Luca Francesconi e Alessandro Biggio coda di pesce,   immagine da archivio del progetto

Luca Francesconi e Alessandro Biggio coda di pesce, immagine da archivio del progetto

Tripla inaugurazione al Man di Nuoro, la personale di Laura Pugno, la rassegna dedicata a Norman McLaren e la collettiva curata da Alessandro Biggio, BRACCIA #1: progetto nato dalla necessità di sperimentare una diversa relazione tra ideazione e realizzazione nella produzione dell’opera d’arte.

Il progetto BRACCIA #1 è sostenuto dal Museo MAN di Nuoro e dal Museo Marino Marini di Firenze. Vede la partecipazione di sei artisti internazionali: Alexandra Bircken (Colonia, Germania 1967), Michael Höpfner (Krems, Austria 1972), Luca Francesconi (Mantova, Italia 1979), J. Parker Valentine (Austin, Usa 1980), Ian Pedigo (Anchorage, Usa 1973) e Luca Trevisani (Verona, Italia 1979).

Alcune domande al curatore Alessandro Biggio

ATP: Partiamo dal titolo: Braccia #1 . Senso pratico, pragmatismo, poetica del fare…. Mi racconti perchè hai scelto un simile titolo? Sembra una dichiarazione di intenti.

Lo è, volevo che già il titolo esprimesse l’importanza che in questo progetto riveste il ‘fare’. E volevo fosse subito chiaro il mio ruolo, di “braccia” appunto, per le idee di altri artisti. L’idea fin da principio è stata quella di realizzare fisicamente idee altrui, a distanza, in Sardegna, dedicandomi esclusivamente a questo. Alla base la convinzione che in questo fare ci fosse un potenziale espressivo, da cercare, da ritagliarsi nei grandi o piccoli spazi aperti dei progetti che avrei fisicamente realizzato.

ATP: La mostra ospitata al MAN di Nuoro, ‘funziona’ in modo particolare. Mi spieghi il meccanismo con cui l’hai concepita?

La mostra al MAN è la prima tappa di Braccia. Saranno presentati i risultati di questi primi mesi di lavoro in cui ho chiesto ad alcuni artisti di ideare un progetto per un’opera inedita che poi io ho realizzato fisicamente. Arrivare ai lavori che saranno esposti ha richiesto un lavoro difficile e molto intenso per far si che il tutto non si riducesse a una semplice esecuzione di una lista di istruzioni.  Nella mostra al MAN sarà data la massima importanza alle opere e allo stesso tempo sarà presentata una selezione di materiali: immagini, testi, oggetti, che daranno la possibilità di approfondire il processo da cui le opere sono derivate. Credo sia importante sottolineare che il direttore del MAN Lorenzo Giusti e Alberto Salvadori, che ospiterà Braccia a Firenze al Museo Marino Marini a fine anno, hanno creduto e sostenuto il progetto da subito per cui dall’inizio abbiamo potuto lavorare sapendo dove sarebbero stati esposti i lavori.

ATP: Braccia, per come è strutturata, “apre una discussione sul principio di autorialità,  svelando meccanismi diffusi nel sistema di produzione dell’arte.” L’opera non è di chi la pensa? Altrimenti?  

A.B.: Certo l’opera è di chi la pensa ma, date alcune premesse, può essere “anche” di chi la realizza materialmente? Questa la domanda che mi sono fatto e che ho rivolto ad alcuni artisti. Qualcuno non ha risposto, altri hanno detto di no, alcuni hanno accettato di provarci. Alla luce dei risultati di queste prime esperienze sono convinto che la risposta sia affermativa e cioè che in entrambi i momenti generativi dell’opera, quello intellettuale e quello materiale vi possa essere, in misura maggiore o minore, una componente creativa anche se a volte quella che risiede nella componente esecutiva non è immediatamente riconoscibile. Da qui la scelta condivisa con gli artisti coinvolti, di attribuire la doppia paternità ai lavori.

ATP: Con quale criterio hai invitato gli artisti di questa prima tappa?

A.B.:  Sulla base di un sentimento di affinità artistica e intellettuale. Questo ha comportato alcune difficoltà dovute al fatto che nel lavoro della maggior parte degli artisti invitati l’opera è quasi sempre l’esito di un processo in cui idea e esecuzione non sono nettamente scindibili e inoltre il lavoro di alcuni sembrava impossibile da “delegare”. Cercare di risolvere queste difficoltà ci ha portato in direzioni che non avevo immaginato.

ATP: Che opere porteranno?

A.B.: Le opere esposte sono il frutto dei percorsi fatti insieme negli ultimi mesi.  Alcuni iniziati a gennaio e conclusi pochi giorni fa, altri più brevi ma altrettanto intensi. In mostra ci saranno sculture, installazioni, foto. Alcuni lavori si sono sviluppati a partire da suggestioni particolari legate alla Sardegna altri no ma in generale il fatto che i progetti dovessero essere realizzati da me e che dovessero essere realizzati in Sardegna ha influito in qualche misura su tutti i lavori.  Ci saranno anche selle, bisce, insetti, parassiti, banane, mendicanti e strade. . . . .

La prossima tappa come sarà strutturata?

A.B: La prossima tappa si terrà al Museo Marino Marini a fine anno. Sarà la conclusione di questo primo anno di lavoro. Saranno esposte tutte le opere realizzate nell’ambito di questo progetto. A quelle presentate al MAN si aggiungeranno quelle a cui stiamo iniziando a lavorare e quelle che saranno realizzate nei prossimi mesi. Sarà inoltre realizzato e presentato il catalogo relativo a tutto il percorso fatto.

Michael Hoepfner e Alessandro Biggio 2013,   stampa fotografica,   100x70 cm

Michael Hoepfner e Alessandro Biggio 2013, stampa fotografica, 100×70 cm

Alexandra Birken e Alessandro Biggio;2013,   selle sarde,   immagine da archivio del progetto Braccia#1,   Man Nuoro

Alexandra Birken e Alessandro Biggio;2013, selle sarde, immagine da archivio del progetto Braccia#1, Man Nuoro

J Parker Valentine 2013,   palma,   immagine da archivio del progetto

J Parker Valentine 2013, palma, immagine da archivio del progetto