Chiara Fumai,   La donna delinquente (The criminal woman),   installation view A Palazzo,   Brescia

Chiara Fumai, La donna delinquente (The criminal woman), installation view A Palazzo, Brescia

E’ inaugurata sabato 14 dicembre, presso A Palazzo Gallery di Brescia, la mostra “ With Love from $inister”, personale della vincitrice del Premio Furla 2013 Chiara Fumai, curata dal duo Francesco Urbano Ragazzi

La mostra presenta i personaggi che hanno “posseduto” l’artista e le sue performances dal 2007 a oggi, un plotone di alter ego scomodi e sopra le righe, che vivono attraverso i costumi, gli oggetti, gli accessori, i trucchi di scena. Una mostra intima e insolita, silenziosa e affollata. ATPdiary – con Martina Odorici – ha rivolto alcune domande all’artista e ai curatori per aiutarci a calarci in quest’atmosfera.

CHIARA FUMAI

ATP: Perché scegli di incarnare un’umanità spesso dolente e mediaticamente sovraesposta? Credi che rappresenti bene quello che siamo, la parte più vera di noi?
Chiara Fumai: Non posso parlarti di un noi visto che non possiedo neanche l’io. Posso parlarti del fatto che queste creature non mi sembrano rappresentare solamente un’umanità dolente. Non sono persone leggere, contenute, questo è vero, ma perché dovrebbero esserlo? Adesso sarebbe facile risponderti facendo cascare improvvisamente Guy Debord dal soffitto. Sarebbe in fondo troppo ovvio, quindi sono costretta a far finta di non averlo né letto né visto.                                                             
ATP: Il tuo lavoro è una forte critica al sistema sociale occidentale, ma non solo. La tua opera è anche un tentativo sovversivo estendibile ai meccanismi del mondo dell’arte. Non credi? Qual è il tuo rapporto con le culture non occidentali sotto questo punto di vista?
C.F.: I meccanismi del mondo dell’arte non rappresentano da soli un contenuto interessante per il lavoro di nessun artista, quindi neanche il mio.                                                       
In determinati contesti, le mie opere tendono ad abusare dei meccanismi dell’arte per mostrarne i limiti, questo è vero, ma se ci fai caso, restituiscono sempre qualcosa di fortemente emotivo in cambio. E’ semplicemente un modo per creare attraverso il contesto performativo dei rapporti che ritengo più onesti di quelli dialettici convenzionali.  Forse con la tua domanda sulle culture non occidentali mi stai chiedendo se colpire questo sistema voglia esprimere da parte mia una forma di riconoscimento nei confronti di un altro tipo di sistema che non mi riguarda direttamente. Ecco, io non sono contro questo sistema, ma contro il pensiero sistematico, ossia contro l’idea stessa di sistema.

ATP: Svelare i propri “trucchi” è liberatorio o piuttosto preclude possibilità future di utilizzo di tali stratagemmi?
C.F.: Lo spazio della performance non è destinato alla tautologia, di conseguenza obbedisce a meccanismi più complessi e sofisticati di un semplice “aut aut”.

ATP: Credi davvero in un mondo di sole donne o a questa provocazione si potrebbe fare qualche eccezione?
C.F.: Credo piuttosto che il talento letterario e l’auto-ironia di Valerie Solanas meritino ancora tanta diffusione.

ATP: Qual è il messaggio forte che vuoi trasmettere al pubblico con questa mostra?
C.F.: E’ una mostra piena di messaggi occultati, di conseguenza sono l’ultima persona a cui chiedere una spiegazione.

FRANCESCO URBANO RAGAZZI

ATP: Com’è nata l’idea di questa mostra, cioè un repertorio dei personaggi che compongono l’universo di Chiara Fumai?

Francesco Urbano Ragazzi: With Love from $inister è una riunione di famiglia. Una famiglia bastarda fatta di figli minori, in cerca di un proprio posto nella storia e nella società.  Il loro tramite è Chiara Fumai, che se ne fa interprete totale. A Palazzo Gallery è infestata da tutte queste figure incomprese e rimosse: presenze che si impossessano del solo show. Eppure la mostra resta una personale, dove il personale è politico solo se lo consideriamo nel suo significato originario di personaggio mascherato. Non celebriamo l’io dell’artista, quanto le sue identità transitorie.  Una volta di fronte al ritratto corale, sarà forse più evidente che Chiara si muove all’interno di un contesto post-ideologico assolutamente attuale. Gli eroi resuscitati nelle opere in mostra rappresentano alcune soluzioni alle tante dialettiche dell’Illuminismo. L’ossessione per l’occulto va interpretata in senso genealogico: è una ricerca di ciò che è stato occultato e nascosto dalla modernità, ma che ne è parte costituente.

ATP: Qual è l’intento di una mostra dedicata a un’artista performativa che, invece di mostrare le performance stesse, espone gli “oggetti di scena”, la parte, per così dire, ‘inanimata e senza voce’, dell’opera?

F.U.R.: Non siamo convinti che Chiara sia un’artista performativa, se per performativo intendiamo un certo lavoro sulla presenza. La definizione più calzante è forse quella di artista mediatica. E’ per questo che gli oggetti in questa mostra funzionano come degli equivalenti.  

ATP: Chiara Fumai è un’artista “ingombrante”, che richiede precauzioni. Quali sono le difficoltà e i vantaggi di lavorare con artisti di questo tipo, aggressivi per così dire?

F.U.R.: Le precauzioni non sono il nostro forte. Tendiamo piuttosto a incoraggiare il coraggio. Chiara è sicuramente una guerriera, un’artista rigorosa, energica, ma questo non vuole dire che sia aggressiva. Sono le reazioni scomposte e i sentimenti che muove a essere aggressivi.

ATP: Come viene recepita la violenza che questi lavori esprimono, soprattutto in un paese perbenista e provinciale come il nostro?

F.U.R.: Quello che a volte succede in Italia è che i lavori vengono presi troppo sul serio, trascurando un’imprescindibile componente comica. Noi italiani siamo malati di letteralismo. Probabilmente i nodi che vengono toccati sono talmente latenti e irrisolti che provocano un certo irrigidimento, una certa animosità. Questa incomprensione/rimozione, vista da un altro punto di vista, potrebbe raccontarci anche di un legame profondo e conflittuale dell’artista con il suo paese di origine.

ATP: Come si conciliano gli opposti fronti femminile (artista)/maschile (curatori) nel lavoro con Chiara?

F.U.R.: Carla Lonzi concludeva il suo testo più celebre scrivendo che maschi e femmine non sono in rapporto dialettico tra loro. Speriamo si possa dire altrettanto del rapporto tra artista e curatore. Chiara è un’artista dalle identità molteplici. Noi, come duo, per definizione non abbiamo un ego. Non ci sono opposti. Siamo compagni di battaglia. Complici di un furto. Amici per la pelle.

Chiara Fumai,   installation view A Palazzo,   Brescia

Chiara Fumai, installation view A Palazzo, Brescia

Chiara Fumai,   Annie Jones legge Valerie Solanas 2013 C-­?print 80 x 120 cm courtesy A Palazzo Gallery e l’artista

Chiara Fumai, Annie Jones legge Valerie Solanas 2013 C-­?print 80 x 120 cm courtesy A Palazzo Gallery e l’artista

Chiara Fumai I Did Not Say or Mean ‘Warning’ Video installation Premio Furla 2013 Courtesy Fondazione Furla,   Fondazione Querini Stampalia and A Palazzo Gallery

Chiara Fumai I Did Not Say or Mean ‘Warning’ Video installation Premio Furla 2013 Courtesy Fondazione Furla, Fondazione Querini Stampalia and A Palazzo Gallery

With Love from $inister Collage 2013 Courtesy the artist and A Palazzo Gallery

With Love from $inister Collage 2013 Courtesy the artist and A Palazzo Gallery