Breve intervista alle  direttrici editoriali del periodico semestrale  b oîte Federica Boràgina e Giulia Brivio, in occasione dell’uscita del decimo numero.

Martedì 18 dicembre 2012, Carla Roncato nel suo spazio di  Derbylius, libreria galleria d’arte che si occupa in arte del rapporto tra scrittura e immagine, ospita la presentazione del nuovo numero di  boîte.

ATP: Cos’è boîte?

FB – GB:  E’ un periodico semestrale in scatola con una tiratura di 250 copie numerate. Ogni numero di boîte è monografico e si apre con un’analisi storica del tema trattato. Nel primo anno,  al numero inaugurale dedicato a Marcel Duchamp,  ne sono seguiti tre sulle tecniche artistiche: collage,  disegno,  fotografia. Nel secondo anno il tema affrontato è stato la smaterializzazione dell’opera d’arte: il mutamento chimico, l’arte relazionale, la sperimentazione sonora e un numero in chiusura per celebrare il viaggio. Quest’anno protagoniste delle nostre pagine sono state le tendenze storiche che non si sono mai riconosciute in movimenti artistici, Fluxus e, ora, la Narrative Art.

ATP: Com’è nata l’idea del formato?

FB – GB: Federica stava studiando Marcel Duchamp per un esame in università e, leggendo delle boîtes, propose di custodire i nostri scritti sull’arte in una scatola. Duchamp scrisse delle note dedicate all’opera che è considerata il suo capolavoro, ‘La Mariée mise à nu par ses célibataires, même’ (il Grande Vetro) affinché fosse comprensibile e li custodì in una scatola, la Boîte vert. Quegli scritti, in tutta onestà, sono incomprensibili e per questo molto interessanti. Quale valore assume la parola se associata all’opera d’arte? La scatola è anche un oggetto concreto, da conservare, da custodire, non usa-e-getta; ci permette di non rilegare i fogli, così il lettore è libero di gettare quelli che non gradisce, e richiede una lettura seduta, possibilmente appoggiando la scatola sul tavolo e sfilando uno ad uno i fogli. Non volevamo correre il rischio che la nostra rivista fosse letta distrattamente in metropolitana.

ATP: Presentate il 10° numero. Qualche considerazione dopo oltre due anni di lavoro?

FB – GB: Ogni numero ci coinvolge sempre di più. Dopo due anni abbiamo fatto una pausa: avevamo realizzato otto numeri, la nostra rivista aveva sempre più lettori ed era richiesta oltre i confini della nostra città. Ci siamo fermate e ci siamo chieste se e in che modo continuare. Dopo poche settimane in cui non macinavamo idee per la rivista, le nostre boîte ci mancavano moltissimo e, seppur il quel periodo io (Federica) vivevo a Londra e Giulia era a Milano, ci siamo dette: “quando torno rincominciamo a fare boîte!” Nel periodo di sospensione, però, abbiamo continuato a lavorare insieme su altri progetti.

ATP: boîte non è considerato come un magazine tradizionale, bensì come un progetto editoriale dal formato ‘bizzarro’, ma dai contenuti molto seri e approfonditi. In breve, era chiaro fin dall’inizio il suo taglio editoriale?

FB – GB: Si, lo è sempre stato perché è il motivo per cui abbiamo iniziato questo “gioco in scatola”. Sedute al tavolino di un bar della piazza centrale di Lissone, nel lontano 2008 (il primo numero uscì a marzo 2009), ci siamo ritrovate a parlare di quanto ci mancasse la storia dell’arte, nel senso che non ne troviamo traccia nelle riviste che leggiamo. Scrivevamo per diversi magazine online senza essere retribuite, per cui ci siamo dette: “Perché non facciamo noi la nostra rivista?” e l’abbiamo fatto.

ATP: Come scegliete gli argomenti di carattere storico?

FB – GB: Ogni anno scegliamo un percorso da intraprendere per spiegare l’opera d’arte, o meglio, per suggerire possibili chiavi di lettura dell’opera, per incuriosire, per far riflettere. Il primo anno abbiamo scelto la via, secondo noi, più diretta per avvicinarsi all’arte, cioè le tecniche artistiche. L’anno seguente ci siamo concentrate sulla materia dell’opera, dalla sua sostanza alla sua smaterializzazione. Quest’anno abbiamo deciso di affrontare due tendenze artistiche. L’arte può essere indagata secondo tanti punti di vista, se si è interessati a farlo, l’importante per noi è che ogni prospettiva sia sostenuta dalla ricerca storica, condivisa con docenti universitari. Il monito a cercare nuovi spunti ce lo ha suggerito Duchamp: “Mi contraddico spesso per evitare di abituarmi ai miei stessi gusti”.

ATP: Cosa lo rende originale e diverso da tutte le altre riviste?

FB – GB: L’impronta delle nostre dita sul cartone e sulla carta. Pieghiamo le scatole, inseriamo i fogli, riponiamo il piccolo oggetto che uno degli artisti ha scelto di inserire nella boîte. boîte contiene tutti i nostri gesti e i nostri pensieri, perché è il modo che conosciamo per trasmettere la passione che abbiamo per l’arte e per la scrittura. Non ci accontentiamo del packaging “bizzarro”, ma concentriamo le nostre energie sui contenuti e sulla ricerca. E’ come se cercassimo di raccontare il sogno più bello fatto la notte precedente, con immagini e parole, da rinchiudere in uno scrigno color avana, formato A5.

ATP: Sviluppi futuri?

FB – GB: Ci piacerebbe avere il tempo e le risorse finanziarie per un’edizione inglese della rivista, ci occupiamo molto di artisti italiani per cui sarebbe bello poterli raccontare anche all’estero. Ci saranno nuove rubriche, come ogni anno, anticipiamo solo che una di queste sarà dedicata all’arte della cucina… perché boîte si occupa anche di tutto ciò che ruota intorno all’arte, da sempre abbiamo una rubrica dedicata al teatro e una “locanda dei forestieri” dove ospitare professionisti di varie provenienze. Nell’ultimo anno abbiamo portato a termine una lunga ricerca sulle mostre in spazi domestici dagli anni ’70 ad oggi, il lavoro è concluso e la pubblicazione è prevista per l’inizio del 2013 (case editrici permettendo…). E poi è in corso la produzione del catalogo del progetto Nextfloor dell’associazione Sintetico, il diario di un’esperienza di arte pubblica che si concluderà nella primavere 2013. Cos’altro? Altre scatole, ovviamente. 

boîte #10 si compone di tante storie, le ricerche degli artisti Anna Valeria Borsari, Marzia Migliora e Riccardo Arena, i ricordi di Renato Barilli, testimone della nascita della Narrative Art, gli incontri dei nostri corrispondenti curiosi, trascritti negli Appunti di Viaggio e tutte le storie che ognuno immagina. boîte #10 riflette sul significato di narrare alla Locanda dei Forestieri, con Matteo Barbiero e continua il discorso sulla critica d’arte con Stefano Taccone nella Cesta dei Granchi. Come sempre boîte bussa alle porte del teatro e questa volta ospita il teatro di narrazione di Ascanio Celestini.