(English version below)

Continuano le brevi interviste che ATPdiary dedicata alla mostra Conversation Piece | Part 1 – a cura di Marcello Smarrelli, ospitata alla  Fondazione Memmo – Arte Contemporanea (Roma) fino al 4 giugno -, il primo progetto espositivo di quella che sarà una serie di mostre dedicate agli artisti italiani e stranieri che hanno deciso di svolgere una residenza a Roma.

Per questo primo appuntamento gli artisti invitati sono:  Francesca Grilli, Josephine Halvorson, Rowena Harris, Isabell Heimerdinger, Thomas Hutton, Corin Hewitt, Tobias Kaspar, Jonathan Monk, Anna-Bella Papp, Eddie Peake, Calixto Ramírez, Su-Mei Tse.

ATPdiary ha posto agli artisti una serie di domande in merito alla loro esperienza romana, cosa li ha affascinati e una domanda in merito all’opera che espongono in mostra.

Per questo terzo appuntamento, le brevi interviste di  Francesca Grilli, Jonathan Monk e Rowena Harris.

Conversation Piece | Part 1 ? Josephine Halvorson | Corin Hewitt | Isabell Heimerdinger

? Conversation Piece | Part 1 ? Anna-Bella Papp | Calixto Ramirez

Francesca Grilli,   Faster than light,   2014. Video. Courtesy the artist and Fondazione Memmo Arte Contemporanea,   Roma - Photo Francesco Demichelis

Francesca Grilli, Faster than light, 2014. Video. Courtesy the artist and Fondazione Memmo Arte Contemporanea, Roma – Photo Francesco Demichelis

Francesca Grilli

ATP: Qual e? la prima impressione che hai avuto riguardo a Roma?

Francesca Grilli: Ho gia? vissuto a Roma nel 2012/2013 per un’altra residenza al museo Macro. Nell’ultimo periodo, sono stata invitata a trascorrere quattro mesi all’American Academy. Roma e? un posto caotico, e? quasi impossibile lavorare, e? assai difficile finire le cose nel tempo richiesto, ma…sono innamorata di questa citta? e dei suoi cittadini. Ho realizzato due lavori important grazie a due istituzioni pubbliche: Istituti per i Beni Sonori ed audiovisivi e Istituto Centrale per la Grafica. Sebbene Roma sia molto difficile da vivere, mi ha accolto ed aiutato a fare importanti cose che sono accadute solo in un secondo momento.

ATP: Per quanto riguarda la tua residenza in Roma: c’e? qualche opera d’arte, luogo o artista che ti ha influenzato in qualche modo?

Francesca Grilli: Ho ottimi amici a Roma ed ognuno di essi mi ha influenzato! Ogni volta che passo del tempo a Roma, penso a quanti artisti stranieri del passato sono stati ispirati da questa citta?, per ragioni differenti. Ho fatto alcune ricerche su Francesca Woodman, sul suo periodo a Roma e sulla sua relazione con gli artisti del “Gruppo di San Lorenzo” negli anni ’70. Camminando per le vie romane, talvolta vedi la Woodman camminare su quelle stesse vie. Non so perche?. Forse perche? la amo follemente da quanto ero molto piccola. Lei e? da sempre la mia ispirazione.

Francesca Woodman,   Roma

Francesca Woodman, Roma

ATP: Quale opera esponi in “Conversation Piece | Part 1”? Perche? l’hai scelta?

Francesca Grilli: Esporro? due opere: il mio ultimo video ed una perfomance, entrambi riguardanti il tema del “resistant body”, come una veritiera testimonianza del tempo. Il nuovo video “Faster than light” (2014) si propone di andare oltre la mia produzione corrente coinvolgendo le terza eta?: la considerazione di un corpo anziano come una testimonianza della sopravvivenza e della custodia del piacere. Il video confronta l’infanzia alla vecchiaia, attraverso una dimensione interpretativa che considera il corpo, il futuro, il passato e il presente attraverso la chiromanzia.

“I want to underline the sense of responsibility and intensity that only children can have, placing them in a dimension of global and authentic vision of the world”. In questo passaggio, il tempo si ferma, scompare, perde d’importanza. Questo concetto di “disapperaing time” e? presente anche nella performance che presentero? il 4 giugno a mezzanotte, “Enduring midnight” (2007). Io considero una forma di ribellione contro il potere centralizzato ogni immagine poetica che oltrepassa l’immaginario conosciuto per creare speranza.

Jonathan Monk,   The World In Gay Pride Flags,   2013. Sewn Fabric Collage. Courtesy: the artist and Fondazione Memmo Arte Contemporanea,   Roma - Photo Francesco Demichelis

Jonathan Monk, The World In Gay Pride Flags, 2013. Sewn Fabric Collage. Courtesy: the artist and Fondazione Memmo Arte Contemporanea, Roma – Photo Francesco Demichelis

Jonathan Monk

ATP: Qual e? la prima impressione che hai avuto riguardo a Roma?

Jonathan Monk:  Era l’estate del 1987 ed il mio ricordo attuale non coincide con quanto c’era allora… Arrivai a Termini, era affollata ed io ero stanco. Sono stato trascinato nel ventre della città eterna prima di fuggire verso le montagne…

ATP: Per quanto riguarda la tua residenza in Roma: c’e? qualche opera d’arte, luogo o artista che ti ha influenzato in qualche modo?

Jonathan Monk: Alighiero e Boetti

ATP: Quale opera esponi in “Conversation Piece | Part 1”? Perche? l’hai scelta?

Jonathan Monk:  “The World in Gay Pride Flags”, che è una mappa del mondo fatta da più bandiere del Gay Pride diverse per dimensioni. Ho scelto questo lavoro in quanto disponibile ed adatto al contesto.

Rowena Harris,   Skin on Skin (Outlines 1,   2 & 3),   2014. Steel,   concrete,   silicon rubber,   mix                        media elements. Courtesy: the artist and Fondazione Memmo Arte Contemporanea,   Roma Photo Francesco Demichelis

Rowena Harris, Skin on Skin (Outlines 1, 2 & 3), 2014. Steel, concrete, silicon rubber, mix media elements. Courtesy: the artist and Fondazione Memmo Arte Contemporanea, Roma Photo Francesco Demichelis

Rowena Harris 

ATP: Qual e? la prima impressione che hai avuto riguardo a Roma?

Rowena Harris:  La mia prima impressione di Roma e? stata quella di travolgente prosperita? di potenziali idee – una ricchezza a proposito di possibilita? per fare nuovi lavori. C’e? cosi? tanto da prendere nell’atto dell’andare da un luogo verso quello seguente, nell’esperienza estetica – in architettura, in storia, nel modo di vedere le cose attraverso i vari livelli per cui Roma e? cosi? famosa, nelle persone ovunque, così come negli attacchi del corpo. Ho deciso che molte di queste cose sarebbero state conservate per un uso futuro, in modo che potessi cominciare da qualche parte per poi investigare una o due idee in particolare. 

ATP: Per quanto riguarda la tua residenza in Roma: c’e? qualche opera d’arte, luogo o artista che ti ha influenzato in qualche modo?

Rowena Harris: Direi che l’influenza maggiore non e? derivata da una cosa, un artista o un luogo nello specifico, ma piuttosto dall’esperienza stessa dello stare in citta?: camminare per le strade, le architetture, il ritmo della vita di tutti i giorni. Mi sono concentrato sulle differenze concrete / corporee del vivere in un ambiente nuovo, in contrapposizione con cio? che, invece, conosco bene di Londra. Qui c’e? una maggiore consapevolezza del corpo (importante forse?). In realta? potrebbe essere un cliche?, ma l’esperienza del Pantheon dimostrerebbe bene uno spazio – grande, echeggiante e forse costruito per l’esperienza umana – che non puo? fare a meno di mettere il corpo qui fermo in modo calmo e consapevole. In seguito a questo, ho anche indagato l’immagine del corpo attraverso certa scultura romana antica – concentrandomi particolarmente sugli oratori, alla cui gestualita? delle mani e? data importanza in quanto imbevuta di un certo particolare significato, e vedendo questo in contrapposizione alla condizione della mano al giorno d’oggi e a quanto si potrebbe dire del “gesto” nel clima contemporaneo.

ATP: Quale opera esponi in “Conversation Piece | Part 1”? Perche? l’hai scelta?

Rowena Harris: Sto esponendo sia un lavoro scultoreo (in tre parti) -“Skin on Skin (Outlines 1, 2 & 3)” (2014)- sia un lavoro-audio -“Skin on Skin (Walking around looking for my soul)” (2015)-, che si ascolta con delle cuffie senza fili: entrambi sono stati creati durante la mia permanenza a Roma. Ho scelto questi lavori in un dialogo con Marcello, in quanto, nel loro formato, contribuiscono al mio interesse per il corpo – un dialogo col corpo dei visitatori. A livello di ricerca, mi interessa la fratturazione del corpo che e? avvenuta attraverso il clima digitale e contemporaneo. Penso spesso alle dita catturate nelle immagini di Instagram come ad un’analogia per questa idea astratta – le dita vengono amputate e rimosse. Circolano in diversi angoli, comunque ed ovunque. Esistendo da sole, senza il corpo, nell’etere. Fratturate, dislocate, moltiplicate e diffuse attraverso il tempo e lo spazio.

La scultura e l’audio lavorano complementariamente insieme -l’audio e? una voce senza corpo-, entrambe senza un corpo sulle cuffie senza fili, ma la voce esprime anche la sua propria esperien- za disincarnata. Con le cuffie lo spettatore puo? muovere il suo corpo nello spazio in un modo auto referenziale – l’audio e? una traccia di un corpo assente e all’immaginazione del visitatore e? richie- sto di raffigurarsi questo. La scultura in tre parti occupa tre zone diverse della galleria. Come fossero contorni astratti di forme del corpo, similmente al lavoro-audio, agli spettatori e? richiesto di riempire lo spazio lasciato vuoto dai loro corpi immaginari. La scultura e l’audio lavorano insieme e saldamente con i corpi degli spettatori nell’attuale spazio della galleria.

Elena Bordignon

(Ha collaborato Marco Arrigoni)

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Conversation Piece | Part 1 ? Francesca Grilli, Jonathan Monk e Rowena Harris

Francesca Grilli

ATP: What are your first impressions you had about Rome?

Francesca Grilli: I already have been living in Rome in 2012/2013 for another residency at Macro Museum. During the last period I was invited to spend 4 months at the American Academy. Rome is a chaotic place, it is almost impossible to work, very hard to get things done on time, but… I ‘m in love with the city and the people. I made two important artworks produced by public institutions: ISTITUTO PER I BENI SONORI ED AUDIOVISIVI and ISTITUTO CENTRALE PER LA GRAFICA. Even if Rome is a hard place to live, she welcomed me and helped me in making important things that happened later in my life.

ATP: Regarding your stay in Rome: is there any artwork, place or artist that influenced you in some ways?

Francesca Grilli:  I have good friends in Rome, all of them inspired me! Everytime I spend a period of time in Rome, I often think about other foreigner artists from the past, getting inspired by the city, for different reasons. I did some research about Francesca Woodman, her staying in Rome and her relation with the artists of Gruppo di San Lorenzo in the ’70. Walking on the streets of the city, sometimes I see Woodman walking the same streets. I do not know why. Maybe because I adore her since when I was very young. She has always been my inspiration.

ATP: Which artwork will you show in “Conversation Piece | Part 1”? Why did you choose it?

Francesca Grilli: I will show two artworks: my last video in dialogue with a performance, both on the theme of the resistant body, as a truthful testimony of time. This new video “Faster than light” (2014), aims to go beyond my current production involving the third age: the consideration of an aged body as a witness of survival and custodian of will. The experiment in the film, compares infancy and old age within an interpretative dimension that consider the body, the future, the past and the present, through chiromancy.

“I want to underline the sense of responsibility and intensity that only children can have, placing them in a dimension of global and authentic vision of the world”. In this passage, the time breaks, it disappears, is no longer important. This concept of disappearing time is also present in the performance I will show on the 4th June at 00:00, “Enduring midnight” (2007). I consider a form of rebellion against centralized power, every poetic image that cracks the known imaginary and creates hope.

Francesca Grilli,   Faster than light,   2014. Video. Courtesy the artist and Fondazione Memmo Arte Contemporanea,   Roma - Photo Francesco Demichelis

Francesca Grilli, Faster than light, 2014. Video. Courtesy the artist and Fondazione Memmo Arte Contemporanea, Roma – Photo Francesco Demichelis

Jonathan Monk

ATP: What are your first impressions you had about Rome?

Jonathan Monk: It was the summer of 1987 and my memory isn’t what it was…  I arrived at Termini – it was busy and I was tired. I was dragged into the underbelly of the Eternal City before escaping to the mountains…

ATP: Regarding your stay in Rome: is there any artwork, place or artist that influenced you in some ways?

Jonathan Monk: Alighiero e Boetti

ATP: Which artwork will you show in “Conversation Piece | Part 1”? Why did you choose it?

Jonathan Monk: The World in Gay Pride Flags which is a world map made from a number of different sized Gay Pride flags. I proposed this particular work because it was available and fitted the context.

Conversation Piece | Part 1,   Installation view,   Courtesy Fondazione Memmo Arte Contemporanea,   Roma - Photo Francesco Demichelis

Conversation Piece | Part 1, Installation view, Courtesy Fondazione Memmo Arte Contemporanea, Roma – Photo Francesco Demichelis

Rowena Harris 

ATP: What are your first impressions you had about Rome?

Rowena Harris: My first impressions of Rome were of an overwhelming wealth of potential ideas – a richness in scope of possibilities for making new work. There is so much to take in from one step forward to the next – in architecture, in history, in ways of seeing things through the various different levels that Rome is so famous for, of people everywhere, of attacks on the body – on aesthetic experience. A lot of this, I decided, would be stored for future use in order that I could start somewhere and investigate one (or two) particular idea(s) that would continue and expand research ideas that I brought with me.

ATP: Regarding your stay in Rome: is there any artwork, place or artist that influenced you in some ways?

Rowena Harris: I would say that the most important influence has not been of one thing, artist, place, in particular but rather an experience of being in the city. Walking through the streets, the architecture, the rhythm of lived experience. I concentrated on being aware of the differences in a bodily experience in juxtaposition to what I know well from London. A much greater awareness (importance even?) is given to the body here. However clichéd it might be, the experience of the Pantheon might illustrate this well – a space – grand, echoey, and perhaps built for a human experience – this can’t help but place the body firmly in this space in a calm and aware way. Following this I have also been investigating the image of the body through certain Ancient Roman sculpture – concentrating predominantly on orators where the gestures of the hand are given importance and imbued with certain and particular meaning, and reading this against the condition of the contemporary hand and what this might say about “gesture” in the contemporary climate.

ATP: Which artwork will you show in “Conversation Piece | Part 1”? Why did you choose it?

Rowena Harris: I am showing both sculptural work (in three parts) – Skin on Skin (Outlines 1, 2 & 3), 2014 and an audio work Skin on Skin (Walking around looking for my soul), 2015 that is received on cordless headphones – all of which have been created whilst I have been in Rome. I chose these works in conversation with Marcello as, in their format, they underpin my interest in the body – a conversation with the viewers body. At a research level I am interested in a fracturing of the body that has come about through the digital, contemporary climate. I often think of fingers caught in Instagram images as an analogy for this abstract idea – fingers are amputated and removed. Circulated in different corners of wherever and everywhere. Existing alone, without the body, in the ether. Fractured, dislocated, multiplied and spread across time and space.

The sculptural work and audio work compliment each other – the audio work is a disembodied voice – both without a body on the cordless headphones but the voice also expresses it’s own disembodied experience. With the headphones the viewer, can move their own body through the space in a self-referential way – the audio is a trace of an absent body and the viewer’s imagination is required picture this. The sculptural work in three parts occupy 3 different areas of the gallery space. As abstracted outlines of body shapes, similarly to the audio work, the viewer again is require to fill in the space left from their own imaginative bodies. The sculptural and audio work together work closely with viewers body in the actual space of the gallery.  

Rowena Harris,   Skin on Skin (Outlines 1,   2 & 3),   details,   2014. Steel,   concrete,   silicon rubber,   mix media elements. Courtesy: the artist and Fondazione Memmo Arte Contemporanea,   Roma - Photo Francesco Demichelis

Rowena Harris, Skin on Skin (Outlines 1, 2 & 3), details, 2014. Steel, concrete, silicon rubber, mix media elements. Courtesy: the artist and Fondazione Memmo Arte Contemporanea, Roma – Photo Francesco Demichelis