facciamo e basta. Pensiamo che sia piuttosto un fatto generazionale: il nostro percorso formativo e le esperienze che abbiamo vissuto ci hanno portato ad avere un’attitudine inglobante e aperta.

ATP: Da dove nasce il vostro interesse per gli immaginari transculturali contemporanei? Il progetto che porterete per il Premio Furla ha una particolare attinenza con l’integrazione non solo di immaginari ma anche culture e periodi storici molto diversi.

Invernomuto: Ci interessa capire come un evento accaduto in un luogo remoto dell’estrema provincia italiana possa entrare in risonanza con tradizioni appartenenti ad altre storie, vicissitudini e identità. Ti riveliamo solo tre luoghi: Piacenza, Etiopia e Giamaica. Crediamo che un processo sia compiuto quando produce elementi inediti e imprevisti rispetto alla semplice sommatoria delle unità iniziali: la nostra operazione non è di puro accostamento, ma cerchiamo di assecondare le parti, trovare punti di contatto interessanti. In questo senso, forse, si può parlare di processi transculturali, ma con molta cautela.

Invernomuto – Foto: Marta Galli

ATP: Dunque c’è una forte parte narrativa nell’opera con cui parteciperete al Premio Furla, raccontate per molti versi una storia.

Invernomuto: I nostri progetti non hanno mai l’ambizione di raccontare tutto. La ricerca è quasi sempre un punto di partenza, a volte porta a dati tangibili, a volte no. L’opera che presenteremo al Premio Furla si è innescata scavando nel territorio, incontrando persone per immagazzinare informazioni, memorie, documenti; questa fase, tuttavia, non è necessariamente visibile nell’opera. Una storia c’è, ma è ritualizzata, non messa in scena.

ATP: Non c’è un’attitudine documentaria nelle vostre opere.  Spesso nei vostri progetti andate a scoprire alcuni fenomeni culturali legati alla tradizione. Li scovate e ne rivelate molti aspetti significativi. Come vi relazionate con queste scoperte?

Invernomuto: La natura di certi nostri progetti è assolutamente sperimentale. Sono delle interpretazioni, dei punti di vista. Spesso la fase di osservazione è molto lunga e imprevedibile. Lo stesso progetto per il Premio Furla già stava nel cassetto da tempo, ed è maturato molto nel corso dell’ultimo anno, anche di conseguenza a nuove scoperte. Raramente consideriamo un progetto definitivamente chiuso, c’è sempre una possibilità di riapertura e assestamento.

ATP: Ho notato che in molti vostri progetti è importante partire da un fenomeno o evento popolare, magari radicato nella tradizione locale di certi luoghi. In particolare penso a opere come Wax, Relax (2011) – la riproduzione di una grotta presente a Vernasca (Piacenza), che riproduce la grotta di Lourdes – o progetti come Bissera (2007) – riti magici popolari – o ancora, ricerche che spaziano nella scoperta di personaggi eccentrici e fuori dal comune – il  Sig. Preston Boomer (Boomeria, 2009-11). Come pensate che temi così particolari (o locali) siano metafore per riflettere su fatti, personaggi e vicende più ampi?

Invernomuto: Ci interessa costruire un ‘oggetto audiovisivo’ che abbia, accanto all’aspetto descrittivo o narrativo, molte altre chiavi interpretative, magari di non immediata lettura. Restando sempre sull’opera del Premio Furla, abbiamo invitato un personaggio chiave: un musicista ma che è anche un’icona che va ben oltre la specificità musicale. Questo non è dichiarato esplicitamente. Ad ogni modo, anche se non si ha familiarità con quello specifico personaggio, il lavoro non sarà incomprensibile, verrà solo recepito in modo differente. Fa parte di un nostro preciso modo di lavorare: non ci sono punti interpretativi univoci. L’opera è spesso fruibile e godibile per la sua molteplicità di aspetti e simbologie. Anche Wax, Relax, l’opera che citi, è stata presentata in due occasioni espositive differenti tra loro e installata in diversi modi: per Terre Vulnerabili (HangarBicocca, Milano 2011) era stata concepita in modo tale che si sciogliesse durante il corso della mostra, come un organismo mutante, mentre per la nostra personale Simone (Padiglione d’Arte Contemporanea, Ferrara 2011) la scultura è rimasta la medesima, ma immersa in un ambiente di luce, fumo e suono, quest’ultimo realizzato in collaborazione con il produttore Hyeroglyphic Being. Questo meccanismo collaborativo ha per noi importanza vitale, ci nutriamo di altri mondi, e desideriamo farli entrare in risonanza con il nostro; Hyeroglyphic Being è a sua volta un catalizzatore e un creatore di immaginario, un substrato non immediatamente disponibile, ma presente.

Invernomuto, Deattaglio di Negus 2 video projections on wood, airbrush on iron sheet, variable dimension, 2011 installation view, “Simone”, Padiglione d’Arte Contemporanea, Ferrara; curated by Xing; courtesy: the artists;

Invernomuto, LION of JUDAH

Si intitola “ Add Fire” la nona edizione del Premio Furla, riconoscimento biennale d’eccellenza per l’arte contemporanea dedicato ai giovani talenti italiani, presentato oggi a Milano. A firmare il titolo dell’edizione di quest’anno è Jimmie Durham, l’artista – ma anche poeta – statunitense, che farà da padrino al Premio Furla 2013.

La mostra, intitolata “ Add Fire” dal lavoro di Jimmie Durham, comprenderà il lavoro dei 5 artisti finalisti e sarà allestita nella suggestiva cornice dell’Ex Ospedale degli Innocenti a Bologna, complesso monumentale di proprietà della Provincia di Bologna, recentemente valorizzato da un ingente restauro e ridisegno funzionale. L’esposizione sarà inaugurata venerdì 25 gennaio in concomitanza con Arte Fiera e resterà aperta al pubblico da sabato 26 gennaio a domenica 3 febbraio 2013.

I cinque progetti finalisti saranno al centro di una tavola rotonda dedicata alla creatività emergente che si terrà nell’ambito di Arte Fiera, venerdì 25 gennaio, e che vedrà la partecipazione dei curatori e degli artisti della nona edizione del Premio Furla.