BACKSTAGE - foto Valeria Tomasulo - THE CAST,   Clemens von Wedemeyer,   Maxxi Museo Roma

BACKSTAGE – foto Valeria Tomasulo – THE CAST, Clemens von Wedemeyer, Maxxi Museo Roma

E’ stata presentata oggi al  MAXXI la mostra dell’artista tedesco  Clemens von Wedemeyer, The Cast. La mostra ruota attorno ai temi della memoria, dei meccanismi della finzione cinematografica e, non ultimi, temi attuali come la perdita e i diritti del lavoro. L’allestimento suggestivo e ad hoc per la Galleria 5 del Maxxi, immerge lo spettatori in un’atmosfera d’altri tempi dove il passato si mischia al presente, dove i trascorsi splendori di Cinecittà rivivono nelle immagini video di von Wedemeyer.

Alcune domande alla curatrice Giulia Ferracci.

ATP: ‘The Cast’, il film presentato alla Galleria 5 del Maxxi di Clemens von Wedemeyer, è un’opera complessa e affronta più tematiche legate al linguaggio cinematografico, ma non solo. Quali sono e perchè sono importanti?

Giulia Ferracci: The Cast si compone di quattro capitoli nei quali è rappresentata la dialettica tra ciò che resta dal passato e ciò che avanza dal futuro. Gli oggetti di scena, scelti come unità linguistica del percorso, raccontano il cinema come realtà che tramonta a favore dell’era del backstage, dei reality e dei contenuti speciali. La mostra affronta quindi il tema della memoria degli oggetti di scena, degli attori e utilizza un aneddoto della storia come veicolo per interpretare i fenomeni del presente. Vita propria è restituita agli elementi cinematografici mediante una riflessione su un possibile futuro, nel quale materia e storia acquistano vita nuova.

ATP: Il titolo della mostra sembra racchiudere, nella sua polisemia, molti significati. Perchè avete scelto questo titolo?

G.F.: In inglese il verbo to cast significa lanciare, creare, manipolare ma indica anche il gruppo di attori di un film. Il senso più autentico che ha ispirato questa mostra è proprio quello del creare, plasmare, dare nuova forma agli oggetti, un nuovo senso al presente.

ATP: La mostra è legata alla città di Roma. A cosa si è ispirato e quali percorsi concettuali ha attuato l’artista?

G.F.: E’ legata alla città di Roma per ciò che concerne il fascino che ha suscitato il più antico laboratorio di Cinecittà, oggi gestito dalla quarta generazione della famiglia De Angelis, che ha prodotto sculture e materiali di scena per l’industria cinematografica italiana sin dai suoi albori. Ancora Roma è al centro dell’interesse per il coinvolgimento del Teatro Valle Occupato nel film Procession, terzo capitolo della mostra. Qui gli attori, i teatranti e gli attivisti interpretano il ruolo di migliaia di comparse truffate da un’associazione gangesteristica, “cristiana cattolica per il cinema”, che nel 1958 cercava di ingaggiare 5.000 unità per il film Ben-Hur. Se da un lato il progetto è nato dalla graduale comprensione delle condizioni politiche e sociali della città e del Paese intero, con il passare dei mesi si è evoluto fino a trattare luoghi “trans-geografici”, che spaziano dall’analisi sociale della resistenza culturale, alla disoccupazione, allo studio degli elementi che riguardano il dispositivo filmico fino a toccare mitologie epiche legati alla nascita del genere umano.

ATP:Oltre  a tre nuovi lavori (Afterimage; The Beginning. Living Figures Dying e Procession) è presente anche un’installazione composta da diverse forme e sculture (Remains: The Myth of Deucalion and Pyrrha). Incuriosisce questa ultima opera, dove diversi linguaggi espressivi si intrecciano. Come nasce questa opera e come si relazione con le opere video?

G.F.: Ovidio narra che in seguito a un diluvio voluto dagli dei, morirono tutti gli uomini, fatta eccezione per Deucalione e Pirra, i quali, rimasti unici sopravissuti, interrogano la divinità sui loro destini. Giove darà loro una seconda possibilità consegnandogli nelle mani una pietra che se scagliata alle spalle origina la vita. Nel mito sono così raccontate la distruzione, l’analisi di ciò che resta e la nascita di un nuovo mondo. Tutta la mostra è connessa a questo ultimo capitolo, Remains & The Myth of Deucalion and Pyrrha, per il riferimento alla condizione di limbo nella quale ci troviamo e nella quale è immersa la dimensione degli oggetti e della memoria collettiva. Nello stesso tempo il mito si fa interprete della rinascita dell’umanità e con essa della storia.

ATP: Marco Scotini, nella sua interpretazione del lavoro di von Wedemeyer, parla di  esperienza immersiva in cui sta allo spettatore la possibilità di ricostruire una propria visione. Hai avuto la stessa sensazione nell’attraversare i diversi spazi della mostra?

G.F.: La forza di questa mostra non va rintracciata soltanto nei tentativi di svelamento dei sistemi cinematografici e di invenzione di nuovi linguaggi, quanto e soprattutto nel potere conferito alla memoria di restituire forza al presente, nella registrazione fedele di un nuovo modo di vivere e narrare la storia, lasciando vedere ciò che succede prima del ciack e pensare i ruoli fuori, dopo lo stop.

? CS Clemens Von Wedemeyer – MAXXI, Roma

Clemens von Wedemeyer - Laboratorio CINEARS THE CAST,   Clemens von Wedemeyer,   Maxxi Museo Roma

Clemens von Wedemeyer – Laboratorio CINEARS THE CAST, Clemens von Wedemeyer, Maxxi Museo Roma

BACKSTAGE - foto Valeria Tomasulo - THE CAST,   Clemens von Wedemeyer,   Maxxi Museo Roma

BACKSTAGE – foto Valeria Tomasulo – THE CAST, Clemens von Wedemeyer, Maxxi Museo Roma

Clemens von Wedemeyer Procession 15 min,   HDVideo,   Italy 2013  courtesy Galerie Wolff,   Paris,   KOW,   Berlin (c) VG BildKunst,   Bonn   part of the show; THE CAST,   Clemens von Wedemeyer,   Maxxi Museo Roma

Clemens von Wedemeyer Procession 15 min, HDVideo, Italy 2013 courtesy Galerie Wolff, Paris, KOW, Berlin (c) VG BildKunst, Bonn part of the show; THE CAST, Clemens von Wedemeyer, Maxxi Museo Roma

Clemens von Wedemeyer Procession 15 min,   HDVideo,   Italy 2013  courtesy Galerie Wolff,   Paris,   KOW,   Berlin (c) VG BildKunst,   Bonn   part of the show; THE CAST,   Clemens von Wedemeyer,   Maxxi Museo Roma

Clemens von Wedemeyer Procession 15 min, HDVideo, Italy 2013 courtesy Galerie Wolff, Paris, KOW, Berlin (c) VG BildKunst, Bonn part of the show; THE CAST, Clemens von Wedemeyer, Maxxi Museo Roma

Dall’esperienza di  A Theatre Cycle,  progetto creato in collaborazione con la  Nomas Foundation, attraverso cui il Teatro Valle Occupato ha sviluppato una riflessione sul dialogo tra linguaggi diversi e soprattutto sullo scambio autentico tra figure, voci e professioni. 
Da questo processo sono scaturite diverse collaborazioni con artisti affini al modo di concepire la funzione e il rapporto tra le arti del Teatro Valle Occupato.
Tra questi incontri e collaborazioni, c’è quella con Clemens von Wedemeyer  che il 25 settembre al MAXXI presenta The Cast: quattro nuove opere che, partendo dall’analisi del metodo narrativo del cinema, attraversano i luoghi della memoria, fino a descrivere la nostra contemporaneità.
La mostra è pensata per essere una processione di eventi storici e figure epiche che ritornano alla luce grazie alla comparsa di sculture impolverate, attori che vestono i panni della vita quotidiana, protagonisti dimenticati dalla storia del cinema italiano, personaggi mitici provenienti dal mondo pagano di Ovidio.
Il film “Procession” – creato in collaborazione col Teatro Valle Occupato – è il terzo capitolo di questa mostra. Ed è un viaggio nella storia del nostro Paese che parte dal 1937, anno di fondazione degli studi di Cinecittà, per arrivare a toccare temi dell’attualità.