Cinematic Bologna /  Urban Center (Biblioteca Sala Borsa Bologna)

fino al 12 Gennaio 2013 

“Il futuro è obsoleto, la nostra ricerca guarda al passato per immaginarsi un futuro diverso, lontano dall’uniformità e dal conformismo del linguaggio digitale” afferma Paolo Simoni, fondatore dell’associazione culturale Home Movies insieme a Karianne Fiorini e Mirco Santi. Lo incontro a Bologna all’inaugurazione di Cinematic Bologna mostra da loro curata che raccoglie film amatoriali girati a Bologna tra il 1950 e il 1980. L’archivio di Home Movies da una decina d’anni raccoglie e restaura i film “amatoriali” che testimoniano e documentano la storia sociale italiana, una sorta di time machine che ci restituisce storie e immagini che riemergono dall’oblio.

Cinematic Bologna è un palinsesto di suggestioni e visioni in cui la città si mostra estremamente diversa da quella attuale, anche se iluoghi sono familiari e riconoscibili. Frammenti di vita rubati dalla cinepresa e impressi su pellicola che diventano haiku cinematici.

Film “amatoriali” che invitano a riflettere sul valore di ogni singolo fotogramma e che indicano la vulnerabilità e l’apparente inadeguatezza di corpi non abituati a essere ripresi. Visitando questa mostra è il ricordo di  un brano scritto da Marco Bertozzi in Storia del documentario italiano ad accompagnarmi quando si chiude “Cosa significa cinema amatoriale? È qualcosa di dilettantesco? O un cinema vero appassionato, un cinema che appunto ‘ama’, che se ne infischia dei professionismi e dell’industria e reintroduce quella creatività ‘casalinghe’ sinora concesse quasi esclusivamente ad arti quali la poesia o la pittura? Ma non fa eco, in qualche modo, a tutto il cinema di Pasolini, di Grifi, di Agosti? Agli splendidi documentari di De Seta girati con la moglie e un aiutante?”

Cinematic Bologna ci mostra le potenzialità del cinema amatoriale che non può essere etichettato semplicemente con suggestioni nostalgiche/vintage, quanto piuttosto come una cartografia del reale in grado di investigare documenti e testi.

“Con l’archivio Home Movies cerchiamo di relazionare film amatoriali con testi, mappe e bibliografie” precisa Karianne Fiorini “per suggerire uno studio delle immagini critico e non nostalgico. Salvate dall’oblio, queste immagini diventano percorsi della memoria che permettono sia un’analisi archeologica sia una comprensione topografica della città filmata, la cui esplorazione e mappatura non è di certo terminata. Abbiamo tanto altro materiale che non è stato possibile mostrare ma la mostra ci permette comunque di riflettere sulla città reale, presente e soprattutto futura, come suggeriva appunto Paolo”.

Il restauro più noto di Home Movies è quello del Circo Togni, le cui bobine salvate dall’oblio hanno permesso di ripercorrere e intrecciare la storia della famiglia circense con quella del paese. Dopo il restauro, le pellicole riversate su supporto digitale sono state presentate all’ICA di Londra, a Netmage, EYE Film Institute Netherlands di Amsterdam e a convegni internazionali come l’AMAI – Association Movies Images Archivist di New York o durante la Giornata mondiale per il patrimonio audiovisivo Unesco.

“A Cinematic Bologna presenteremo live sonori a commento delle immagini, e un workshop di ripresa e sviluppo del formato Super8” aggiunge Paolo Simoni “vogliamo mostrare le possibilità sperimentali e potenziali della pellicola. Le immagini prodotte saranno proiettate il 13 gennaio alla libreria Modo (dove ha sede un laboratorio di sviluppo), e poi digitalizzate per creare un ritratto collettivo della città contemporanea, che potrà quindi dialogare e confrontarsi con quella ritratta dai cinematori del passato.”

Tanti gli eventi collaterali della mostra LINK. Tra questi un incontro dedicato all’opera di Mauro Mingardi (classe 1939), originale cineamatore di Bologna che ha realizzato film brevi e mediometraggi, il più delle volte ambientati nel quartiere bolognese della Cirenaica. I suoi film sperimentali furono selezionati a  numerosi festival nazionali e internazionali ricevendo importanti riconoscimenti. Incuriosirono e appassionarono anche Roberto Rossellini, che lo invitò a insegnare al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Invito che Mingardi rifiutò poiché era troppo legato a Bologna che riprende in modo misterioso e a tratti grottesco. In mostra vi è anche una sezione dedicata al progetto di censimento degli archivi femminili… l’archivio Home Movies conserva circa un migliaio di film girati da donne. Sguardi vigili su realtà vicine e lontane, che non cadono mai nel sentimentalismo, quanto piuttosto nella curiosità di realizzare film a passo ridotto. Da non perdere il workshop condotto da Les Roberts, autore di Film, Mobility and Urban Space. A Cinematic Geography of Liverpool, dal titolo Mapping the Archive City.

Lorenza Pignatti