Cristiano Guerri

Cristiano Guerri

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Inaugura domani, sabato 7 dicembre, la nuova fase espositiva del  CAMeC Centro Arte Moderna e Contemporanea della Spezia. Guidato da Francesca Cattoi,  consulente artistico da marzo 2013, il Centro avrà come mission ‘rivelare’ l’aspetto tecnico del fare artistico, le sfide e le potenzialita? intrinseche nel medium impiegato che, per questo primo ciclo di mostre, e? la fotografia.

Sono ben tre i progetti che prenderanno avvio e che si svilupperanno fino al 1 giugno 2014. Il percorso inizia al Piano zero con Leggere fotografie – Reading photographs, indagine sul legame tra fotografia e libro d’artista. Si prosegue al piano uno con 2visioni – 2visions, doppia personale di Jacopo Benassi e Cristiano Guerri, mentre il secondo piano è dedicato alla presentazione del patrimonio artistico delle raccolte civiche, con Brumeggiare. Le collezioni della Spezia tra arte, storia e territorio: mostra volta a un’analisi degli sviluppi storici e politici della Spezia attraverso dipinti, fotografie, oggetti e materiale di ricerca, strumentalmente utilizzati per mostrare contenuti altri e oltre l’arte contemporanea. Nella Project Room, per arricchire la presentazione di opere delle collezioni civiche, il progetto  Ripensare le collezioni: la fotografia, una selezione di opere fotografiche entrate a far parte del patrimonio artistico cittadino attraverso la collezione Cozzani e successive acquisizioni.

CAMeC – Centro Arte Moderna e Contemporanea, Piazza Battisti, 1 – La Spezia

 Per maggiori dettagli:  ? Comunicati

ATPdiary ha posto alcune domande a Francesca Cattoi.

ATP: Il progetto espositivo che prenderà avvio al CAMeC Centro Arte Moderna e Contemporanea della Spezia, è ambizioso. Inaugurate con una serie di progetti -‘Leggere fotografie’, ‘2visioni Jacopo Benassi / Cristiano Guerri’ e ‘Ripensare le collezioni: la fotografia’ – volti ad approfondire molti degli aspetti tecnici legati all’uso di uno specifico linguaggio artistico: la fotografia. Mi racconti brevemente il filo rosso che lega le varie sezioni? 

Francesca Cattoi: Il filo rosso è la fotografia. Alla base della programmazione c’è un ragionamento semplice ma reazionario. Oggi si parla spesso di linguaggio e linguaggi multimediali, di interdisciplinareità del fare artistico, di uso libero da parte degli artisti contemporanei dei vari linguaggi. Ho deciso, così, di ricominciare daccapo: per ogni ciclo espositivo tutto il centro – tre piani – deve essere occupato da un unico linguaggio in modo da poterne analizzare e scoprire le potenzialità tecniche ed espressive. Non creo tre distinti progetti ma un’unica grande installazione dedicata alla fotografia. Come dici tu: un progetto ambizioso.

ATP: Perché avete scelto di iniziare con la fotografia?

F.C.:  Ho iniziato con la fotografia per omaggiare una delle personalità più influenti per la mia generazione di spezzini: il fotografo Sergio Fregoso (1927-2003). Grazie al suo lavoro didattico e relazionale, in città, si è sviluppata una passione forte per il mezzo, anche rispetto all’osservazione del territorio. Le foto di Fregoso sono incluse in Brumeggiare, progetto espositivo inaugurato a fine giugno al CAMeC, con quelle di Rodolfo Zancolli (1885-1962) e Giuseppe Ciavolino (1912-2012). Naturale quindi partire da due fotografi spezzini, Jacopo Benassi e Cristiano Guerri, riuniti nella mostra al Piano uno ‘2visioni’, entrambi ideatori di progetti editoriali indipendenti con i quali promuovono il loro lavoro in Italia e all’estero.

ATP:  Tra i vari progetti, uno in particolare, ‘Leggere fotografie’, mette a confronti libri d’artista storici e produzioni editoriali contemporanee legate alla fotografia. Mi racconti come è nato questo progetto?

F.C.: Jacopo Benassi con Antibtomic Self Publishing e Btomiczine e Cristiano Guerri con 0_100 editions, oltre ad essere fotografi, sono editori indipendenti, veicolano le loro immagini su fanzine e piattaforme web. L’interesse attuale per il libro d’artista fotografico è molto vivo, nonostante da più parti si profetizzi la fine del libro cartaceo. Mi è venuto naturale paragonare questa produzione contemporanea a quella di libri d’artista dagli anni sessanta in poi, in particolar modo quelli fotografici, che per esperienze lavorative ho avuto modo di indagare. Questi due mondi sono venuti a convivere nelle sale del Piano uno grazie alla collaborazione con Mario Commone e Saul Marcadent e grazie alla disponibilità di alcuni importanti collezionisti: Giorgio Maffei e Amedeo Martegani e, nella seconda fase della mostra, di Christoph Schifferli. La passione del collezionista viene incrociata con la professionalità di case editrici indipendenti come Roma Publications, Mack Books, Little Brown Mushrooms, Nieves, fornendoci uno spaccato, qualitativamente intrigante, della produzione di libri d’artista fotografici dal 1962 al 2013.

ATP: Nella mostra ‘2visioni’, hai lavorato a stretto contatto con due artisti che utilizzano come mezzo espressivo fondamentale la fotografia: Benassi e Guerri. Oltre ad avere in comune la stessa terra d’origine, La Spezia, cosa li accomuna o li divide nella loro ricerca artistica? 

F.C.: Scrivo nel comunicato: Non solo entrambi sono nati qui, alla Spezia, ma grazie al loro talento, hanno percorso le strade del mondo, incontrando persone e visitando luoghi che sono rimasti impressi sulla carta o fluttuanti nel web e si sono imposti nel panorama artistico ed editoriale nazionale e internazionale. Nel tempo, hanno costruito una cerchia di amicizie e collaborazioni creative che alimentano la loro produzione fotografica. Questo bagaglio culturale nutre il loro lavoro e le storie che raccontano, creando un corpus di immagini coerente e significativo. Penso che il lavoro di entrambi sia caratterizzato da passione, sensibilità e raggiunge lo stesso risultato: esprime un mondo.

ATP: La sezione ‘Brumeggiare’ è la parte più legata alla città e forse la più ambiziosa, in quanto vuole creare “una nuova identità per il CAMeC quale fulcro di sperimentazioni culturali e laboratorio di idee per il presente e il futuro della città, e punto di partenza per tracciare traiettorie concentriche che possano connettere il Museo alle tendenze attuali dell’arte e della cultura contemporanee.” Mi racconti brevemente quale criterio hai seguito nell’ideazione di questa raccolta di opere?

F.C.: Questa mostra è il risultato di un lavoro portato avanti per alcuni mesi da quattro persone: Diego Ballani, Tristan Boniver, Lara Conte ed io. Era essenziale che il CAMeC riavesse un piano sempre dedicato alla collezione ma era anche necessario uscire dalla presentazione canonica, provando a ripensare le collezioni civiche dando con taglio critico. Non solo abbiamo studiato il patrimonio artistico cittadino dall’Ottocento ad oggi toccando anche ambiti che spesso restano separati, come per esempio l’ampia collezione fotografica degli Archivi della documentazione multimediale “Sergio Fregoso”, ma abbiamo anche “vissuto” la città, frequentato luoghi, mostre e persone, che sono entrati tutti dentro la progettazione espositiva. Il risultato è un “film” dove le opere d’arte, le fotografie, il materiale di ricerca, gli oggetti recuperati diventano i testimoni del cambiamento storico e sociale del nostro territorio.

ATP: A tuo parere, una domanda tra le più difficili: nei tempi, velocissimi, dell’epoca digitale, come dobbiamo imparare a leggere le fotografie?

F.C.: Forse proprio oggi, momento in cui la riproducibilità del reale è diventata infinita, serve avere degli strumenti adatti per saper leggere, dentro, le immagini fotografiche e non. Mi auguro che i visitatori delle tre mostre, in particolare attraverso la parte storica delle collezioni civiche e dei libri d’artista fotografici, siano in grado di acquisire alcuni degli strumenti critici che ci permettono di orientarci nel mare magnum della produzione fotografica attuale.

ATP:  Cosa riserva il programma futuro del CAMeC?

F.C.: Siamo appena all’inizio. Vediamo come viene recepito questo primo momento. Anch’io devo verificare un po’ tutto e capire come proseguire, ma so già che il prossimo ciclo sarà dedicato alla scultura. Questo linguaggio artistico mi dà modo di confrontarmi con realtà territoriali limitrofe e con personalità già affermate e storicizzate. Nel frattempo proseguono i Brumeggiare Talks, serie di conversazioni su diversi aspetti presenti nella mostra Brumeggiare, mentre stiamo pensando ad una o due giornate di studio dedicate alla fotografia in collaborazione con altre realtà museali.

Sophie Calle,   L'hotel 1984

Sophie Calle, L’hotel 1984

Brumeggiare,   CAMeC Centro Arte Moderna e Contemporanea,   La Spezia

Brumeggiare, CAMeC Centro Arte Moderna e Contemporanea, La Spezia

 

Urs Luthi,   You are not the only one who's lonely,   1974,   stampa fotografica e interventi su carta,   CAMeC,   Collezione Cozzani,   La Spezia copia

Urs Luthi, You are not the only one who’s lonely, 1974, stampa fotografica e interventi su carta, CAMeC, Collezione Cozzani, La Spezia copia

Jacopo Benassi

Jacopo Benassi

CAMeC  Centro Arte Moderna e Contemporanea

OPENING SAT 7 DEC 6 P.M. – 9 P.M. 8 DEC 2013 – 1 JUNE 2014

CAMeC Centro Arte Moderna e Contemporanea is about to inaugurate a new exhibition phase, in which the whole museum will be occupied with projects illustrating a single artistic language in its various contemporary expressions. The new exhibition approach was conceived by Francesca Cattoi, the museum art consultant since 2013, and it underlines the technical aspect of making art, the challenges and potential intrinsic to the medium used which, for this first cycle of exhibitions, is photography.

The itinerary begins on the Piano zero with Leggere fotografie – Reading photographs, an investigation of the link between photography and the art book. In the digital age, which seems to herald the end of the printed page, we are witnessing a proliferation of art works which combine photography and books, refocusing on the need for art as object. The exhibition, in two sections, points out the passionate aspect of the collection, conservation and propagation of important private collections and in a parallel way directs our attention to the contemporary publishing scene through a selection of self-productions and publications from independent publishers. (detailed information sheet attached).

We continue on the Piano uno with 2visioni – 2visions, a double solo show by Jacopo Benassi and Cristiano Guerri, photographers who have deep-rooted connections with the contemporary publishing scene. They are both creators of photographic publications, respectively Btomiczine and 0_100, which recount their different takes on reality. Benassi and Guerri were born in La Spezia and their talent has taken them around the world; they have met people and visited places which have remained impressed on paper or floating in the web. Thus they have imposed themselves on the national and international art and publishing scenes. In time they have built up a circle of friendships and creative collaborations and these cultural experiences feed their work and the stories they tell, creating a coherent and intense body of images. (detailed information sheet attached)

On the Piano due, dedicated to presenting the artistic heritage of the civic collections, we find Brumeggiare. Le collezioni della Spezia tra arte, storia e territorio arte, storia e territorio (The La Spezia collections: art, history and territory), an exhibition which aims to analyse the historical and political developments of La Spezia through paintings, photographs, objects and research materials; these are used to represent contents outside and beyond contemporary art. (detailed information sheet attached).

For the presentation of works from the civic collections the Project Room contains Ripensare le collezioni: la fotografia – Rethinking the collections: photography, a selection of photographs which have come into the civic art heritage with the Cozzani collection and other subsequent acquisitions. Particular attention is given to artists, such as Man Ray, La?szlo? Moholy-Nagy, Gilbert & George, Michelangelo Pistoletto, who have used photography combined with painting and sculpture, or have experimented the language of photography as part of conceptual and process art projects and who sometimes meet in the exhibition on the Piano zero.