Humboldt e? una casa editrice specializzata in narrativa di viaggio che trae ispirazione dalle esplorazioni scientifiche del XVIII e XIX secolo. La casa editrice raccoglie esperienze multidisciplinari, unisce saperi e tecniche per raccontare viaggi e paesi con sguardo attento e non convenzionale.

Humboldt is a brand-new Italian publishing house focused on travel literature that draws inspiration from scientific explorations of the 18th and 19th centuries. Humboldt collects multidisciplinary experiences, combines knowledge and practices for recounting travels and countries with a watchful and unconventional eye.

 ?

Vincenzo Latronico / Armin Linke
Narciso nelle Colonie. Un altro viaggio in Etiopia

Testi di Vincenzo Latronico, Simone Bertuzzi, Angelo Del Boca, Graziano Sava? Fotografie di Armin Linke, Giovanna Silva 168 pagine
36 fotografie a colori e 48 fotografie in b/n Formato: 16, 6 x 22 cm
Rilegatura: Brossura cucita
Copertina con rilievo a caldo e applicazione di una scheda fotografica Design: pupilla grafik
Prezzo: € 18.00
Co-edito con Quodlibet
ISBN 978-88-7462-471-3

Nei primi mesi del 2012 Vincenzo Latronico e Armin Linke arrivano a Gibuti col progetto di raggiungere Addis Abeba utilizzando la ferrovia che costruirono gli ingegneri italiani tra i quali un romanzesco antenato dello scrittore. Latronico, cresciuto ascoltando i racconti familiari, ha intenzione di ripercorre le labili tracce dell’Etiopia del fascismo e di Hailé Selassié, Linke invece vorrebbe interpretare una terra dai confini indefiniti, illuminata da una luce assoluta, ma difficile da racchiudere in uno scatto. Come accade nelle migliori avventure di viaggio, una volta scoperto di non poter utilizzare la ferrovia, i due troveranno altre cose: la casa di Rimbaud ad Harar, imprese cinesi che costruiscono imponenti autostrade, una linea aerea privata in mano a una misteriosa signora esportatrice di chat, l’oppiaceo diffuso nel Corno d’Africa.

E poi c’è l’impatto con una popolazione sospesa tra il vitalissimo caos di Addis Abeba e il silenzio degli altipiani dove la natura sovrasta l’uomo. Per il giovane scrittore è l’occasione per fare i conti con le proprie radici, per Linke l’occasione di mettere in dubbio il proprio sguardo di occidentale. Per entrambi l’occasione di riflettere sulle contraddizioni della globalizzazione, viste da una prospettiva africana. Ne vien fuori un diario di viaggio in cui scrittura e fotografia si completano, offrendo al lettore l’idea di un mondo forse non più esotico, tuttavia lontano dal nostro: un’esperienza che non si consuma facilmente, anzi destinata a restarti dentro.

In early 2012 Vincenzo Latronico and Armin Linke arrived in Djibouti with the idea of reaching Addis Ababa using the railway built by Italian engineers, one of whom was the writer’s adventurous forebear. Latronico, who grew up hearing these family stories, planned to cover the faint traces of Ethiopia under Fascism and Hailé Selassié, whereas Linke wanted to interpret a land of vague boundaries, illuminated by dazzling light but hard to capture in a picture. As happens in the best travel adventures, upon discovering that they could not use the railway, the two were destined to stumble upon other things: Rimbaud’s house in Harar, Chinese companies building impressive highways, and a private airline, owned by a mysterious woman, that exports chat, the opiate common throughout the Horn of Africa.

And then there is the impact with a population poised between the lively chaos of Addis Ababa and the silence of the plateaus where nature predominates over man. For the young writer, it was the opportunity to investigate his roots and for Linke a chance to challenge his Western gaze. For both, however, it was an opportunity to reflect on the contradictions of globalization, viewed from an African perspective. The outcome is a travel diary in which writing and photography complete each other, offering the reader the idea of a world that may no longer be as exotic as it once was, but that is very distant from our own: an experience that is not consumed easily and, indeed, is destined to stay with you.

Vincenzo Latronico : Armin Linke,  Narciso nelle Colonie. Un altro viaggio in Etiopia,   Humboldt

Vincenzo Latronico / Armin Linke, Narciso nelle Colonie. Un altro viaggio in Etiopia, Humboldt

?

Dino Baldi / Marina Ballo Charmet
Oracoli, santuari e altri prodigi. Sopralluoghi in Grecia

Testi di Dino Baldi, Marco Rinaldi, Maria Giovanna Cicciari, Alberto Saibene Fotografie di Marina Ballo Charmet, Giovanna Silva

240 pagine
42 fotografie a colori e 42 fotografie in b/n Formato: 16, 6 x 22 cm
Rilegatura: Brossura cucita
Copertina con rilievo a caldo e applicazione di una scheda fotografica Design: pupilla grafik
Prezzo: € 19.00
Co-edito con Quodlibet
ISBN 978-88-7462-530-7

Nella primavera del 2012, mentre una drammatica crisi economica e finanziaria investe il paese, Giuseppe Dino Baldi, filologo classico, e Marina Ballo Charmet, fotografa di fama internazionale, compiono una serie di sopralluoghi nei luoghi sacri della Grecia continentale. Il loro viaggio li porta dal Peloponneso alla Macedonia, da Olimpia al Monte Olimpo, passando attraverso Epidauro, Eleusi, Delfi, Dodona e altri siti meno battuti dal turismo: piu? o meno

4.000 chilometri, fitti di strade, luoghi e paesaggi dove passato e presente s’intrecciano, si sovrappongono e a volte combattono fra loro.
Cosa cercano? Prima di tutto gli oracoli, porte di comunicazione fra de?i e uomini; ma anche i luoghi che i greci, senza distinzione di etnia, riconoscevano come patrimonio identitario, e che spingevano gia? loro a viaggiare: i santuari e le sedi di giochi panellenici. Con prosa limpida, Dino Baldi traduce in un nuovo racconto storie, leggende, luoghi, sottraendoli ai cliche? dei banchi di scuola e agli incantamenti della retorica di genere. Marina Ballo si perde e si ritrova fra le pietre, consegnando a chi legge un filo d’Arianna estraneo ad ogni luogo comune iconografico. Insieme, riconoscono le sconfitte e gli splendori di una terra succube di un passato talvolta mai accaduto, una Grecia che e? meno culla della civilta? occidentale, e piu? fucina di contraddizioni antiche e mai sanate. Un osservatorio privilegiato, insomma, sulla fine, sulla trasformazione e sulla strana sopravvivenza delle cose.

Storie, miti, luoghi che, nella prosa di Baldi, si uniscono a una riflessione sull’eredità del mondo classico poco ossequiosa verso i cliché dei banchi di scuola, mentre Ballo si perde e si ritrova in mezzo alle pietre, proponendoci un miracoloso filo d’Arianna fuori da ogni luogo comune iconografico. Ma il viaggio è anche l’occasione di un incontro con un popolo che vive la contraddizione di essere erede della civiltà da cui, si dice, tutto sorge e di un presente pieno di ombre, in cui il vento della crisi scuote la sua stessa ragion d’essere.

“Greece has created myths: other myths have grown up around it.” With these words Alberto Savinio summed up one of the possible meanings of a new voyage in Greece, taken in the spring of 2012 by Dino Baldi, a classical philologist, and Marina Ballo, a photographer. This book is the story of an itinerary, almost a pilgrimage, through the sacred places of continental Greece, from the Peloponnese to Macedonia, Olympia to Mt. Olympus, passing through Epidaurus, Eleusis, Delphi, Dodona and other, less familiar sites overlooked by the usual tours of today’s travelers. First of all, the oracles, gates of communication between gods and men; but also places the Greeks acknowledged, across ethnic boundaries, as a shared heritage representing their identity, prompting travel even in those days: the sanctuaries and the sites of the Panhellenic Games.

Stories, myths, places that in Baldi’s prose are combined with reflections on the legacy of the classical world, thoughts that pay little homage to the clichés of standard schooling; at the same time, Ballo gets lost and then finds her way amidst the stones, providing us with a miraculous Ariadne’s thread, avoiding any commonplace imagery. The voyage is also a chance to meet a people that live the contradiction between being heirs to the civilization from which all things are said to spring, and inhabitants of a present full of shadows; a populace shaken to its very core by the winds of crisis.

Dino Baldi / Marina Ballo Charmet Oracoli,   santuari e altri prodigi. Sopralluoghi in Grecia,   Humboldt Books

Dino Baldi / Marina Ballo Charmet Oracoli, santuari e altri prodigi. Sopralluoghi in Grecia, Humboldt Books

 

?

Simon Starling
Black Drop Ciné-roman

Design: Rasmus Koch Studio, Copenhagen, in collaboration with Simon Starling
Texts by: Mike Davies, Simon Starling
208 pp. | 228 x 175 x 250 mm
Softcover | English
€ 39.00 | March 2013
Co-published with  Modern Art Oxford

Nell’estate 2012 Simon Starling ha realizzato Black Drop, un film che traccia una relazione tra l’astronomia e l’utilizzo della tecnologia delle immagini in movimento propria del cinema delle origini. L’artista partiva dal presupposto che il transito di Venere del 2012 sarebbe stato l’ultimo documentabile su celluloide (il prossimo transito avverrà nel 2117), vista la sua graduale uscita di produzione. Questo e? stato lo spunto per considerare le due osservazioni del transito (quella del 1874 e quella del 2012) come le parentesi che racchiudono temporalmente l’intera storia del cinema in pellicola.

Black Drop ripercorre lo sviluppo della “rivoltella fotografica”, uno strumento inventato dall’astronomo francese Jules César Janssen per riprendere con sicurezza e precisione l’imminente passaggio di Venere davanti al Sole nel 1874 e diventato in seguito fondamentale per la nascita del cinematografo dei fratelli Lumie?re.
Insieme a una troupe cinematografica Simon Starling ha raggiunto le Hawaii e Tahiti per osservare e filmare il transito di Venere nei siti delle precedenti osservazioni e foto-documentazioni storiche (Point Venus, Tahiti e Honolulu).

Il libro e? una sorta di fotoromanzo che ricostruisce frame-by-frame il film, dove le parole della voce fuoricampo vengono riportate come un “commento alle immagini”. Black Drop Ciné-roman racconta il rapporto tra l’astronomia, la fotografia e la tecnologia dell’immagine in movimento, calando le vicende in una storia fatta di viaggi epici e di lunghe distanze.

In 2012 Simon Starling presented Black Drop, a film about the transit of Venus observations and their relationship to early Cinema. Predicated on the idea that the 2012 transit may be the last to be recorded on celluloid (the next transit will occur in 2117),  Black Droptracks the development of the French astronomer Jules César Janssen’s innovative “photographic revolver”, a device designed to counter human error in timing the crucial moments of Venus’ contact with the edge of the sun. The device was influential in the development of the Lumie?re brothers’ cinematograph.Together with a small film crew, Starling travelled to Hawaii and Tahiti to observe and film the 2012 transit of Venus, and the sites of previous observations and photo-documentation (Point Venus, Tahiti and Honolulu). The recording of the event formed the basis for the production of a film about the relationship between the transit of Venus and the history of cinema, as framed by the parenthesis formed by the 1874 and 2012 transits.

The book is a kind of cine?-roman on the film project. It will include a shot-by-shot account of the film with the voiceover as accompanying subtitles. It tells the story of the relationship between astronomy, photography and the beginnings of moving image technology, together with echoes about epic voyages and vast distances.

Simon Starling,   Black Drop Ciné-roman,   Humboldt

Simon Starling, Black Drop Ciné-roman, Humboldt

PROSSIME USCITE

Febbraio
Claudio Giunta, Giovanna Silva
Tutta la solitudine che vi meritate. Viaggio in Islanda

Giugno
Giorgio Vasta, Ramak Fazel
Are you familiar with this place? Nei deserti del sud-ovest americano

Settembre
Matteo Campagnoli, Alec Soth
Il sole dei Caraibi