Maurizio Cattelan – Cesena 47-A.C. Forniture Sud 12 (2nd half-time) – 1991 – Courtesy Collezione Sandretto Re Rebaudengo

Maurizio Cattelan – Cesena 47-A.C. Forniture Sud 12 (2nd half-time) – 1991 – Courtesy Collezione Sandretto Re Rebaudengo

Testo di Matteo Mottin

Disclaimer: la seguente recensione potrebbe contenere espressioni e opinioni di natura simil-nazional-popolare e luoghi comuni. 

“Calcio d’inizio” è la prima di una serie di mostre che la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo propone in attesa del 2015, anno in cui Torino sarà capitale Europea dello Sport.

A prima vista potrebbe sembrare una mostra concepita appositamente per essere visitata la domenica pomeriggio dalle famiglie con bambini, incuriosite dal titolo e dai riferimenti allo sport più seguito del paese. Potrebbe sembrare una strategia per incuriosire un pubblico non specializzato e magari farlo entrare per la prima volta alla Sandretto. I più maligni potrebbero anche dire che “è tutta una scusa per esporre il biliardino di Cattelan”. Invece è proprio così, un misto di queste tre cose. E, dall’ottima affluenza di questi primi giorni, direi che sta funzionando piuttosto bene.

Tre giorni dopo il vernissage di “Calcio d’inizio” il LACMA di Los Angeles ha inaugurato “Futbol: The beautiful game”, collettiva con 30 artisti in occasione dei mondiali di calcio Brasile 2014, concepita dal curatore Franklin Sirmans con l’intento di sottolineare come il calcio inevitabilmente riverberi “in una sfera di cultura popolare più vasta (…). (Il calcio) cattura il motivo per cui facciamo le cose assieme e non siamo semplicemente individui singoli. Abbiamo bisogno l’uno dell’altro per poterci vedere l’un l’altro”.

La mostra alla Fondazione Sandretto – che consiglio vivamente di visitare – propone una serie di lavori che vedono  e sentono il calcio come primo simbolo dell’identità nazionale, e che in virtù della sua popolarità permette una riflessione più generale e trasversale sulla società italiana. Quindi il calcio come “campo da gioco” in cui osservare in modo distaccato e consapevole le dinamiche dei nostri vizi, virtù, valori e debolezze.

Ci accolgono, messi uno di fronte all’altro, due lavori relativi a due argomenti nei confronti dei quali l’italiano medio è abbastanza schizofrenico e non sa bene come comportarsi, cosa dire: l’ecologia (“questa è la mia terra guai a chi la tocca ecc.” vs. “buttala per terra che intanto è uguale, che ti frega ecc.”) e la xenofobia (“vengono qui e ci rubano il lavoro ecc.” vs. “abbiamo preso Kakà ora siamo più forti ecc.”). Da una parte abbiamo “…But Italians love football” (2011) di Luca Resta, in cui l’artista espone undici sacchetti di una nota catena di supermercati, premiata nel 2009 come “Campione del risparmio”, ossia come esercente che ha mantenuto i prezzi al consumatore più bassi d’Italia. Lo stesso anno l’Unione Europea condanna l’Italia in merito all’emergenza rifiuti, e quegli stessi sacchetti, con stampato sopra il gagliardetto tricolore, vengono dichiarati illegali.

Di fronte abbiamo “Cesena 47-A.C. Forniture Sud 12″ (2° tempo)” (1991), una fotografia della partita a calcio-balilla da 11 tra le riserve del Cesena (divisa di colore bianco) e una squadra formata da operai senegalesi reclutati nelle fabbriche del nord-est italiano (divisa di colore nero sponsorizzata dalla ditta immaginaria “Rauss”) organizzata da Maurizio Cattelan alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna.

In mostra ci sono anche due opere che usano il pretesto del calcio come spunto per una riflessione di carattere più globale. La prima è il lavoro di Paolo William Tamburella, il monumentale “Kalpantukali” (2007), un patchwork realizzato con palloni da calcio rotti raccolti dall’artista durante un viaggio di 4000 km tra le sette province dell’India. Il lavoro, assemblato a Calcutta da sarti del luogo, porta alla luce in modo efficace, attraverso una dimensione quasi giocosa, il tema dello sfruttamento minorile.

L’altra è lo stupendo “Video – Stadio” (1997) di Paola Di Bello, in cui l’artista sottolinea il modo in cui le architetture si animano quando vengono utilizzate e vissute, la loro dipendenza nei confronti dei fruitori. L’artista riprende la torre d’angolo del terzo anello dello stadio San Siro di Milano, dalla caratteristica forma elicoidale, al termine di una partita: per uno strano effetto ottico la torre dello stadio sembra ruotare su se stessa mentre gli spettatori che scendono gli anelli sembrano fermi.

L’unica pecca di “Calcio d’inizio” è l’assenza del film di Philippe Parreno e Douglas Gordon “Zidane, a Twenty-First-Century Portrait”, proiettato in auditorium durante l’affollatissima inaugurazione. Ci si consola con “Italia-Brasile ’82” (2009), il bellissimo video di Santo Tolone in cui l’artista inquadra un paesaggio montano seguendo gli stessi movimenti di macchina delle telecamere che ripresero i primi 8 minuti di gioco della partita dei mondiali di Spagna 1982.

Artisti in mostra: Maurizio Cattelan, Olaf Metzel, Olivo Barbieri, Douglas Gordon,  Philippe Parreno, Paolo W. Tamburella, Miguel Calderón, Santo Tolone, Paola Di Bello, Luca Resta.

Fino al 23 Febbraio.

Olaf Metzel,   "Best" (2006),   Courtesy Collezione Sandretto Re Rebaudengo,   Torino

Olaf Metzel, “Best” (2006), Courtesy Collezione Sandretto Re Rebaudengo, Torino

Olivo Barbieri,   Stadi,   2009,   Courtesy Collezione Sandretto Re Rebaudengo,   Torino

Olivo Barbieri, Stadi, 2009, Courtesy Collezione Sandretto Re Rebaudengo, Torino