Botto&Bruno This is a Love song,   (2005) stampa su carta fotografica,   2 m x 2.50 m Courtesy Galleria Alberto Peola - Torino

Botto&Bruno This is a Love song, (2005) stampa su carta fotografica, 2 m x 2.50 m Courtesy Galleria Alberto Peola – Torino

Mocellin Pellegrini Quella sensazione di 'eterna felicità che si trova alla fine delle favole senza fine,   (2005) stampa lambda su alluminio,   100x135 cm. Edition of 3 Courtesy Galleria Lia Rumma - Milano

Mocellin Pellegrini Quella sensazione di ‘eterna felicità che si trova alla fine delle favole senza fine, (2005) stampa lambda su alluminio, 100×135 cm. Edition of 3 Courtesy Galleria Lia Rumma – Milano

Terzo appuntamento con Relazioni Reciproche, la mostra che inaugura a Bergamo il 31 ottobre ( a cura di Claudia Santeroni).

ATPdiary – in collaborazione con Caterina Molteni – ha dedicato al progetto tre interventi in cui, a coppie, i diversi artisti selezionati hanno risposto a una breve intervista approfondendo quel “processo di creazione collettiva condivisa”, centrale nella mostra.

Il terzo appuntamento, coinvolge Botto&Bruno e Mocellin Pellegrini 

ATP: Mi raccontate brevemente quando avete deciso di lavorare assieme? 

Botto&Bruno: Ci siamo incontrati all’accademia di Belle Arti e da subito abbiamo sentito la necessità di confrontarci e di discutere intensamente sui progetti. Per noi l’unico modo di fare arte era quello di farlo insieme. L’unione dei nostri due mondi  era la strada  giusta  per costruire una nuova  poetica.

M.P: In un certo senso abbiamo sempre lavorato insieme, anche quando firmavamo separatamente i nostri progetti.  Vivendo insieme da quando eravamo studenti, ci siamo sempre confrontati ed aiutati sul lavoro reciproco e anche prima di diventare una coppia sul lavoro abbiamo realizzato una serie di progetti a quattro mani. Poi a partire dalla fine del 2001 abbiamo passato un anno al PS1 di New York e li abbiamo capito che effettivamente era molto più sensato collaborare su tutti i progetti. Diciamo che la decisione è stata una conseguenza diretta della direzione che i nostri percorsi artistici avevano preso. 

ATP: Come si svolge nella genesi dell’opera la vostra collaborazione? Avete dei ruoli precisi che si sono consolidati nel corso del rapporto?

Botto&Bruno: Abbiamo sempre cercato di non avere ruoli definiti. Entrambi fotografiamo, disegnamo, realizziamo collage e video. Ma sempre in ogni lavoro c’è l’intervento di entrambi. Se uno dei due inizia un disegno sicuramente ci sarà la mano dell’altro a terminarlo. Ci piace molto l’idea di fondere le nostre due identità e crearne una nuova. Avere dei ruoli precisi ci avrebbe ingabbiato.

M.P: Non abbiamo ruoli precisi, soprattutto per quanto riguarda la genesi di un lavoro.

ATP: Ci sono dei compiti che vi siete suddivisi a seconda delle vostre inclinazioni o interessi?

Botto&Bruno: Essendo cresciuti insieme da un punto di vista artistico dai tempi dell’accademia i nostri interessi coincidono. Anche se  viviamo praticamente in simbiosi siamo comunque due persone diverse con i relativi interessi ma nella nostra professione non ci siamo attribuiti compiti definiti. Forse c’è una cosa in cui ci siamo dati dei ruoli: uno lava i piatti e l’altro prepara da mangiare!!

M.P: Dipende dai casi, anche se possiamo dire che Nicola ha una sensibilità più legata alla gestione dello spazio e all’aspetto fotografico del lavoro mentre Ottonella forse è più incline a confrontarsi con la scrittura e la parte sonora del lavoro. In ogni modo i nostri ruoli sono abbastanza interscambiabili.

ATP: C’è un’opera che, più di altre, ritenete riveli il vostro sodalizio professionale? Un opera che simboleggia, per molti versi, la vostra relazione?

Botto&Bruno: Ci piace pensare che ogni lavoro che abbiamo fatto e che faremo conferma il nostro sodalizio. Ogni progetto è il risultato di un cammino fatto insieme. Se però ci costringono a scegliere sicuramente il lavoro che abbiamo presentato alla biennale di Venezia è stato una esperienza totalizzante: dalla iniziale difficoltà del lavoro ed alla sua realizzazione poi, all’emozione nel conoscere il curatore Szeemann. Una esperienza irripetibile che abbiamo conquistato insieme e che ci ha dato la possibilità di un percorso lavorativo all’estero.

M.P: Essendo la nostra ricerca incentrata sul tema dell’identità e delle ralzioni interpersonali, molti dei nostri lavori nascono anche proprio da una riflessione sulla nostra relazione, anche se cerchiamo sempre di usare noi stessi per parlare di temi più ampi. In ogni modo la performance e video installazione ‘Il Gioco della Verità’, realizzata alla Fondazione Olivetti a Roma nel 2001, la video installazione ‘I’m too sad to tell you’ esposta al PS1 di NY, alla galleria Lia Rumma di Napoli e all’Atelier des Artistes di Marsiglia nel 2002 e tutta la mostra ‘Messico famigliare’ del 2010 alla Fondazione Merz di Torino sono forse le opere più significative in questo senso.

ATP: Che opere esponete nella mostra Relazioni Reciproche’?

Botto&Bruno: Presentiamo un video Kids riot che abbiamo realizzato riprendendo tre fratelli rom che giocano su di una piazza in quel momento di transizione della chiusura del mercato quando  diventa spazio di nessuno. Iniziano a giocare con degli scatoloni abbandonati. Sembra un gioco violento ma in realtà i bambini fanno attenzione a non farsi male , è solo un gioco liberatorio. Il secondo lavoro è una grande stampa in pvc che si intitola This is a love song.

M.P: Il video ‘Generalmente le buone famiglie sono peggiori delle altre’ del 2010, e la fotogtafia ‘Quella sensazione di eterna felicità che si trova alla fine delle favole senza fine’ del 2005. Il video, che faceva parte della mostra ‘Messico Famigliare’, nasce dall’idea di scrivere una lettera a nostra figlia, che nella prima fase di progettazione del lavoro aveva circa un anno ed era da poco arrivata in Italia dal Vietnam. Il racconto si sviluppa sulla traccia di un testo scritto e attraverso un montaggio di immagini di repertrorio che ritraggono la vita delle nostre famiglie a partire dai primi del 900. Con il pretesto di raccontare la storia delle nostre famiglie a nostra figlia, il lavoro offre al pubblico una riflessione,   personale e al tempo stesso duplice, sulla storia del nostro paese. Lo scatto invece fa parte dell’installazione permanente ‘Le cose non sono quello che sembrano’,  di cui l’elemento principale è un’installazione permanente elaborata specificamente per il giardino della Fondazione La Marrana di Monte Marcello. Il progetto affronta il tema della relazione attraverso la metafora dell’incesto e il libro che stiamo leggendo nella fotografia è “Ada o ardore” di Nabokov, che racconta una storia d’amore incestuosa tra fratello e sorella. 

Botto&Bruno,   House where nobody lives,   2001,  veduta installazione,  wall paper e pvc calpestabile,   49° Biennale di Venezia

Botto&Bruno, House where nobody lives, 2001, veduta installazione, wall paper e pvc calpestabile, 49° Biennale di Venezia

Ottonella Mocellin Nicola Pellegrini  something in the way,   2002  2 stampe lambda su alluminio sotto perspex cm 98x75 ognuna  Courtesy Galleria Lia Rumma

Ottonella Mocellin Nicola Pellegrini Something in the way, 2002 2 stampe lambda su alluminio sotto perspex cm 98×75 ognuna Courtesy Galleria Lia Rumma

Botto&Bruno

Roberta Bruno (1966), Gianfranco Botto (1963). Vivono e lavorano a Torino.

Protagonista delle opere di Botto&Bruno è il concetto di marginalità, intesa come espressione di degrado urbano e sociale. Le immagini che i due artisti realizzano con video e fotografie sono ottenute dal montaggio di dettagli prelevati dal reale, ma modificati con una tecnica che simula Photoshop seppur realizzata manualmente.

Attivi da anni sulla scena italiana ed europea, ricordiamo la loro partecipazione a “The young man” alla Galerie Magda Danysz di Parigi nel 2013, “Deep end” presso l’istituto Italiano di Cultura di Madrid nel 2012, “Nata da qualche parte” alla Galleria S.A.L.E.S di Roma nel 2010, “Desappearing City” alla Caixa Forum Foundacio di Barcellona nel 2004.

Mocellin Pellegrini

Ottonella Mocellin (1966), Nicola Pellegrini (1962)

Hanno vissuto a Londra dove hanno studiato reciprocamente Arte Pubblica alla Chelsea School of Art e Architettura alla Architetural Association. Tra il 2001 ed il 2002 hanno rappresentato l’Italia per il PS1 International Studio Program di New York.

Le loro installazioni, video, gallerie e performances sono stati esposti e realizzati in alcuni dei più importanti musei nazionali ed esteri. Ricordiamo “Messico Famigliare” alla Fondazione Merz di Torino nel 2010 e “An incongruous beam of beauty over the Gaza Strip”, Partecipant Ink, New York.