Anna Bella Papp,   Untitled 2014. Clay. Courtesy the artist and Fondazione Memmo Arte Contemporanea,   Roma,   Foto Francesco Demichelis

Anna Bella Papp, Untitled 2014. Clay. Courtesy the artist and Fondazione Memmo Arte Contemporanea, Roma, Foto Francesco Demichelis

(English below)

E’ stata da poco inaugurata la mostra Conversation Piece | Part 1 – a cura di Marcello Smarrelli, ospitata alla  Fondazione Memmo – Arte Contemporanea (Roma) fino al 4 giugno -, il primo progetto espositivo di quella che sarà una serie di mostre dedicate agli artisti italiani e stranieri che hanno deciso di svolgere una residenza a Roma, in maniera autonoma o ospiti delle fondazioni, degli istituti di cultura o borsisti presso le Accademie straniere.

Per questo primo appuntamento gli artisti invitati sono:  Francesca Grilli, Josephine Halvorson, Rowena Harris, Isabell Heimerdinger, Thomas Hutton, Corin Hewitt, Tobias Kaspar, Jonathan Monk, Anna-Bella Papp, Eddie Peake, Calixto Ramírez, Su-Mei Tse.

ATPdiary ha posto agli artisti una serie di domande in merito alla loro esperienza romana, cosa li ha affascinati e una domanda in merito all’opera che espongono in mostra.

Per questo primo appuntamento, le brevi interviste di Anna-Bella Papp e Calixto Ramirez

Anna-bella Papp (Chis?ineuCris?, Romania, 1988)

ATP: Qual e? la prima impressione che hai avuto riguardo a Roma?

Anna-Bella Papp : All’inizio, quello che ho trovato davvero toccante e? stato il grande piacere di sorseggiare un Aperol Spritz mentre contemplavo la fontana del Bernini o qualche altra meraviglia del centro storico. E’ stata una delle poche occasioni in cui abbandonarmi ad attivita? puramente turistiche, lontano dalla predisposizione dell’esperto. Mi sembrava assolutamente di fare la cosa giusta, nel momento giusto e nel luogo giusto. E la penso ancora cosi? tutt’oggi.

ATP: Per quanto riguarda la tua residenza in Roma: c’e? qualche opera d’arte, luogo o artista che ti ha influenzato in qualche modo?

Anna-Bella Papp: E’ una domanda difficile. Escludendo Michelangelo, Borromini, Caravaggio, etc., forse chi mi ha influenzato maggiormente e? stato Publius Vergilius Maro, il poeta romano come e? stato descritto nel racconto “La morte di Virgilio”, opera dell’autore austriaco Hermann Broch. E’ semplicemente affascinante fantasticare sul colle Esquilino al tempo di Augusto ed immaginare, da come ho vissuto in questi giorni, che avrei potuto essere il suo vicino di casa, e forse l’amico artista che avrebbe tratto ispirazione da lui, o, perche? no, la musa di una mente cosi? genialmente creativa.

ATP: Quale opera esponi in “Conversation Piece | Part 1”? Perche? l’hai scelta?

Anna-Bella Papp: Il mio contributo all’esposizione consiste in quattro singoli lavori raggruppati insieme, in modo da convogliare i vari aspetti del tema per poi andare oltre. Il primo lavoro scelto e? intitolato “Her face was no longer suffused with the quite intimacy of a Dutch painting”, che, pur essendo un lavoro gia? completato prima di questo invito, in questo contesto sembra acquisire una certa comprensibilita? grazie al suo titolo, come se si riferisse alla fase nascente del genere pittorico chiamato “Conversation Place”; uno spirito sull’orlo di evolversi da uno stile delicato ed intimo in qualcos’altro, spesso in estremo contrasto con la sua fase precedente. Gli altri tre lavori sono senza titolo e, sebbene siano stati creati con la prospettiva dell’esposizione in testa, la composizione nel suo insieme non e? da intendere come una serie, o un insieme ben definito da circoscrivere alla sola specificita? di questa esposizione. Al contrario, contribuisce a rendere piu? complessi gli altri contenuti attraverso la condivisione di un ambiente comune,  esattamente come, metaforicamente parlando, il gruppo di artisti sta temporaneamente a Roma, dove i loro lavori vengono visti tutti insieme.

Elena Bordignon

(Ha collaborato Marco Arrigoni)

Anna-Bella Papp - Conversation Piece | Part 1,   Installation view,   Courtesy Fondazione Memmo – Arte Contemporanea,   Roma Foto Francesco Demichelis

Anna-Bella Papp – Conversation Piece | Part 1, Installation view, Courtesy Fondazione Memmo – Arte Contemporanea, Roma Foto Francesco Demichelis

Calixto Ramìrez (Reynosa, Tamaulipas, México, 1980)

ATP: Qual e? la prima impressione che hai avuto riguardo a Roma?

Calixto Ramirez: Sono venuto in questa citta? la prima volta 13 anni fa. Dormii nella casa di un cinese che sosteneva che eravamo in un ostello. Una notte, rimasi a dormire per strada, da qualche parte nei sobborghi romani, sulle scale di una chiesa, fuori all’aperto. Vidi alcuni punks con i loro cani sdraiati sulle stesse scale. Ero cosi? stanco da non avere le forze per tornale in quell’”ostello”, quindi decisi di unirmi a loro. Mi svegliai verso le 6/7 circa del mattino, svegliato dagli spazzini che pulivano le strade. Sentii qualcosa che era piu? di una semplice impressione. Ma si sa, e? impossibile non rimanere meravigliati dallo spazio della citta? in cui cammini per la prima volta. E la cosa buona e? che, pur stando a Roma ormai da oltre un anno e tre mesi, sono costantemente stupito

ATP: Per quanto riguarda la tua residenza in Roma: c’e? qualche opera d’arte, luogo o artista che ti ha influenzato in qualche modo?

Calixto Ramirez:  Beh prima di tutto ogni volta che sono in uno spazio pubblico in cui posso vedere un Caravaggio o un Bernini, mi prendo il mio tempo e rimango ad osservarlo. Ora come ora non posso dire che questo mi influenzi, ma sicuramente, una volta che lascero? Roma, qualcosa di tutto questo apparira? nel mio lavoro. Parlando della citta? nel suo complesso, possiamo dire che essa stessa, nel suo essere, mi influenza. E non perche? è Roma, e? solo perche? cammino parecchio, cosi? ogni volta io sto assorbendo informazioni dallo spazio circostante. E per quanto riguarda gli artisti, amo l’umore e la concettualizzazione di Piero Manzoni, la violenza e l’eleganza di Lucio Fontana, la forza e il peso di Jannis Kounellis. Quindi ovviamente essi influenzano il mio lavoro, e non solo nel linguaggio formale, ma nella stessa attitudine di essere artista.

ATP: Quale opera esponi in “Conversation Piece | Part 1”? Perche? l’hai scelta?

Calixto Ramirez:  Presentero? tre lavori che parlano dell’idea di casa in forme differenti. Un gioco, un ricordo ed una tragedia. E propongo tali opere perche? non voglio presentare qualcosa che sia gia? stato fatto, voglio rischiare, lavorare direttamente nello spazio con un lavoro che non controllo al 100%.

Calixto Ramirez,   Un sasso nella scarpa,   2015. Wood,   shoe,   sand and fan,   variable dimensions. Courtesy the artist and Fondazione Memmo Arte Contemporanea,   Roma - Foto Francesco Demichelis

Calixto Ramirez, Un sasso nella scarpa, 2015. Wood, shoe, sand and fan, variable dimensions. Courtesy the artist and Fondazione Memmo Arte Contemporanea, Roma – Foto Francesco Demichelis

Anna-bella Papp (Chis?ineuCris?, Romania, 1988)

ATP: What are your first impressions you had about Rome?

Anna-bella Papp: What I found really impressive in the beginning, was the sheer pleasure of sipping an Aperol Spritz while contemplating some Bernini fountain or other marvels of the historic centre; it was one of the few occasions to indulge myself in a purely touristic activity devoid of the connoisseur’s flair, but it totally felt like doing the right thing in the right time and right spot – and I still think of it that way. 

ATP: Regarding your stay in Rome: is there any artwork, place or artist that influenced you in some ways?

Anna-bella Papp: That’s a hard question… setting aside Michelangelo, Borromini, Caravaggio, etc, perhaps the most powerful influence came from the character of Publius Vergilius Maro, the Roman poet, as described in the novel “ The Death of Virgil” written by the Austrian author Hermann Broch. It is just fascinating to daydream about the Esquiline Hill in the times of Augustus and to imagine that, have I lived in those days, I could have been the neighbour, and maybe even a fellow artist to draw inspiration from him, or why not, to be the muse of such a brilliantly creative mind.

ATP: Which artwork will you show in “Conversation Piece | Part 1”? Why did you choose it?

Anna-bella Papp: My contribution to the exhibition consists of four individual works grouped together so as to convey various aspects of the theme and beyond. The first work to be chosen is titled “ Her face was no longer suffused with the quite intimacy of a Dutch painting “, which while being a work already finished beforehand of the invitation, in this context appears to be gaining a certain intendedness through it’s title, as if referring to the nascent of the genre painting called “Conversation Piece”, a spirit at the brink of evolving from a delicate and intimate in style into something else, often in stark contrast with it’s precedent. The other three works are untitled, and although crated with the prospect of the show in mind, the arrangement as a whole is not a series, or a definite group to be limited to the sole specificity of this occasion, but nonetheless, contribute to, and complicate each others content by sharing a common ambiance just like, metaphorically speaking, the group of artists being temporarily in Rome and who’s works are seen together here.

Anna Bella Papp,   Untitled 2014. Clay. Courtesy the artist and Fondazione Memmo Arte Contemporanea,   Roma,   Foto Francesco Demichelis

Anna Bella Papp, Untitled 2014. Clay. Courtesy the artist and Fondazione Memmo Arte Contemporanea, Roma, Foto Francesco Demichelis

Calixto Ramìrez (Reynosa, Tamaulipas, México, 1980)

ATP: What are your first impressions you had about Rome?

Calixto Ramìrez: My first time in this city was 13 years ago. I slept in the house of a chinese that used to say that we were in an hostel. Other night, I slept in the street, some where in downtown, in the stairs outside a church. I saw some punks with their dogs lying in the stairs, and I was so tired to return to the “hostel”, so I join them. I wake up like at 6 or 7 in the morning, because the sweepers were cleaning the street. I had a feeling more than an impression. But you know, it’s impossible not to get amazed by the space the first time you walk the city, and the good thing, is that after a year and three months that I´ve been living in Rome, I still get amazed.

ATP: Regarding your stay in Rome: is there any artwork, place or artist that influenced you in some ways?

Calixto Ramìrez: Well all the time that i´m near to a public space where I can see a Caravaggio or Bernini, I take my time to wach it. Right now, I can´t say that it´s an influence, but for sure, when I leave Rome, something of that information, it´s going to appear in my work. Talking about the space, we can say that the whole city it´i an influence. Not because it´s Rome, it´s just that I walk a lot, so all the time i´m sucking information of the space. And about the artists, I like the humor and conceptualization of Piero Manzoni, the violence and elegance of Lucio Fontana, the force and weight of Jannis Kounellis. So for sure, they have influence my practice, not only in the formal language, also in the attitude of being an artist.

ATP: Which artwork will you show in “Conversation Piece | Part 1”? Why did you choose it?

Calixto Ramìrez: I will present 3 works that talks about the idea of home in different ways. A joke, a memory and a tragedy. And I propose these works because I don´t want to present something that it´s already done, I want to take risks, working directly in the space with a kind of work that I don´t control at 100%.

Calixto Ramirez,   Per yo ya no soy yo,   y mi casa ya no es mi casa,   2015. Rubbish and water. Courtesy the artist and Fondazione Memmo Arte Contemporanea,   Roma - Foto Francesco Demichelis

Calixto Ramirez, Per yo ya no soy yo, y mi casa ya no es mi casa, 2015. Rubbish and water. Courtesy the artist and Fondazione Memmo Arte Contemporanea, Roma – Foto Francesco Demichelis