Careof DOCVA_The Wall_JPiotr Wysocki,   Border,   video (still) 2010

Careof DOCVA_The Wall_JPiotr Wysocki, Border, video (still) 2010

Non teme di affrontare un argomento tanto complesso quanto trito, il curatore polacco Stanis?aw Ruksza ospite al Careof DOCVA per il FDV Residency Program. La sua mostra – “The Wall. Art face to face with borders” è introdotta da una citazioni dei Pink Floyd: “Some stagger and fall, after all it’s not easy / banging your heart against some mad buggers” (Pink Floyd, Outside the Wall), e indaga, come sottolineavo, il tema difficile del delinearsi di linee di demarcazioni, i “walls” reali o immaginari del mondo attuale: dal Muro di Berlino a quello che divide l’Israele e i territori occupati in Palestina, ma anche barriere identitarie, divisioni sociali e, non ultime, le disgregazioni ideologiche e politiche. Pensato come progetto itinerante, “The Wall. Art face to face with borders” si arricchisce, nella tappa milanese, di tre artisti italiani – Giuseppe Fanizza, Nina Fiocco e Giovanni Morbin – che si aggiungono alla lunga lista di artisti internazionali quali Pawel Althamer, Wojciech Doroszuk, Magda Fabianczyk, Khaled Jarrar, Marina Naprushkina, Joanna Rajkowska, REP, Santiago Sierra, Stephanie Syjuco, Grzegorz Sztwiertnia, Lukasz Trzcinski, Krzysztof Wodiczko e Piotr Wysocki.

Le opere scelte dei tre artisti italiani esprimono, in modi molto diversi, il concetto di “wall”. Nel video di Giovanni Morbin, “Ibridazione – Bodybuilding” (2004), l’artista mette a confronto il suo corpo con il muro di un edificio per otto lunghe ore (ripartizione giornaliera delle otto ore di sonno, lavoro e tempo libero). Anche Giuseppe Fanizza presenza un video, “Kresy (estratto)” (2014) e una stampa fotografica “Piedistallo del monumento di Lenin”. Il titolo è un germanismo della lingua polacca: da Kres, letteralmente fine, termine, limite. La parola indica dei territori che durante la Seconda Guerra Mondiale appartenevano alla Polonia e che oggi includono Ucraina, Bielorussia e Lituania. Per un periodo l’artista ha viaggiato, grazie ad una residenza, in queste zone, alla ricerca di tracce visibili delle variazioni dei confini tra i vari stati. Tra le tracce trovate, il piedistallo del monumento di Lenin a Kaliningrad e quello a Kiev, che Finazza ha documentato con il breve video e delle immagini. Scopriamo che ora il piedistallo della statua di Lenin è venduta ai turisti come souvenir politico. Nina Fiocco ha partecipato al progetto di Ruksza con il collettivo Metodo Salgari (Andrea Balestrero, Nina Fiocco, Ulises Matamoros, Rogelio Sanchez). Bisogna sapere che il Metodo Salgari é un progetto sviluppato a partire dal luglio 2013 che ha come obiettivo una mappatura “fantastica” del mondo reale. Il riferimento del nome del collettivo é lo scrittore Emilio Salgari (1862-1911), tra i primi a descrivere il mondo “da fermo” valendosi solo d’informazioni indirette. L’opera presentata dalla Fiocco, ha una stretta relazione con l’illustre scrittore. L’artista, con Metodo Salgari, riflette sulla sensazione di onnipotenza intrinseca alla rete con internet (possiamo vedere e conoscere tutto); assieme hanno presentato un complesso lavoro in cui hanno coinvolto un prigioniero (ingiustamente detenuto) in una prigione del Messico. Metodo Salgari ha chiesto a Osvaldo Sànchez Velàzquez, di produrre una serie di statuette/souvenir di monumenti di tutto il mondo in cui non è mai stato, ma che ha visto grazie a riproduzioni.

Careof DOCVA_The Wall_?ukasz Trz ci?ski,   Grey Passport,   2009

Careof DOCVA_The Wall_?ukasz Trz ci?ski, Grey Passport, 2009

Racconta di problemi di integrazione la grande opera in mostra di Magda Fabianczyk, artista interessata alle manifestazioni distintive della cultura rom in Polonia. Mediante la metafora della tavola – luogo di condivisione per eccellenza -, l’artista ha realizzato una gonna tradizionale rom che ha trasformato in un’ampia tovaglia. Nata per un progetto per il centro d’arte Kronica questa tovaglia è stata utilizzata per preparare una tavola imbandita dove rom e esponenti del governo locale di Bodrek in Polonia si sono seduti per dialogare. Toccanti i volti nella serie fotografica “Grey Passports: Estonia” (dalla serie New Europe, 2009) di Lukasz Trzcinski: ritratti dei membri della minoranza russa in Estonia; ragazzi spesso disadattati e non compresi pienamente dalla comunità.

Tra le più convincenti, l’opera di Grzegorz Sztwiertnia, “World Theater Centre” (2001): un’installazione video composta dallo schermo divisorio delle sale mediche, utilizzato come schermo di proiezione. L’artista si è ripreso con un turbante come quello dei Dervisci e ha cominciato a girare simulando la danza religiosa Sufi. L’opera riflette l’alienazione culturale dell’artista e soprattutto punta l’attenzione sull’abusata equazione tra Islam e terrorismo.

Con ironia il video “Super Proposition 2” del REP Group (Revolutionary Experimental Space), mette in evidenza le influenze delle cultura occidentale trash (Tv spazzatura per intenderci). Nel video si propone a potenziali datori di lavoro polacchi le qualità dei lavoratori ucraini (prezzo basso, assenza di tutela dei diritti, assenza di assicurazioni). Bucoliche immagini di paesaggi naturali quelle proposte nel video di Wojciech Doroszuk, “Raspberry Days (2008). L’artista racconta di lavoratori polacchi al lavoro in una fattoria in un villaggio Norvegese di Innvik, per la produzione di lamponi. Protagonista del video è una natura idilliaca, che sembra avere il potere di armonizzare anche il lavoro più duro e discriminante.

Vi ho abbozzato alcune opere, non tutte, che meritano un più attento e circoscritto approfondimento date le tematiche sociali e politiche che trattano. In generale il percorso della mostra risulta complesso in quanto cerca di mettere a fuoco i diversi modi di raccontare le differenze, le discriminanti e spesso le forti ingiustizie dell’essere “divisi”. Alcune opere ci riescono appieno, altre risultano forse un po’ ingenue e didascaliche.

In ogni caso è una buona occasione per scoprire artisti polacchi e non, mai esposti in Italia. A parte l’arcinoto Pawel Althamer (presente con “Sunray”, progetto realizzato in collaborazione con il gruppo punk N.R.M) e Santiago Sierra, presente con il progetto realizzato a Varsavia nel 2002, “The History of the Folksal Gallery Taught to an Unemployed Ukrainian”.

Mostra visibile fino al 18 febbraio 2015

Careof DOCVA_The Wall_GiuseppeFanizza_Kresy_Fep_2013

Careof DOCVA_The Wall_GiuseppeFanizza_Kresy_Fep_2013